Frattini a Radio Vaticana commenta la risoluzione Ue pro matrimonio gay

Parlamento europeo

L’Ue non può dare indicazioni sui matrimoni
Il Commissario Ue Frattini alla Radio Vaticana: l’Europa non ha competenza in materia di modifica di Costituzioni nazionali e status di matrimonio.

Roma – «L’Europa non ha competenza in materia di modifica di Costituzioni nazionali e status di matrimonio». Ad affermarlo è il Commissario Ue Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione Europea a One O Five Live, il canale della Radio Vaticana.
Frattini è intervenuto sulla risoluzione in cui si condanna l’omofobia, cioè ogni atteggiamento di disprezzo, di discriminazione e di violenza contro gli omosessuali e invita gli Stati membri a legittimare giuridicamente le coppie omosessuali nell’Unione Europea.
«Posso dire che sono lieto – afferma Frattini – che nel mio Paese, l’Italia, non si parli e non si discuta e, anzi, attualmente si dica che questa materia, il concetto di matrimonio, non può che essere quello stabilito dalla Costituzione italiana tra persone di sesso diverso. È una rassicurazione che gli Stati membri che lo ritengono, come lo Stato italiano, possano dare. Il mio impegno continuerà a essere forte perché le violenze, gli abusi siano colpiti – aggiunge – ma anche perché i valori assoluti e fondamentali che ogni uomo e Stato deve regolare, non siano assorbiti da un alveo europeo dove rischierebbero di essere annacquati. Questo perché l’Europa non ha competenza in questa materia. Vi sono cose, cioè, che può fare l’Europa. Vi sono altre cose, come disciplinare lo status e il concetto di matrimonio, che l’Europa non può fare. Lo debbono fare gli Stati membri».
Ma la “dimensione ideologica” della risoluzione contro l’omofobia approvata dal Parlamento Europeo è stata denunciata dalla Radio Vaticana, secondo la quale attraverso il voto su un documento che vuole combattere la discriminazione dei diversi, si vuole invece far passare l’equiparazione delle coppie omosessuali alle famiglie. «Vedo – ha spiegato ai microfoni dell’emittente mons. Aldo Giordano, segretario del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa – il tentativo di influenzare una mentalità, una cultura per interessi di parte». Secondo il prelato, ad agire «sono gruppi di potere, nei queli si vede alle volte un’avversione a certi valori della nostra tradizione ed anche ai valori religiosi». Si tratta di «una lobby che è minoritaria, ma che curiosamente tenta di legiferare per equiparare l’esperienza delle coppie di fatto alla famiglia. Il tema – ha concluso il segretario della Ccee – è talmente delicato che sarebbe stato interessante lanciare un dibattito pubblico in Europa su questo», mentre di fatto non si è permesso neanche ai parlamentari di rendersi veramente conto di cosa fosse in gioco: è mancato il tempo, è mancata la trasparenza».
Intanto, Giovanni Palombarini, avvocato generale in Corte di Cassazione, ha fatto pubblicare ieri addirittura un editoriale sul quotidiano di Rifondazione comunista “Liberazione”, scritto di sui pugno, incurante delle critiche di imparzialità. Il magistrato, anzi, avverte: «Continuerò la battaglia sui pacs».
Parlando della manifestazione tenuta sabato scorso, Palombarini si dice soddisfatto perché «d’improvviso centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per dimostrare che la emergente ideologia teo-con – che tenta di dettare in nome della morale una serie di scelte politiche – può essere contrastata efficacemente, solo che lo si voglia». Le manifestazioni di sabato «hanno contemporaneamente riproposto il principio di laicità dello Stato. Un principio che in questi ultimi tempi è stato ripetutamente messo in discussione nel nostro paese», citando a proposito il «protagonismo della Chiesa cattolica (attaccata più volte nell’articolo, ndr) e l’adeguamento alle sue direttive di una serie di forze politiche che ne ritengono indispensabile l’appoggio per legittimarsi come rappresentanti dell’elettorato moderato». Inoltre, dice il giudice, «nessuno è in grado di spiegare ragionevolmente perché le unioni fra omosessuali non dovrebbero avere un riconoscimento e una tutela. Unioni per definizione sterili, dice qualcuno. Una giustificazione sorprendente in un paese in cui la natalità è in continuo calo, compensata soltanto dall’altrettanto malvista presenza dell’immigrazione extracomunitaria. Il fatto è che ancora non si riesce ad accettare l’omosessualità per quello che è, e cioè non una perversione o un peccato ma una variabile indipendente – certo minoritaria ma altrettanto certamente naturale – della sessualità umana».
Infine, c’è An che pensa invece a tutelare le coppie di fatto, ma solo se eterosessuali. Uno dei punti cardine del programma del partito di Gianfranco Fini, che si riunirà a febbraio per la conferenza programmatica nazionale, è il riconoscimento dei diritti dei conviventi eterosessuali. Qualcosa di simile ai pacs, «ma noi parliamo solo di coppie eterosessuali», precisano quelli del partito. La regolamentazione riguarda i diritti di successione, di assistenza, di tutela dei figli e di tutto ciò che contribuisce a rafforzare il concetto di famiglia di fatto.


La Padania [Data pubblicazione: 21/01/2006]