I terroristi sono motivati da fattori culturali e religiosi, non dalla povertà

I diversi islam


I cronisti arabi:


i terroristi sono motivati da fattori culturali e religiosi, non dalla povertà



 


M.E.M.R.I.
Middle East Media Research
Servizi Speciali – N° 853
26 Gennaio 2005



Diversi giornalisti arabi hanno recentemente pubblicato articoli critici riguardo alla convinzione che il movente principale del terrorismo sia la povertà e la disperazione. Essi lo individuano invece in fattori culturali e religiosi, in particolare l’incitamento da parte di sceicchi che spingono i giovani a compiere operazioni terroristiche. Qui di seguito alcuni estratti da tre articoli: il primo di Muhammad Mahfouz , pubblicato sulla Saudi Gazette ; il secondo di Abdallah Rashid , sul quotidiano degli Emirati Arabi Uniti Al-Itihad ; e il terzo di Abdallah Nasser Al-Fawzan , sul quotidiano saudita Al-Watan :


“L’unico modo di porre fine alla violenza e al terrorismo è di combattere una battaglia culturale e ideologica”



In un articolo pubblicato sulla Saudi Gazette , il giornalista Muhammad Mahfouz, che lavora anche per la rivista culturale Al-Kalima , edito in Libano, ha scritto: [1]



“E’ innegabile che se problemi e fenomeni sociali vengono ignorati senza determinarne le cause, allora si moltiplicheranno e emergeranno ripetutamente. E il loro riapparire si accompagnerà a ulteriori complicazioni, che aumenteranno al punto da renderli incurabili […].



Questo mi porta al fenomeno del terrorismo, che rappresenta uno dei problemi più pericolosi da affrontare in questi tempi, in quanto compromette la stabilità e la sicurezza di tutte le società. Questo dimostra che un’analisi esterna e superficiale del problema non potrà essere efficace finché non si scava in profondità nelle sue radici culturali e ideologiche […].



Sicuramente il lavoro sulla sicurezza è uno degli strumenti per combattere il terrorismo […], ma questo strumento ha bisogno di essere accompagnato e sostenuto da sforzi a livello nazionale, culturale, politico e socio-economico […].



[…] Uno studio approfondito di questo fenomeno dimostra che […], la ragione vera dietro alla mobilitazione di un manipolo di giovani da parte di questo gruppo deviante, è puramente culturale. Ciò significa che questi ragazzi sono stati tirati su in un particolare ambiente culturale, che trova le sue origini in un’interpretazione stereotipata della religione. Un’interpretazione che funge da incubatrice per questo gruppo. Questo potrebbe spiegare la ragione per cui alcuni giovani, appartenenti a famiglie facoltose e altri con una buona posizione nella gerarchia statale, sono coinvolti in crimini terroristici.



I fattori finanziari ed economici non possono essere associati a questo gruppo. Allora esiste un fattore culturale e religioso che li motiva a uccidere gente innocente e a distruggere le infrastrutture di uno stato.



Quindi, l’unico modo di porre fine a questa ondata di violenza e terrorismo è di combattere una battaglia culturale e ideologica contro il terrorismo e contro le sue cause dirette e indirette. Se non si combatte questa battaglia fatidica non si riuscirà mai a eliminare tale minaccia e quindi il nostro paese potrà di volta in volta soffrire di questo fenomeno.



Secondo me, altri ritardi in questa battaglia ideologica e culturale contro il terrorismo trascineranno il nostro paese in un abisso di instabilità. Abbiamo bisogno più che mai […] di evidenziare il fenomeno e di smantellare le incubazioni ideologiche che lo alimentano e lo plasmano socialmente e culturalmente.



Questo mi porta ancora al punto che l’eliminazione del terrorismo e della violenza è collegata allo sradicamento della cultura della violenza che incoraggia le uccisioni, giustifica il terrorismo e gli fornisce una copertura legittima.



D’altro canto, la battaglia della sicurezza non aiuterà molto a mettere fine a questo fenomeno. Al contrario, potrebbe dargli una giustificazione a continuare.



Tuttavia, penso che sia necessario elaborare questi punti: il fenomeno del terrorismo e della violenza che stiamo affrontando può venire classificato come violenza religiosa perpetrata da un gruppo di giovani esaltati abbagliati da slogan affascinanti. Questo ci richiede di riformulare i concetti religiosi prevalenti e di inculcare nelle loro menti altri valori religiosi, come il dialogo e la tolleranza religiosa, oltre al riconoscimento del pluralismo. Quindi […] dobbiamo formulare una nuova visione religiosa, isolandola e liberandola da tutti gli aspetti di estremismo e fondamentalismo.



