GB: ospedale nega cure ad attivista pro-vita

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Un settantacinquenne si è visto negare un’operazione all’anca dopo che dei sanitari lo avevano avvertito di non spedire immagini di feti abortiti scattate da medici.

Un attivista pro-vita, Edward Atkinson, è in prigione da 28 giorni per aver spedito foto “sgradevoli” al Queen Elizabeth Hospital di King’s Lynn, Norfolk.
L’ospedale ha detto che Atkinson era stato bandito dall’assistenza per condizioni che non fossero di rischio per la sua vita.
Un gruppo antiabortista che sostiene Atkinson ha definito la decisione “gravissima”.
James Dowson, coordinatore nazionale della Lega Britannica per la vita, ha dichiarato: “E’ ridicolo. Credo che sia del tutto ingiusto. Rifiutano di curarlo. Rifiuterebbero un assassino o un pedofilo?”


“Tolleranza zero”
Atkinson, residente ad Ely Road, Hilgay, Norfolk, era in lista d’attesa per degli accertamenti per un’operazione all’anca quando ha iniziato a spedire foto di feti abortiti.
Il NHS Trust (azienda sanitaria locale NdT) gli ha scritto chiedendogli di non spedire quel materiale all’ospedale dato che angosciava il personale.
Quando Atkinson ha continuato, il Trust ha dichiarato che egli aveva violato la linea di condotta di “tolleranza zero” relativa al personale.
Lunedì Ruth May, direttore esecutivo del Queen Elizabeth Hospital, ha dichiarato in un bollettino: “L’opinione del trust è che noi abbiamo il dovere di prenderci cura del nostro personale”.
“I nostri consulenti legali sono stati interpellati e la loro opinione è che quest’uomo abbia contravvenuto alla linea di condotta di tolleranza zero del NHS (National Health Service NdT) in casi di abuso o comportamento inaccettabile verso il nostro personale”.
“Prendiamo queste cose molto sul serio e poiché egli ha continuato a mandarci materiale estremamente violento, abbiamo esercitato il nostro diritto di rifiutargli la nostra assistenza per condizioni che non siano di pericolo per la sua vita”.
Giovedì scorso, la sezione civile del tribunale di Swaffham ha giudicato Atkinson colpevole di tre capi d’imputazione, riguardanti la spedizione di stampati ed altro “materiale offensivo” a personale ospedaliero fra gennaio ed aprile di quest’anno.
Gli stampati, mandati per posta, contenevano immagini a colori di un feto morto ed il video, consegnato a mano, conteneva immagini di un aborto.