Guareschi e l’Italia del boom economico…

Dal mondo

1° maggio 1908
Nascita di un grande italiano: Giovannino Guareschi


«PIÙ CHE UNA GENERAZIONE, È UNA DEGENERAZIONE…»


Il 16 agosto 1963 veniva pubblicato il libro Il compagno Don Camillo. Proponiamo oggi il lato meno noto del volume: la Nota introduttiva. Scritta dallo stesso Giovannino, ci mostra come stava cambiando l’Italia del boom economico…


di Giovannino Guareschi


 

Introduzione al volume IL COMPAGNO DON CAMILLO


“Istruzioni per l’uso”


Questo racconto – ultimo, in ordine di tempo, della serie “Mondo Piccolo-Don Camillo” – lo pubblicai a puntate negli ultimi quattordici numeri (annata 1959) di Candido, l’ebdomadario milanese da me fondato nel 1945, e che ebbe una riconosciuta funzione propagandistica nelle importantissime elezioni politiche italiane del 1948, contribuendo validamente alla sconfitta del partito comunista.
Candido non esiste più deceduto nell’ottobre del 1961, a causa soprattutto del totale disinteresse che gli italiani del miracolo economico e dell’apertura a sinistra hanno per tutto ciò che puzza di anticomunismo.
L’attuale generazione d’italiani è quella dei dritti, degli obiettori di coscienza, degli antinazionalisti, dei negristi ed è cresciuta alla scuola della corruzione politica, del cinema neorealista e della letteratura social-sessuale di sinistra.
Pertanto, più che una generazione, è una degenerazione.

(Com’era bella l’Italia pezzente del 1945!
Ritornavamo dalla lunga fame dei Lager e trovammo l’Italia ridotta a mucchi di macerie.
Ma, fra i mucchi di calcinacci, sotto i quali marcivano le ossa dei nostri morti innocenti, palpitava il vento fresco e pulito della speranza.
Quale differenza fra l’Italia povera del 1945 e la povera Italia miliardaria del 1963!
Tra i grattacieli del miracolo economico, soffia un vento caldo e polveroso che sa di cadavere, di sesso e di fogna.
Nell’Italia miliardaria della dolce vita, morta è ogni speranza in un mondo migliore. Questa è l’Italia che cerca di combinare un orrendo pastrocchio di diavolo e d’Acquasanta, mentre una folta schiera di giovani preti di sinistra (che non somigliano certo a don Camillo) si preparano a benedire, nel nome di Cristo, le rosse bandiere dell’Anticristo.)

Candido non poteva più vivere nella rossa Italia miliardaria e, difatti, morì.
E il racconto che apparve nel 1959 su quel giornale, se è ancora vivo in quanto sono rimasti ben vivi i suoi personaggi, è oggi fuori tempo.
E la sua pur bonaria polemica contro il comunismo può, oggi, essere accettata soltanto inquadrando la vicenda nel tempo in cui nacque.
Il lettore potrebbe, a questo punto, obiettare: “Se il tuo racconto è fuori tempo in quanto la gente ha cambiato parere nei riguardi del comunismo, perché non hai lasciato tranquillo il tuo racconto nella tomba di Candido?”
Perché – rispondo io – esiste ancora una sparuta minoranza che non ha mutato parere nei riguardi del comunismo e dell’URSS, e debbo tenerne conto.

Pertanto, questo mio racconto io intendo dedicarlo ai soldati americani morti in Corea, agli ultimi eroici difensori dell’Occidente assediato. Ai Caduti di Corea, ai superstiti e ai loro cari perché anch’essi non possono aver mutato parere.
E lo dedico ai soldati italiani morti combattendo in Russia e ai sessantatremila che, caduti prigionieri nelle mani dei russi, sono scomparsi negli orrendi Lager sovietici e di essi ancora s’ignora la sorte.
Ad essi è dedicato, in particolare, il capitolo decimo intitolato : Tre fili di frumento.
Questo mio racconto è dedicato anche ai trecento preti emiliani assassinati dai comunisti nei giorni sanguinosi della liberazione, e al defunto Papa Pio XII che fulminò la Scomunica contro il comunismo e i suoi complici.
È dedicato altresì al Primate d’Ungheria, l’indomito Cardinale Mindszenty e all’eroica Chiesa Martire.
A Essi è particolarmente dedicato il capitolo ottavo intitolato: Agente segreto di Cristo.
Mentre intendo dedicare l’ultimo capitolo (Fine di una storia che non finisce mai) al defunto Papa Giovanni XXIII.
E qui (mi si perdoni la debolezza) non solo per le ragioni che tutti conoscono, ma pure per una ragione mia personale.

Nel giugno del ’63, tra le dichiarazioni rilasciate ai giornali da personalità di tutto il mondo, apparve quella del signor Auriol, socialista, che fu Presidente della Repubblica Francese quando Papa Roncalli era Nunzio apostolico a Parigi.
A un certo punto, il signor Auriol dice testualmente:
“Un giorno, il primo gennaio 1952, ricordandomi le mie dispute col sindaco e col curato del mio Comune, mi inviò come regalo di Capodanno il libro di Guareschi Il piccolo mondo di Don Camillo con questa dedica: Al Signor Vincent Auriol, Presidente della Repubblica Francese, per la sua distrazione e il suo diletto spirituale. Firmato: a. J. Roncalli, Nunzio apostolico”.
Il don Camillo del 1959 è lo stesso identico don Camillo del 1952 e io ho voluto pubblicare questo racconto – pure se è fuori tempo – per la distrazione e (scusate la prosopopea) il diletto spirituale dei pochi amici che mi sono rimasti in questo squinternato mondo.


L’Autore
Roncole-Verdi, 16 agosto 1963



Tratto da: GIOVANNINO GUARESCHI,  Il compagno Don Camillo, BUR 1997, pp. V-VIII.