Affrontare questo fenomeno richiede decisioni e politiche coraggiose perché qualunque debolezza potrebbe costare al paese più vite e distruzione, e per questo è necessaria la trasparenza e il coraggio di porre fine a questa minaccia velenosa.



La nostra determinazione spianerà la strada per uno smantellamento della struttura ideologica e culturale che offre terreno fertile per la proliferazione di questo fenomeno. Inoltre, la formulazione di nuovi concetti religiosi basati sul dialogo ispirati ai valori dell’Islam e della sua civiltà, renderà necessario consentire a tutta la società di partecipare alla formulazione di questi nuovi concetti […].



Quindi, la battaglia che il nostro paese dovrà affrontare sarà quella della cultura e del pensiero per combattere il terrorismo in tutti i suoi stadi”.



 


Un giornalista degli Emirati Arabi Uniti: la ragione del coinvolgimento di giovani arabi musulmani nel terrorismo è il lavaggio del cervello religioso



Qui di seguito alcuni brani dell ‘articolo sul quotidiano Al-Itihad degli Emirati Arabi Uniti di Abdallah Rashid



“Il più grosso errore da parte dei commentatori socio-politici è l’attribuzione della causa dell’espandersi del fenomeno del terrorismo nel mondo arabo islamico unicamente alla mancanza di giustizia sociale, all’aumento della povertà e alle difficili condizioni sociali nella maggior parte dei paesi arabo islamici.



La condizione socio-economica della gran parte dei terroristi che partecipano alle operazioni criminali in giro per il mondo è molto buona. Per esempio, Faysal Zayd Al-Matiri , un giovane kuwaitiano proveniente da una famiglia agiata, è andato a Falluja per combattere a fianco dei terroristi a sostegno di Al-Qaeda, assieme al terrorista Abu Mus’ab Al-Zarqawi . Ha lasciato genitori, moglie e tre bambine. E’ stato ucciso nei combattimenti, lasciando una vedova, tre bambine orfani e dei genitori devastati che piangono la sua morte […].



Gli interrogatori fatti dalle autorità irachene a terroristi arrestati durante le incursioni e le ricerche nelle città irachene hanno rivelato che gran parte dei giovani sauditi, e alcuni provenienti dal Golfo, che sono andati in Iraq per aderire al gruppo terroristico di Al-Qaeda, vengono da famiglie che non sono povere e da un ambiente sociale che non soffre di problemi economici.



Qual è la ragione del coinvolgimento dei giovani arabi musulmani in azioni così criminali e deprecabili?



La ragione semplice è il terribile lavaggio del cervello subito da gran parte dei giovani arabi da parte di “sacerdoti religiosi” e in particolare di estremisti con mentalità arretrate. Questi religiosi alimentano la gioventù musulmana con vari tipi di visioni razziste e principi estremisti distruttivi, e li educano all’ostilità, all’odio e al risentimento verso altri popoli e verso membri di altre fedi religiose.



Coloro che si fregiano del titolo di “sacerdote religioso” incitano la gioventù musulmana a quella che chiamano jihad , mentre non conoscono il significato di jihad . La cosa bizzarra è che incitano altri ad attraversare mari e oceani per combattere “gli atei e gli infedeli cristiani”, mentre nessuno di loro si offre volontario per andare e dare l’esempio agli altri […].



Quante vittime del lavaggio di cervello al quale i giovani arabi sono soggetti! Quanti, nei paesi arabi e islamici, attribuiscono la colpa alla situazione socio-economica per cui questi giovani si aggregano al carro del terrorismo, ignorando il fatto che vi sono migliaia di giovani, che provengono da famiglie pacifiche, stabili e da ambienti ricchi, che entrano nelle gang del terrore, i cui maggiori capi sono bin Laden, Al-Zawahiri e Al-Zarqawi! […]”. [2]



 


Un giornalista saudita: perché gli sceicchi che spingono i giovani a combattere la jihad non fanno la stessa cosa loro stessi?



In un articolo nel quotidiano saudita Al-Watan intitolato: “Una domanda ai giovani che cercano il Paradiso”, il giornalista saudita Abdallah Nasser Al-Fawzan ha criticato gli sceicchi che incoraggiano i giovani a combattere la jihad ma si astengono dal farlo loro stessi:



“Se esiste un’azione meritevole che mette in pericolo la vita di un individuo, ma assicura il paradiso, come la jihad per amore di Allah, dovremmo credere che giovani adolescenti all’inizio della vita dovrebbero volerla affrontare? Oppure dovrebbero essere più gli anziani, che si avvicinano alla morte, a cui sarebbe più naturale aspirare a finire la propria vita attraverso un’azione meritevole che garantirebbe loro il paradiso?



