I Dieci Comandamenti, battaglia alla Corte Suprema

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I giudici americani chiamati a decidere sulla presenza del decalogo biblico nelle aule

 L’ultimo sondaggio realizzato da Cnn/ Usa Today/ Gallup rivela che il 76% degli americani sono favorevoli all’esposizione del decalogo biblico nelle aule di tribunale e nelle sedi di governo e parlamentari, mentre solo il 21% degli interpellati si dice contrario. Il dato, che dà la misura del sentimento religioso nell’America di Bush 2, non potrà non essere preso in considerazione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti…


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK — L’ultimo sondaggio realizzato da Cnn/ Usa Today/ Gallup rivela che il 76% degli americani sono favorevoli all’esposizione del decalogo biblico nelle aule di tribunale e nelle sedi di governo e parlamentari, mentre solo il 21% degli interpellati si dice contrario. Il dato, che dà la misura del sentimento religioso nell’America di Bush 2, non potrà non essere preso in considerazione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Da ieri chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità di mettere in mostra i Dieci Comandamenti negli edifici pubblici del Paese.


Il giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia, si è già pronunciato contro il bando, osservando che negli Stati Uniti è permesso invocare Dio nelle leggi. “Non vedo perché una cosa vada bene e l’altra no”, ha detto ieri Scalia, uno dei membri più conservatori della Corte, chiamata ad esprimersi su due casi separati. Il primo riguarda un monumento in granito nel Campidoglio del Texas; il secondo un ritratto di Mosè affisso in un tribunale del Kentucky. Su entrambi sono scolpiti i Dieci Comandamenti, denunciati dalle locali sezioni dell’American Civil Liberties Union, (la più antica e battagliera organizzazione Usa per i diritti civili), come “un’intrusione religiosa nella gestione laica dello Stato e della giustizia”.


Davanti alla spaccatura dei tribunali minori, che hanno dato ragione alla Aclu in Kentuky, torto in Texas, l’ultima parola spetta adesso alla Corte Suprema. Il suo verdetto è atteso con grande ansia dai giuristi americani.


Nel tentativo di influenzare il dibattito sono scesi in campo anche i grandi giornali. Per il New York Times, la questione non contrappone solo laici e credenti ma fedeli di religione diversa. “Texas e Kentucky hanno scelto di esporre i Dieci Comandamenti protestanti, invece delle versioni cattolica ed ebraica — punta il dito in un editoriale del quotidiano —. La motivazione del Texas è chiara, si vuole legare il sistema legale al protestantismo”. E ancora: “Anche se i padri fondatori non potevano anticipare una nazione affollata di induisti, buddisti e musulmani, sono stati abbastanza saggi da scrivere un documento che protegge anche i loro diritti”. “La nostra costituzione protegge tutte le religioni, in ugual misura — gli fa eco il Washington Post — la nostra nazione non può avere preferenze per una fede o per l’altra”. Ma un altro grande giornale del sud, l’Atlanta Journal Constitution, la pensa diversamente. “Organizzazioni di sinistra e giudici eccessivamente liberal hanno ignorato e rimosso leggi contro i matrimoni gay — scrive il quotidiano della Georgia —. Adesso vogliono attaccare i Dieci Comandamenti.


Il loro zelo antireligioso è una minaccia ai nostri valori americani”.


È la prima volta in un quarto di secolo che la Corte Suprema torna sulla questione dei Dieci Comandamenti. I monumenti alle tavole di Mosè sono comuni nei municipi, nei tribunali e in altri luoghi pubblici d’America.


Inclusa l’aula della Corte Suprema dove ieri è cominciato il dibattito.


Alessandra Farkas


Corriere della Sera, 3 marzo 2005