Ginecologi italiani si scoprono… antiabortisti

Vita: altri temi

Sei medici su dieci contro l’aborto

Nella sanità pubblica sei ginecologi su dieci sono contro l’aborto, stando ai dati del Ministero della Salute elaborati dal Movimento per la vita

Nella sanità pubblica sei ginecologi su dieci sono contro l’aborto, almeno stando ai dati del Ministero della Salute elaborati dal Movimento per la vita.
Nel pieno del dibattito politico e sociale sull’interruzione volontaria di gravidanza, il Movimento per la vita getta sul piatto un dato eclatante.
Ma non basta. «Gli obiettori» , spiega il professor Antonio Ambrosini, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), «sono in numero superiore ai non obiettori. In molti reparti ospedalieri, infatti, non è possibile garantire le interruzioni di gravidanza. In alcuni casi, poi, certe strutture chiedono il supporto di medici non obiettori per far fronte alle richieste. Nei reparti», prosegue Ambrosini che è anche il direttore del dipartimento di Scienze Ginecologiche e della riproduzione dell’Università di Padova, «c’è una certa difficoltà a far fronte alle richieste».
Insomma, ad oltre vent’anni dall’approvazione della legge sull’aborto – era il 17 maggio del 1981 – l’Italia torna a dibattere sulle interruzioni di gravidanza e, soprattutto, scopre di essere un Paese antiabortista a cominciare proprio dai reparti ospedalieri.
L’analisi effettuata dal Movimento della Vita – su dati del ministero delle Salute relativi al 2004 – sorprendono.

Ogni anno in Italia vengono effettuate oltre 140mila interruzioni volontarie di gravidanza legali. Ma la pratica è tutt’altro che semplice.
In alcune regioni, infatti, la percentuale dei medici antiabortisti è altissima.
La Basilicata, ad esempio, è la regione con la più alta percentuale di ginecologi obiettori, pari all’ 83,3%, mentre in termini numerici assoluti la Lombardia conquista il podio con oltre 600 obiettori.
Oltre l’ 80% dei ginecologi in servizio in reparti ospedalieri o presidi sanitari pubblici del Veneto si rifiutano di praticare l’Ivg, con una leggera crescita rispetto agli anni precedenti. Al terzo, quarto e quinto posto di questa particolare classifica regionale troviamo Marche, Lazio e Umbria, con percentuali che vanno dal 78,4 al 76,8.
Le regioni con la minor percentuale di ginecologi obiettori sono invece Valle D’Aosta (solo 18,2%) ed Emilia-Romagna (34,2%).

Il Movimento per la vita ha anche analizzato altri segmenti del “popolo” antiabortista.
Gli anestesisti che si rifiutano di prestare la loro opera nelle interruzioni volontarie di gravidanza, a livello nazionale, rappresentano solo 45,7% del totale. Ma anche nel caso degli anestesisti la differenza regionale è da segnalare.
Al primo posto si piazzano le Marche con il 70,7%, seguite a ruota dal Molise con il 68,2%. In numeri assoluti, anche in questo caso, la Lombardia detiene il primato per gli anestesisti obiettori: 541. Puglia e Basilicata (con numeri in crescita del 6,2%), che hanno registrato rispettivamente il 63 e il 62,2%, occupano il terzo e quarto posto.
Ancora una volta l’Emilia-Romagna si distingue per il basso numero di obiettori fra gli anestesisti (22%) seguita dalla Toscana (33,4%).

Ma anche tra ostetriche, capisala e infermieri oltre il 38% si rifiuta di entrare in sala operatoria per motivi morali.
La legge 194 avrà pure vent’anni, ma il dibattito è tutt’altro che esaurito.


di Antonio Castro

Libero 20 novembre 05