Logicamente, e la realtà ce lo dimostra, la risposta giusta è la seconda. Tuttavia, per esempio, erano veramente i giovani che partecipavano alla jihad per amore di Allah nell’era dei Califfi guidati rettamente, ma la loro jihad dipendeva principalmente da uomini di mezza età, e i più anziani partecipavano a tutte le missioni adatte alla loro età […].



Se all’epoca erano gli adulti a prendere parte alla jihad , perché oggi troviamo che tutti quelli coinvolti in ciò che si afferma essere operazioni della jihad – che sia in Iraq o qui (Arabia Saudita) – sono giovani adolescenti, e non vediamo tra loro nessun adulto o persone più anziane? […] Dopo tutto, i più anziani sono più capaci a effettuare missioni nel miglior modo possibile. Un vecchio di oltre cento anni può guidare una macchina imbottita di tritolo e farla esplodere in una data zona, forse con maggiore esperienza di un ventenne.



Nella sua ricerca del paradiso, un giovane è andato in un altro paese per uccidere un uomo accusato di ateismo, per poter avvicinarsi di più ad Allah uccidendo quest’uomo e quindi raggiungendo il paradiso. Il caso ha voluto che l’uomo accusato di ateismo sia stato il primo ad incontrare il giovane in un bar. Lo ha visto seduto e si è reso conto che era un forestiero. L’uomo si è rivolto a lui, gli ha stretto la mano, gli ha dato il benvenuto e gli ha chiesto se poteva sedersi vicino a lui. Questi gli ha dato il permesso, così hanno avuto una conversazione amichevole e si sono piaciuti.



In seguito il giovane gli ha chiesto, “Conosci il Tal dei Tali?” l’uomo, vedendo che il giovane lo cercava per nome, si spaventò, ma riuscendo a controllarsi chiese al giovane, “perché cerchi quest’uomo?” Il giovane rispose che l’uomo era un diavolo ateo ed egli aveva intenzione di salvare la gente dalla sua malvagità per poter avvicinarsi ad Allah e raggiungere il paradiso. L’uomo, che a questo punto era piuttosto sbalordito, disse al giovane, “Come fai ad essere così certo che quest’uomo sia un ateo che merita la morte, e che uccidendolo ti porterà in paradiso?” Il giovane rispose, “Me lo hanno detto alcuni sceicchi.” […] L’uomo disse, “Perché questi sceicchi non aspirano loro stessi al paradiso, e perché affidano a te il merito di eseguire questa azione meritevole che porta in paradiso?” Il giovane era imbarazzato e rispose, “non lo so”.



Oggi, la stessa domanda potrebbe essere posta ai giovani che cercano il paradiso, a quelli che si fanno saltare in aria e fanno esplodere automobili imbottite di esplosivo mentre le guidano per arrivare in paradiso, perché sono senza dubbio influenzati dalle Fatwa , le idee, le inclinazioni e le istruzioni di uomini che hanno guadagnato la loro fiducia e hanno fatto tanto per influenzarli.



Questa gente che domina le menti dei giovani li illudono facendoli pensare che ciò che stanno facendo è per la jihad e li porterà in paradiso. Questi giovani dovrebbero chiedersi perché questa gente preferisce mandare loro piuttosto che andare loro stessi, e rinunciare alla propria salvezza (il merito di eseguire) l’azione ‘onorevole’ che li porterebbe in paradiso.



Nelle vere azioni della jihad, tutti partecipavano, compreso il Profeta e i suoi magnifici compagni. Oggi, però, coloro che portano a termine queste azioni pericolose, considerate essere jihad , sono giovani che sono stati influenzati e si sono trasformati in pallottole. Dove sono gli adulti e i più anziani? Dove sono gli adulti che sono stati influenzati dall’ideologia dell’organizzazione? Non c’è nemmeno un adulto convinto che questa sia un’azione della jihad? Non c’è nemmeno un adulto che si farebbe saltare in aria o guiderebbe un’auto-bomba?



Giovani che cercate il paradiso, dove sono i vostri sceicchi quando viene questa “azione meritevole”? […] Tutti vogliono il paradiso. Allora perché i vostri sceicchi evitano la jihad e non partecipano alle vostre “missioni meritevoli?” [3]


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[1] Saudi Gazette (Arabia Saudita), 30 Dicembre 2004.



[2] Al-Itihad (Emirati Arabi), 10 Gennaio 2005.



[3] Al-Watan (Arabia Saudita), 1 Gennaio 2005.


http://memri.org/bin/italian/articles.cgi?Page=archives&Area=sd&ID=SP85305