I tanti NO della Francia alla Costituzione Europea

Parlamento europeo

PARLA L’INVIATO DELLA “STAMPA” A PARIGI
«Temono un’Europa poco francese»

Domenico Quirico:
«Scontenti dell’allargamento a Est e del possibile ingresso della Turchia»

«Nazionalismo, grandeur, Turchia e competizione economica. I francesi dicono tanti no alla Costituzione europea». Domenico Quirico, inviato a Parigi della Stampa ed esperto di questioni d’Oltralpe, delinea un quadro completo e oggettivo del panorama francese a poche settimane dal referendum sulla Trattato europeo.
La maggioranza dei francesi è contraria alla Costituzione europea. Perché?
«Innanzitutto c’è
un’opposizione all’Europa di tipo sovranista, che nasce dalla vecchia paura della Francia di perdere il suo ruolo internazionale, essere omologata alla politica, che magari disapprova, di altri Paesi, il timore di diventare meno grande e meno francese. Ci sono poi delle ragioni che non riguardano l’Ue come istituzione e come progetto ma derivano da un’ostilità verso questa Unione europea che viene considerata troppo liberista, troppo vicina a modelli sociali che i francesi temono perché lontani, magari addirittura opposti alla loro organizzazione statale».
Ci fa un esempio?
«La direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi pubblici spaventa i francesi. La delocalizzazione delle imprese e le norme previste dalla direttiva permetterebbero infatti a un’azienda dell’Est europeo di impiantare in Francia la propria attività, avvalendosi di prezzi concorrenziali vantaggiosi e magari sottraendo posti di lavoro ai francesi. La situazione economica nazionale attualmente è assai delicata, si registra una percentuale del 12% di disoccupati, molti dei quali sono giovani».
I francesi non hanno gradito l’allargamento a Est dell’Unione?
«Sì, per timori legati ad una possibile competizione sleale e una crescente disoccupazione. Nell’immaginario comune vi è la figura di uno stagnaro polacco che può venire a Parigi, acquistare un garage da quattro soldi e aprire la sua impresa togliendo tale possibilità a un francese. Vi è poi lo spettro della Turchia in Europa, il cui ingresso è avversato da tutti, sia a destra che a sinistra. L’unico favorevole è il presidente Jacques Chirac. La gente teme che firmando la Costituzione europea, l’adesione di Ankara all’Ue sarà prima o poi inevitabile».
Vi è la paura di ondate migratorie verso la Francia?
«Rispetto alla Turchia, sicuramente sì, rispetto all’allargamento a Est questo timore non credo sia prioritario. La Turchia è considerata un elemento totalmente estraneo alla realtà dell’Europa e quindi anche alla Francia».
La settimana scorsa Jacques Chirac ha affermato che la Costituzione Ue ricalca i valori del 1789, cioé della rivoluzione francese. Cosa voleva dire?
«Con questo referendum il presidente Chirac si gioca la possibilità di essere rieletto nel 2007, così come l’intera classe politica francese, di entrambe gli schieramenti, è consapevole che la propria sopravvivenza è in discussione. Da qui la corsa ad usare tutte le armi possibili che possano convincere i cittadini a votare in favore dell’Europa. Il riferimento ai sacri principi del 1789 è dunque utile per far salire di qualche punto nei sondaggi la percentuale di coloro che sono favorevoli alla Costituzione Ue».
Ora è in atto un martellamento pro-Ue ma prima c’è stato un dibattito?
«Una vera discussione sull’Europa è nata a fronte di questa consultazione popolare. In precedenza l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’Unione era assai scarsa, il governo non ha fatto granché per informare i cittadini e l’unico dibattito avviato sull’Ue è stato di tipo celebrativo, non critico e concreto».
Si è fatta l’Europa senza gli europei?
«Dire che i cittadini sono stati esclusi dai processi europei è forse eccessivo. Poco democratico è certamente il meccanismo – alternativo al referendum – che è stato scelto per la ratifica del Trattato costituzionale, cioé quello parlamentare, previsto da molti Paesi membri. Essendo la grande maggioranza dei partiti europei favorevoli alla Costituzione, è evidente che la Carta sarà accolta in tutti quei Paesi dove l’approvazione avverrà in parlamento. Bisogna inoltre osservare che la battaglia per il sì o per il no alla Costituzione europea è il primo capitolo della campagna elettorale per le prossime presidenziali. Ciascuno gioca dunque le sue carte in funzione di quelle che saranno le scelte, gli schieramenti, le candidature del 2007. Questo rende un po’ ipocrita il dibattito sull’Europa, ma la realtà della politica è questa. Chirac pensa a farsi rieleggere per la terza volta, all’interno dell’Ump Nicholas Sarkozy pensa invece a come fargli le scarpe e conduce una propaganda per il sì al Trattato Ue ma sotto sotto è cosciente che ne trarrà un vantaggio personale. Stesse guerre nella sinistra e nei Verdi, spaccati tra euro-entusiasmo ed euro-scetticismo».
Cosa accadrà se la Francia boccerà la Carta Ue?
«L’Unione europea sopravviverà senza la Francia e andrà avanti. Per quest’ultima le conseguenze saranno esplosive: l’intera classe politica sarà messa in discussione. Il primo a cadere sarà il premier Jean Pierre Raffarin che Chirac sacrificherà sull’altare dell’indignazione popolare. Ma anche nella sinistra la leadership entrerà in crisi. Ci troveremo davanti all’anno zero della politica francese».
«Non vogliono perdere la grandeur e il loro ruolo internazionale. L’Unione potrebbe dettare la linea di politica estera e imporre un liberismo eccessivo»

di FRANCESCA MORANDI

La Padania [Data pubblicazione: 08/05/2005]