I pensieri del ministro Turco su droga, eutanasia e aborto…

La cappa ideologica

Va’ dove ti porta il vento

La Turco e le sue giravolte

Donne che corrono con i lupi. È un libro che consiglia da anni, a tutte. Ancor prima che cominciassero a farlo Anna Finocchiaro e le altre. Scorrendo le sue gesta di ministro e di politico si capisce che Livia Turco, ministro della Salute, si sente in fondo un po’ lupa anche lei. Ma a forza di voler recuperare, come dice il libro, l’«istintualità» e la «capacità visionaria» della «Donna selvaggia», volendo rifuggire il destino di farsi incatenare a uno stereotipo, finisce suo malgrado per incarnare una tipologia banale: quello del politico che fiuta l’aria e si fa portare, cambiando idea a ogni piè sospinto. Un paio di giorni fa, per esempio, alla faccia delle ambiguità in cui si dibatte l’Ulivo di quel «non accetto minacce e censure» con cui replicò all’attacco dell’Osservatore romano sui Pacs, si è spesa in favore del discorso dell’arcivescovo Angelo Bagnasco. «Sì al dialogo con questa Chiesa», ha detto, elogiando in particolare il passaggio in cui il presidente Cei spiegava: «La persona non è una fase della vita, ma la forma nella quale l’uomo è uomo». Il chiaro riferimento ad aborto ed eutanasia non l’ha turbata? «Io non interpreterei troppo», risponde la donna che ogni anno, intorno all’8 marzo, afferma con certezza: «La 194 non si tocca». Si sbaglierebbe, tuttavia, a dire che la Turco è una sorta di voltagabbana. Tutt’altro. È che lei, come ricordò una volta Rina Gagliardi, è fragile solo in apparenza e di questa sua caratteristica, ora che riesce più spesso (non sempre) a dominare le sue leggendarie lacrime, le resta la capacità di coltivare il dubbio e non mostrarsi mai del tutto sicura di sè. Un pregio degno delle donne di razza che, però, nel quotidiano del ministro, finisce per tradursi in dichiarazioni sghembe, posizioni assurde, decisioni destinate a sfarinarsi. Come quando disse: «Ci si accanisce contro lo spinello, ma le cause di morte sono altre, come non fare sport». O quando, dopo che Vladimir Luxuria s’era rifatta il seno, annunciò che era «giusto» fosse rimborsato dallo Stato «chi armonizza il suo corpo». Il meglio di sé, tuttavia, lo ha dato sulla droga. Ha cominciato col capolavoro del decreto (poi bocciato dal Tar) che voleva raddoppiare la dose minima di cannabis consentita. È finita con lei che condivide e raddoppia la proposta di Chiamparino di punire anche i consumatori: «Sergio ha ragione, mandiamoli a pulire le strade». Con lei che due giorni dopo dà torto allo stesso Chiamparino: «Sbaglia Sergio, le soglie stabilite per legge sono assurde». Ma subito dopo propone: «Test antidroga per chi guida i pullman». Con lei che infine raggiunge il picco, trovarsi d’accordo con la Moratti: «Il kit antidroga? Una proposta interessante».


di Susanna Turco

L’INDIPENDENTE 24 maggio 2007