Festa gay a Bologna. Il sindaco attacca la curia

La cappa ideologica

Sono almeno vent’anni che il comune mette a disposizione dei gay il “Gay Lesbian Center Cassero” per una festa che non sembra brillare per fantasia e vuole imporsi come motivo di scandalo.
In questi giorni la manifestazione, sponsorizzata dal Sindaco di Bologna Sergio Cofferati, sfocia in uno scontro aperto tra curia e comune. Gradatamente, quasi insensibilmente, ma a cazzotti morali, si è passati dal confronto delle ragioni ai titolacci scambiati tra il rappresentante del comune e il capo della Chiesa bolognese.

Il sindaco diessino ha concesso quindicimila euro agli organizzatori del festival gay “Gender Bender”. Il cardinale della dicesi felsinea Carlo Caffarra e il vescovo ausiliare Ernesto Vecchi hanno protestato pubblicando sull’inserto domenicale di Avvenire una intemerata contro palazzo D’Accursio: “non possiamo accettare una invasione barbarica con i soldi pubblici, è un oltraggio alla fede e alla ragione dei bolognesi”, ha osservato la curia.


Come un centometrista, la risposta del sindaco è arrivata velocissima: “Solo la censura e l’intolleranza rischiano di riportarci al tempo dei barbari”. E ancora: “Penso che la libera espressione nell’arte e nella cultura rappresenti una delle grandi conquiste dell’uomo nell’etica moderna e sia la ricchezza del vivere civile in uno stato laico”. Nuovo intervento della curia: “Le dichiarazioni del sindaco di Bologna sconcertano e addolorano. Il festival in questione è in atto … assessori alla cultura lo hanno liberamente illustrato… i suoi contenuti sono disponibili a tutto il mondo su internet. Allora, dove è la censura? La Chiesa non censura nessuno, ma non accetta neppure di essere censurata, perché non può abdicare al suo dovere – diritto – di parlare per il bene e la dignità della persona umana… esprimendo anche il proprio parere su come si spende il denaro pubblico”.


Il solito Grillini – che fa altro di mestiere oltre a difendere i gay, questo politico? – esulta perché la diatriba fa propaganda per il festival.


Due o tre osservazioni sinteticissime. Dunque il comportamento omosessuale è “libera espressione nell’arte e nella cultura” e rappresenta una “delle grandi conquiste dell’uomo nell’etica moderna” “ed è la ricchezza del vivere civile in uno Stato laico”? Povera civiltà e povera attualità, se si pensa alla prassi morale antecedente al cristianesimo. Questi gay arrivano in ritardo. Quanto alla diffusione della notizia, la stampa non ha fatto che aiutare tale conoscenza diffusa. La Chiesa, poi, ha la libertà di esprimere il proprio parere su questioni, soprattutto quando il denaro usato è cavato dalle tasche dei cittadini. E’ bene che si torni alle diatribe di un tempo, quando in questione sono fatti morali. Purché non ci si riduca a titolacci, ma si rechino ragioni da confrontare. Povero Cassero della Porta di via Saragoza, tappa della Madonna di S. Luca.


31 ottobre 2006 – QN – tratto dal sito http://www.alessandromaggiolini.it