IRAQ: cristiani attaccati e messi in fuga

Libertà religiosa


Testimonianze da Baghdad e Mosul


Solo il fatto di essere Cristiano, “cioè della stessa religione dei soldati occidentali”, basta per essere oggetto di minacce ed attacchi in Iraq, ha denunciato padre Waheed Gabriele Tooma, monaco caldeo.

Dell’aggravamento della situazione per i Cristiani iracheni si è fatta eco l’agenzia “Fides” della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, ricordando quanto accaduto recentemente a due monaci caldei del monastero di Dora, a sud di Baghdad, sequestrati pochi giorni fa da alcuni sconosciuti e liberati due giorni dopo.

Il monaco ha aggiunto che la “fiorente industria dei rapimenti non conosce sosta” e che gli obiettivi dell’integralismo religioso islamico sono gli stranieri, gli Iracheni più abbienti – per via del riscatto – e il personale religioso, soprattutto quello cristiano.

Padre Tooma – fratello di comunità dei sequestrati – ha raccontato a “Fides” che in Iraq “un intero popolo muore ogni giorno, non soltanto per mancanza di cibo e medicine: muore moralmente e culturalmente, è privato della sua identità, della libertà e del suo diritto a vivere in pace come gli altri popoli della terra”.

“Il cammino di questo popolo è oscuro, sembra senza futuro: i bambini muoiono appena nati, senza un sorriso”, ha aggiunto.

E’ una situazione dalla quale la gente fugge: “Oltre 3 milioni sono emigrati all’estero e fra loro i Cristiani”, ha poi confermato.

“Solo negli ultimi mesi, dopo l’attentato alle Chiese cristiane, sono emigrati oltre 50.000 iracheni cristiani verso la Siria, la Giordania e la Turchia, a causa delle minacce ricevute dai fondamentalisti islamici – ha denunciato –. La loro colpa? Essere cristiani, cioè della stessa religione dei soldati occidentali”.

Il 7 dicembre due attentati hanno distrutto la chiesa armeno-cattolica di Mosul e l’arcivescovado caldeo della città, andandosi a sommare ad una serie di attacchi contro le chiese cominciata agli inizi di agosto, quando sono state colpite quattro chiese a Baghdad ed una a Mosul. Negli attacchi sono morte decine di Cristiani. Gli attentati contro negozi di proprietà di Cristiani nel Paese erano iniziati già da prima.

“Noi cristiani nutriamo comunque la speranza che la situazione migliori e chiediamo a Dio con tutto il cuore di portare la pace in Iraq e di aiutare tutti quelli che soffrono. Dio benedica l’Iraq”, ha concluso padre Tooma, procuratore dell’Ordine Antoniano di S.Ormisda dei Caldei.

Da Mosul, le Domenicane della Presentazione hanno confermato recentemente che la situazione di pericolo per i Cristiani è tale che molti si sono visti costretti ad emigrare “verso la Siria o la Giordania e hanno abbandonato tutti i loro beni per salvarsi la vita”.

Secondo quanto citato da
“Análisis Digital”, sacerdoti, religiosi e religiose “sono perseguitati e minacciati dentro e fuori le chiese – hanno denunciato –, anche nelle piccole comunità come la nostra”.

La casa delle religiose nella città irachena è situata in una zona posta tra “gli Americani da un lato e i terroristi dall’altro”, fatto che costituisce un pericolo costante ed impedisce loro di abbandonare il convento per giorni, perfino per andare a Messa.

Malgrado tutto, le suore non hanno intenzione di andarsene, dato che, come hanno affermato, “siamo qui, in questo quartiere, il nostro quartiere, e rimarremo per testimoniare Cristo crocifisso ma risuscitato dai morti”.

La congregazione ha sette comunità in Iraq, nelle quali lavorano circa 40 religiose dedite all’istruzione e a prendersi cura di residenze per giovani, case per bambini e centri assistenziali come l’Ospedale San Raffaele di Baghdad.


Zenit – 14 gennaio 2005