Germania: respinta legge sul mandato di cattura Ue

Parlamento europeo

Germania, la Corte costituzionale boccia il mandato d’arresto Ue


In seguito a questa decisione, fino a quando il Parlamento di Berlino non avrà varato una nuova legge sull’applicazione del mandato di arresto europeo, non sarà più possibile l’estradizione verso altri Paesi di cittadini tedeschi.

Berlino – In Germania la Corte costituzionale ha dichiarato non valida la legge tedesca sul mandato di cattura europeo. Ciò significa che per ora i cittadini tedeschi sospettati di reati non potranno essere estradati in altri Paesi. L’Alta corte ha in tal modo accolto il ricorso di un tedesco- siriano sospettato di terrorismo, del quale la Spagna aveva chiesto l’estradizione.
Con la sentenza di ieri, i giudici dell’Alta corte tedesca che hanno respinto la legge sul mandato di cattura europeo, hanno deliberato la messa in libertà di Mamoun Darkazanli, un cittadino tedesco di origini siriane sospettato di legami con la rete terroristica di al Qaida. Darkazanli era detenuto in Germania in attesa di estradizione verso la Spagna, dove è ricercato per terrorismo dal giudice Baltasar Garzon nell’ambito di un mandato di arresto europeo. Nella loro motivazione i giudici della Corte costituzionale hanno argomentato che i cittadini tedeschi non sono protetti a sufficienza nell’ambito di una richiesta di estradizione verso altri Paesi, dal momento che la legislazione tedesca non avrebbe utilizzato tutti gli spazi di manovra previsti dal mandato di arresto europeo trasferendo tale norma nel sistema di diritto nazionale.
Pertanto, in seguito alla decisione di ieri, fino a quando il Parlamento di Berlino non avrà varato una nuova legge sull’applicazione del mandato di arresto europeo, non sarà più possibile l’estradizione verso altri Paesi di cittadini tedeschi.
Valida pertanto resta la situazione giuridica anteriore al 23 agosto 2004, data in cui per la prima volta la Germania aveva consentito l’estradizione di propri cittadini verso altri stati della Unione europea.
Lo scorso autunno, il tribunale di Amburgo (nord) e le autorità tedesche avevano dato il via libera all’estradizione di Darkanzali verso la Spagna, ma nel novembre 2004 la Corte costituzionale aveva bloccato l’intera procedura in seguito al ricorso presentato dal tedesco-siriano. Darkazanli era stato arrestato alla metà dello scorso ottobre ad Amburgo nell’ambito di un mandato di arresto europeo spiccato dal giudice spagnolo Garzon, che indaga sugli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Usa.
Secondo il magistrato spagnolo, Darkazanli sarebbe l’anello di collegamento di Osama bin Laden in Germania. Il tedesco-sirianio nega le accuse di terrorismo, ammettendo solo di aver conosciuto di vista tre dei piloti suicidi dell’11 settembre: l’egiziano Mohammed Atta, i cittadino degli Emirati arabi uniti Marwan Al-Shehhi e il libanese Ziad Jarrah, tutti componenti della cellula integralista islamica attiva negli anni scorsi ad Amburgo.
Se il momento e, soprattutto, il caso specifico non invoglia certo a favorire il dibattito contro il mandato d’arresto europeo, tuttavia la sentenza della Corte costituzionale tedesca crea un importante precedente. E, a parte le scontate reazioni negative da parte degli ambienti della burocrazia europea, alcuni esponenti politici sia in Germania che in Europa hanno salutato positivamente la decisione della Consulta tedesca.
Il deputato dei Verdi tedeschi Hans-Christian Stroebele ha parlato da parte sua di un «grande successo per i diritti civili in Germania» e al tempo stesso di «uno schiaffo al legislatore».
Per l’eurodeputato di Forza Italia Giuseppe Gargani, invece, «la Corte costituzionale tedesca non ha avuto paura di dire no all’estradizione di un cittadino tedesco-siriano, accusato di essere membro di Al-Quaida pur di salvaguardare i diritti fondamentali. La Corte ha riconosciuto che il livello di protezione dei diritti fondamentali non è uguale in tutti i Paesi dell’Unione e giustamente ha detto no all’estradizione, con buona pace della cultura “emergenziale” secondo la quale in certi momenti tutto è permesso, inclusa la limitazione dei diritti fondamentali».



La Padania [Data pubblicazione: 19/07/2005]