I massoni: no all’ingerenza della Cei e al Concordato

Dal mondo

A Rimini l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, all’apertura dei lavori della Gran Loggia 2006 che reca il titolo “Laicità è Libertà” alla presenza di mille massoni, rappresentanti degli oltre 17mila iscritti nelle 640 Logge italiane, ha criticato il Presidente della Conferenza episcopale italiana. Richiamo forte anche alla mobilitazione «per contrastare la Chiesa italiana che cerca di avere l’egemonia nella società».
Il prof. Prodi può stare contento anche il Grande Oriente d’Italia gli dà una mano…


1) IL GRAN MAESTRO: NO ALLE PESANTI INGERENZE DELLA CEI NELLA CAMPAGNA ELETTORALE”

2) RIMINI, OFFENSIVA LAICISTA AL RADUNO DEI MASSONI


 

1)

Il Gran Maestro: “No alle pesanti ingerenze della Cei nella campagna elettorale”

“Non possiamo assistere silenti alle pesanti ingerenze del Presidente della Conferenza Episcopale italiana che, con l’appello al voto, ha inteso orientare quello dei cattolici, fissando il criterio per decidere per chi votare, anche se non ha indicato nomi e cognomi e partiti.
Non critichiamo il fatto che l’alto prelato abbia ribadito posizioni che la Chiesa sostiene da tempo sulla procreazione, l’aborto, le questioni di fine vita, i diritti delle coppie non sposate, perché ha il diritto di manifestarle, ma ciò che è grave è che le abbia riproposte nel corso di una campagna elettorale: questo suona come chiamata alle armi o come richiesta di un impegno futuro a tradurre in leggi principi religiosi da parte di quelle forze politiche e/o di coloro che intendono beneficiare del voto confessionale. Maggiori sensibilità e cautela avrebbero dovuto consigliare il silenzio e il rispetto dell’autonomia politica dei cittadini cattolici e, soprattutto, l’astenersi dal favorire politici subalterni.”
Grande Oriente d’Italia – Rimini, 31 marzo


2)

Rimini, offensiva laicista al raduno dei massoni

«Va ripristinata la situazione antecedente al 1929 Laicità e Stato vengono prima di tutto»
Non vogliono il Concordato. Sono contro l’articolo 7 della Costituzione. Rimpiangono l’Italia della breccia di Porta Pia e della Repubblica romana, e rivendicano la supremazia dello Stato sulla religione. I massoni italiani della Gran Loggia 2006, riuniti a Rimini per l’annuale ritrovo del Grande Oriente d’Italia, vedono nella Francia della legge del 2004, quella che proibisce di portare simboli religiosi a scuola, il modello da seguire anche da noi. E lo hanno ribadito ieri alla tavola rotonda su “Laicità, Costituzione e società civile”, con un richiamo forte alla mobilitazione «per contrastare la Chiesa italiana che cerca di avere l’egemonia nella società».
“Né atei, né devoti” è stato il motto del professore Angelo Scavone, dell’Università di Bologna, che si è scagliato contro il Concordato. «Il regime concordatario non ci piace», ha detto. «Vogliamo il separatismo, che in Italia vi è stato fino al 1929. Nessuna Chiesa deve essere trattata in modo particolare. È lo Stato che deve avere la competenza delle competenze, l’ultima parola nei confronti della Chiesa. E invece il concordato prescrive che le questioni religiose vadano affrontate in maniera congiunta tra Stato e Santa Sede. E questo non è ammissibile. La laicità deve venire prima di tutto, e quindi lo Stato deve decidere da ultimo». Scavone si è lanciato quindi in una difesa della «supremazia dello Stato», come l’ha chiamata, in nome della modernità. «Non vogliamo essere devoti – ha detto – ad una gerarchia che vuole dallo Stato carta bianca per penetrare nella società civile».
Per Stefano Merlini, dell’Università di Firenze, i richiami ai valori del cardinal Ruini, presidente della Cei, e di Benedetto XVI prima delle elezioni, costituiscono «un pericolo gravissimo, che rischia di portare l’Italia lontana dall’Europa con la pretesa della gerarchia di essere interpellata di fronte alle decisioni dei parlamenti». Merlini si è scagliato anche contro la richiesta d’inserimento del richiamo alle radici cristiane nella Costituzione europea. «I principi del cattolicesimo non c’entrano nulla con le decisioni che vengono prese dal parlamento italiano e da quello europeo», ha detto. «Questo vale in ogni campo: famiglia, bioetica, matrimonio». E ha aggiunto: «Matrimonio e famiglia non sono la stessa cosa: si può fare famiglia anche senza il matrimonio. Per questo il principio delle radici cristiane non ci può stare in una costituzione, come quella europea». Merlini ha aggiunto, inoltre, che l’articolo 7 della Costituzione fu votato a forza dai costituenti per la minaccia della Dc di De Gasperi di ricorrere altrimenti al referendum slla Costituzione stessa. «Occorre ribadire – ha insistito – che l’obbligo di rapporti concordatari permanenti fra Stato e Chiesa nella Costituzione non c’è, e la stessa modifica del 1984 è di fatto un superamento dell’articolo 7». Per Merlini occorre quindi oggi in Italia una legge «che assicuri la laicità dello Stato e tuteli i laici», anche per fronteggiare «la battaglia di Ruini e della Cei sull’identità religiosa e culturale della Chiesa».
Al dibattito ha partecipato anche don Paul Renner, dell’Istituto di Scienze religiose di Bolzano, che ha messo in guardia dal fanatismo laicista e dalla supremazia dello Stato. «Lo Stato non è santo – ha detto – non ha il diritto di diventare il padrone della mia coscienza. E se sulla moneta c’è l’effige di Cesare, sull’uomo c’è l’effige di Dio. La religione, quindi, non può essere solo un fatto privato, ma ha una sua precisa dimensione pubblica».

Pierangelo Giovanetti

Avvenire 2 aprile 2006