I cattocomunisti cominciano a sentirsi traditi…

Socialismo

La Margherita negozia, anche sui princìpi

Ieri, nella rubrica delle lettere, il quotidiano della Cei Avvenire ha pubblicato lo sfogo di una lettrice che bene rispecchia quello che, dopo il primo mese di governo Prodi, è il sentimento di tanti cattolici che hanno scelto di votare per il centrosinistra. Riferendosi all’iniziativa del ministro della Ricerca, Fabio Mussi, di ritirare la firma dell’Italia dalla Dichiarazione Etica europea contro l’uso delle cellule staminali embrionali a fini di sperimentazione, ha scritto Carla G.: «Ero di sinistra, sono anche profondamente cristiana. La decisione del ministro Mussi ribalta la mia opinione politica. Mi sento tradita, soprattutto dopo la chiara espressione della volontà popolare nel referendum… Se continua così – prosegue la lettera – la sinistra perderà i voti di tutti i cattocomunisti, come mi definivo fino a poco tempo fa». E conclude: «Non appoggio più chi non difende la vita».
Questo sentimento di delusione che cresce, giorno dopo giorno, in molti cattolici che hanno scelto l’Unione, ha trovato ieri nuova ragion d’essere. E proprio a causa di quel partito, la Margherita, che tra gli undici che compongono lo schieramento di centrosinistra più marcatamente si richiama ai valori cristiani. Nella mattinata di ieri, infatti, la Commissione interministeriale sulla bioetica presieduta da Giuliano Amato, che vede tra i suoi membri numerosi ministri della cosiddetta «ala cattolica» dell’Unione, ha deciso di non cambiare rotta rispetto alla decisione di Mussi, specificando in una nota che «la rimozione della firma italiana dal documento di alcuni governi volto ad impedire l’uso dei fondi europei per ricerche su cellule staminali embrionali riflette motivazioni di ordine generale sull’opportunità di prendere parte a minoranze di blocco in sede europea».
Pur precisando che la scelta del ministro della Ricerca non avrà ricadute sulla legge 40 sulla procreazione assistita, la nota della Commissione Amato ha tutta l’aria della beffa, perché l’unico effetto che essa produce nel presente è, di fatto, l’avallo al ritiro della firma dalla Dichiarazione Etica, con la conseguenza di far cadere il blocco di opposizione al finanziamento comunitario alla ricerca sulle staminali embrionali. Per il futuro, invece, l’affermazione che non sarà modificata la legge 40 è un mero flatus vocis – messo in campo per dare una sorta di «contentino» a chi, all’interno dell’Unione, ha criticato la decisione di Mussi – che si scontra con la volontà, palesata più volte da numerosi esponenti della maggioranza, di procedere a un sostanziale cambiamento della stessa legge 40. Lungi dal risolvere la questione, la posizione della Commissione interministeriale – coi suoi rappresentanti cattolici Fioroni, Bindi, Mastella – legittima invece la contraddizione che si viene ora a creare tra la posizione dell’Italia in campo europeo e la legislazione interna in materia di sperimentazione sulle cellule staminali dell’embrione – un argomento, questo, che non farà altro che rafforzare il vento contrario alla legge 40, che spira così forte nell’Unione.  Ma non finisce qui, perché sempre ieri, col voto favorevole dei senatori della Margherita Paola Binetti e Luigi Bobba, l’aula di palazzo Madama ha respinto la proposta della CdL di discutere e mettere in votazione per oggi due mozioni che chiedevano di ripristinare la firma alla Dichiarazione Etica. Alle parole di guerra e di resistenza ad oltranza rilasciate negli scorsi giorni da Bobba e Binetti, dunque, non sono seguiti i fatti, tanto che lo stesso Bobba ieri è stato fischiato a un convegno del Comitato Scienza & Vita – già presieduto dalla Binetti – che ricordava il referendum sulla fecondazione assistita a un anno di distanza.
Parole dure arrivano da monsignor Rino Fisichella, rettore della Lateranense, che in un’intervista al Corriere della Sera così commenta la decisione della Commissione Amato: «Ciò che emerge a me sembra una concezione relativistica». E, implicitamente rivolto ai cattolici del centrosinistra, afferma: «Qui sono in gioco principi non negoziabili, indispensabili in una società pluralistica. E’ necessario fare qualcosa perché quella non negoziabilità venga avvertita».
Domani, intanto, vedrà la luce l’intergruppo parlamentare «Persona e bene comune», composto da parlamentari del centrodestra e del centrosinistra, al fine di un coordinamento efficace sui temi della vita e della famiglia. E’ l’ennesimo segnale di debolezza dei cattolici della Margherita, che sono costretti a partecipare a iniziative come quella dell’intergruppo per tentare di mitigare la loro sudditanza di fatto alle posizioni maggioritarie all’interno dell’Unione, e che di certo non coincidono con quelle della coppia Bobba & Binetti. «Persona e bene comune» cercherà di aprire un varco nell’anima laicista del centrosinistra, ma se la premessa è rappresentata dalla cedevolezza della Margherita su questioni rilevanti come quella riguardante la Dichiarazione Etica, è facile prevedere che le buone intenzioni rimarranno tali, e la delusione dei cattolici che hanno scelto l’Unione, e in particolare i Dl, non potrà che aumentare.


di Gianteo Bordero


Tratto dal sito RAGIONPOLITICA.it il 14 giugno 2006