I fedeli uccisi in chiesa dalla furia del mare

Dal mondo

Lo Sri Lanka è stato il Paese che ha registrato il maggior numero di vittime, e ieri era impossibile riuscire a contattare telefonicamente esponenti della Chiesa locale e missionari. Le notizie dirette sono arrivate per e-mail dal padre Sunil De Silva, che insieme all’arcivescovo di Colombo, monsignor Oswald Gomis, si è recato sui luoghi del disastro.

«Siamo potuti arrivare soltanto a Payagala, dopodiché la strada era stata praticamente cancellata dalle onde o coperta di detriti», ha scritto padre De Silva. Il maremoto ha colpito con particolare violenza il sud dell’isola, dove ci sono le spiagge più frequentate dai turisti, ma dove si trovano anche alcune comunità cattoliche. «A Matara – riferisce padre De Silva – 400 persone sono state spazzate via dalla chiesa proprio al momento della comunione, alcuni sono riusciti a portarsi in salvo, ma il bilancio definitivo è ancora impossibile da fare. La struttura della chiesa è ancora lì, ma tutto il resto è stato inghiottito dalle acque».

Cinque chiese sono state invece distrutte a Payagala, inclusa la locale missione. Salvo per puro caso il parroco della missione, padre Ivan Pieters, che in quel momento si trovava in un’altra chiesa a celebrare la Messa. «Potevamo vedere il mare dalla Galle road – ha detto padre De Silva, riferendosi alla strada che da Colombo porta proprio alla costa del sud – e questo vuol dire che tutte le case sono state completamente distrutte». Distruzioni anche a Wadduwa, dove le chiese locali sono diventate rifugio per un numero imprecisato di persone rimaste senza casa.

Intanto monsignor Gomis ha lanciato un appello attraverso i media perché tutti si mobilitino in soccorso delle popolazioni colpite e lo stesso arcivescovado di Colombo è stato eretto a punto di riferimento per l’invio di aiuti. Tanto più necessario quanto più è evidente il ritardo e la difficoltà con cui la macchina governativa degli aiuti si sta mettendo in moto. Diverse delle località maggiormente colpite ieri non avevano visto ancora arrivare alcun genere di soccorso. Anche i cittadini dello Sri Lanka residenti all’estero sono invitati a mandare offerte presso l’arcivescovado di Colombo.

Da Avvenire on line, 28 dicembre 2004
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=503023&id_pubblicazione=12