I Frati che contano a Medicina

La cappa ideologica

Il “barone rosso-turco”
della potente facoltà di Medicina
dell’Università La Sapienza di Roma


Storia tragicomica, tristemente reale…

I Frati che contano a Medicina


…Poi ci sono quelli che studiano fin da giovanissimi per entrare nel Politburo. E quanti ce ne sono! Eccone uno, che scegliamo soprattutto perché il suo caso vanta una certa originalità: nel Gotha degli inamovibili vorrebbe portarci tutta la famiglia. Di anni, infatti, il professor Luigi Frati ne ha appena 63, che non è proprio età da Politburo; una ventina, però, li ha passati nello stesso ruolo: potente preside della potente facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma, etichetta dietro la quale si cela l’inglorioso nome del Policlinico Umberto I, fucina di sprechi e inchieste giudiziarie. A quel posto è riuscito a farsi eleggere già sei volte e con maggioranze bulgare. Più che seduto sulla poltrona, ci si sente plebiscitariamente avvitato. Il suo sogno dichiarato è diventare rettore della Sapienza. Ma nonostante il pacchetto di voti che controlla, i primi tre tentativi – nel 1997, nel 2000 e nel 2004 – sono andati a vuoto. Così si è scelto un candidato, lo ha fatto eleggere e adesso è il suo vice: ci si  può divertire anche a fare il rettore-ombra. Docente di Patologia, il nostro si è presto conquistato il soprannome di Richelieu della Sapienza, non solo per la conclamata abilità di tessere relazioni, favorire amici, sgambettare nemici; ma anche per essere sopravvissuto finora ai guai del Policlinico. Per l’inchiesta per assunzioni ingiustificate, promozioni indebite e stipendi gonfiati  nelle gestioni ’90-‘93: la magistratura archiviò, ma la Corte dei Conti pretese un risarcimento di 17 miliardi di vecchie lire.
Di recente Frati si è pubblicamente schierato con la ministra Turco contro le cliniche private. E con ineccepibili argomentazioni etico-deontologiche: “Finito il lavoro in azienda, un dirigente della Fiat non va a lavorare per la Toyota”, ha tuonato. Sacrosanto. E nobile. Altrettanto rigore, però, non spende in famiglia, fulgido esempio di conflitto d’interessi all’amatriciana. La figlia Paola, laureata in giurisprudenza, è professore associato, ma alla facoltà di Medicina. Quella di papà. La moglie, Luciana Rita, non è laureata in medicina, e però insegna medicina sperimentale e patologia. Nella facoltà del marito. E il figlio Giacomo, 32 anni, è già ricercatore al Campus biomedico, braccio dell’Università di cui papà è prorettore vicario. Politburo-Dynasty.


L’INDIPENDENTE 1 nov. 2006