I girotondini si mobilitano: liberate Saddam

La cappa ideologica

Va in scena a Firenze domenica 11 gennaio un’iniziativa che sembrerebbe uno scherzo di Carnevale, se non si fosse un po’ in anticipo sulle date ufficiali, di Massimo Introvigne (il Giornale, 9 gennaio 2004)

I promotori della manifestazione del 13 dicembre 2003 a Roma a favore della “resistenza irachena” si riuniscono per dare vita a una struttura permanente denominata “Comitato Nazionale Iraq Libero”. La riunione di fondazione si tiene presso la Scuola Elsa Morante, gentilmente concessa non si sa a quale titolo, dal momento che le scuole dovrebbero ospitare, oltre alle lezioni, attività culturali di interesse generale e non adunate di estremisti politici. L’appello di convocazione invita, oltre che a sostenere la “Resistenza” (la R maiuscola è degli organizzatori), a costituire comitati “per la libertà di Saddam Hussein”.


Non sappiamo quanti dei firmatari dell’appello del 13 dicembre parteciperanno alla riunione di Firenze. Già in occasione della marcia romana avevamo notato la strana compagnia costituita da anarchici, ultra-comunisti, no global di tutti i colori, preti antiglobalisti come padre Jean Benjamin e don Andrea Gallo, ma anche fascisti, ultra-fascisti e nazi-maoisti, per tacere (come preferirei fare, trattandosi di un amico di vecchia data) di intellettuali in preda a ormai incontrollabili furori anti-americani come Franco Cardini. A tutti costoro non poteva andar peggio. Nelle stesse ore in cui marciavano allegramente su Roma, i soldati americani e curdi si apprestavano a catturare Saddam. Destino cinico e baro? I piccoli Saddam di casa nostra non ci vogliono credere, e assicurano sul loro sito Internet che “Saddam era già stato catturato due settimane prima”, ma la notizia è stata data solo il 14 dicembre, forse per fare passare in secondo piano la gloriosa giornata di Roma. Lo afferma Jabbar al Kubaysi, il principale punto di riferimento iracheno (beninteso, in esilio da anni) dei manifestanti, il quale annuncia la costituzione di un fronte unito della “Resistenza”. Leggendo con attenzione, si scopre che questo fronte non rappresenta grosso modo nessuno: solo gruppuscoli semi-sconosciuti fra cui quello “presieduto dall’ingeniere (sic: l’anti-imperialismo non si preoccupa certo di sciocchezze come l’ortografia) Khaled al Maini”. Niente sciiti di nessun tipo, niente Fratelli Musulmani, niente comunisti (anche se, ci assicura al Kubaysi, ci sono “negoziati” con un gruppo di fuoriusciti dal Partito Comunista), e niente ba’thisti. Certo, dell’assenza di questi ultimi al Kubaysi fornisce una spiegazione più che soddisfacente: “Non c’è una rappresentanza ufficiale del partito siccome sono tutti occupati a nascondersi”. Quanto agli sciiti, cioè la maggioranza degli iracheni, nella “Resistenza” secondo al Kubaysi “il loro posto è vacante e noi continuiamo nei nostri sforzi senza aspettarli”.



Alcuni marciatori del 13 dicembre hanno affermato, nei loro discorsi romani di non stare, “né con Saddam né con gli americani”, “né con i terroristi né con la crociata contro il terrorismo”. A parte il tono vagamente cerchiobottista – che ricorda il famigerato “né con lo Stato né con le Brigate Rosse” – la domanda politica da porre al Comitato che nasce a Firenze è con chi mai pensa di stare in Iraq. Se si sottraggono alla “Resistenza” – parola grossa per un’accolta di assassini che uccidono senza misericordia e senza vergogna donne e bambini iracheni e musulmani, funzionari dell’ONU e persone venute in Iraq a portare un aiuto medico e umanitario – i ba’thisti e i terroristi ultra-fondamentalisti, non rimane un ipotetico “resto” costituito da “bombaroli dal volto umano”. Più semplicemente, non rimane nessuno. Del resto, il rifiuto dell’etichetta di “saddamiti” sembra, più che altro, un sotterfugio. Nel comunicato ufficiale che ha fatto seguito, il 15 dicembre, alla manifestazione di Roma il Comitato ci assicura che “Saddam resta, a tutti gli effetti, il Presidente della Repubblica dell’Iraq mentre Bush, se e’ democratico per i suoi perversi elettori, e’ un capo bandito per la grande maggioranza degli uomini di questo pianeta”. Certo, nessuno è perfetto e anche Saddam ha i suoi peccatucci, ma sulla strada da Roma a Firenze è pronta l’assoluzione: forse “la fierezza con cui ha accettato di diventare un ribelle antimperialista lo riscatterà dai suoi peccati passati”. Tutto è ormai chiaro. A Firenze non va in scena la ricerca di improbabili “terze posizioni”, ma l’oggettiva apologia e fiancheggiamento di uno dei peggiori criminali del XX secolo.