Filippine, il massacro dei cristiani “un colpo durissimo a speranze di pace”

Libertà religiosa

Un gruppo composto da presunti membri di Abu Sayyaf ha bussato questa mattina alle porte del villaggio di Patikul, a Mindanao, ed ha sparato agli abitanti dopo aver chiesto se erano cristiani. Sei morti, fra cui una bambina di nove mesi, e cinque feriti gravi.



Jolo (AsiaNews) – Il massacro dei cristiani di Jolo “dà un colpo durissimo alle speranze di pace nella zona” ed è molto pericoloso perché “oramai ogni incidente può accendere la scintilla di una guerra di religione”. Commenta così ad AsiaNews una fonte cattolica locale – anonima per motivi di sicurezza – l’attacco di questa mattina ai danni dei cristiani di Patikul, un piccolo villaggio dell’arcipelago di Sulu, nei pressi di Jolo, a Mindanao. Gli autori, secondo un missionario esperto delle Filippine, potrebbero essere estremisti infiltrati dall’estero.




Un gruppo di estremisti islamici è entrato nelle prime ore del giorno nel villaggio ed ha ucciso almeno sei persone di fede cristiana, fra cui una bambina di nove mesi. Lo ha confermato un portavoce delle Forze armate filippine, il generale Alexander Aleo, secondo cui almeno altre cinque persone – fra cui un bambino di 3 anni – sono state ferite in maniera grave.




Gli assalitori sembrano essere membri dell’organizzazione islamica Abu Sayyaf (‘Portatore delle Spade’ in lingua locale ndr) ), gruppo integralista considerato vicino ad al-Qaeda: l’attacco, secondo un testimone oculare scampato al massacro, ha “una chiara connotazione confessionale”.




“Prima di sparare – dice il generale Aleo – hanno bussato alle porte delle case ed hanno chiesto di che religione fossero gli abitanti. Ottenute le risposte, sono tornati dopo poco tempo, armati, ed hanno aperto il fuoco contro i cristiani”. Il maggiore Gamal Hayudini, portavoce della sezione meridionale dell’esercito, ha identificato cinque delle sei vittime: Itting Pontilla, 45 anni; Emma Casipong, 16; Melanie Patinga, 9 mesi; Selma Patinga e Pedro Casipong.




Jolo è nota per essere una roccaforte dell’estremismo islamico, ma la situazione nella zona “stava migliorando – dice ad AsiaNews la fonte locale – e si poteva sentire la volontà di pace e dialogo”. “Dopo questo incidente – spiega ancora – si riaprono le vecchie ferite. Sono avvenuti infatti molti omicidi di stampo confessionale a danno dei cattolici: questi gruppi hanno come obiettivo la popolazione cristiana, che nella zona sta rapidamente diminuendo. E’ una situazione pericolosa, in cui ogni incidente può accendere la scintilla che scatena la guerra di religione”.




“Dopo un attacco, alcuni mesi fa – continua – la risposta militare ai danni della popolazione è stata durissima. Sembrava che la situazione si fosse calmata, che gli estremisti fossero disposti al dialogo, ma questa notizia smentisce tutto. Eppure mi sembra strano, perché i militanti islamici di nazionalità filippina hanno imparato a convivere con la popolazione”.




La risposta può forse trovarsi “nell’infiltrazione di cellule estremiste dall’estero. Il governo lo sa – dice un missionario, esperto delle Filippine – ed è per questo che cambia così spesso le regole per l’ingresso dei missionari nel Paese”. “Si sono verificati molti casi – spiega – in cui estremisti islamici, travestiti da missionari musulmani, sono riusciti ad entrare nel Paese. Non si può escludere che il fenomeno si stia ripetendo nella zona di Jolo”.



Da AsiaNews
del 3 febbraio 2006