Famiglia Cristiana… messa a «nudo» dalla pubblicità

Mass media

Nel ’96 alcune modelle in costume provocarono l’ira dei lettori e nel 2005?

Primo nudo su Famiglia Cristiana


Nel numero in edicola da giovedì, a pagina 126 la rivista cattolica pubblica un sedere femminile nudo in una pagina pubblicitaria… Un segno del cambiamento dei tempi. Il settimanale Famiglia Cristiana rompe un tabù e, per la prima volta nella sua lunga storia, pubblica la foto di un nudo di donna, come pubblicità di una ditta di condizionatori.
LA PUBBLICITA’ – A pagina 126 del numero da domani in edicola, la rivista pubblica un sedere femminile nudo, sotto la doccia, appena messo in ombra dallo scorrere dell’acqua della doccia. Il sedere è quello, velato tuttavia dal vapore acqueo, di una modella sotto la doccia, che pubblicizza così un noto ventilatore. A rendere più «piccante» l’immagine è la scritta: «se vuoi vedere chiaro, chiama subito il tuo elettricista», dove l’oggetto che si dovrebbe poter guardare meglio è appunto il sedere della modella. Proprio come fanno abitualmente, volenti o nolenti, i lettori dei settimanali «laici».
PRECEDENTE CAMPAGNA – Non si sa come i lettori prenderanno la cosa, visto il precedente del ’96, quando ci fu una specie di ribellione tra i lettori per la pubblicazione sulla rivista delle foto di alcune modelle in costume da bagno. Alla domanda se si tratti di una inversione di rotta e dell’abbandono della tradizionale linea di moderazione del settimanale cattolico, l’ufficio stampa replica: «Ma no, le proposte della pubblicità vengono sempre vagliate secondo i nostri criteri etici. Anche in questo caso». Per una curiosa coincidenza, lo stesso numero di Famiglia cristiana ospita la lettera di una lettrice che interpella il direttore don Sciortino, sul fatto se esistano o meno «costumi da bagno cristiani», cioè che non offendono il pudore. Il sacerdote risponde spiegando che «una figlia, cresciuta in un ambiente sano, sa riconoscere ciò che tutela il suo pudore e l’aiuta a rimanere coerente con una vita sotto il segno della castità».

Corriere della Sera 02 novembre 2005