Europa: lacrime di coccodrillo

La cappa ideologica

Che ipocrisia l’Europa: piange chi ha tradito


In molti governanti europei prevale ormai un laicismo intollerante, evidente nella legge voluta da Jacques Chirac, che vieta l’ostensione dei simboli religiosi e obbliga i sacerdoti a non vestire l’abito nelle scuole dello stato. Eppure Chirac sarà certo presente e commosso alle esequie. Ma né lui, né Gerhard Schröder, né José Luis Zapatero si troveranno nel posto giusto…

Li vedremo tutti, il giorno delle esequie, attorno al feretro, i governanti delle nazioni del mondo. Troppo rilevante è stata l’opera di Giovanni Paolo II nella storia perché possano mancare. Alcuni vi saranno di diritto, dato che hanno cercato di realizzare nel loro mandato politico molti dei valori predicati dal Papa. Viene qui spontaneo il nome di George W. Bush. Altri per obbligo d’ufficio, anche se forse sarebbe meglio che mancassero. Pensiamo qui a certi politici europei, che si inchinano commossi di fronte alla salma di un uomo, del quale hanno sempre disatteso tutte le indicazioni. Anche se per prima è stata cristiana, l’Europa ha oggi in comune con l’eredità di Karol Wojtyla molto meno che gli altri Continenti. Dovunque il processo di industrializzazione ha prodotto una certa crisi della religione nei popoli. Ma al primo posto sta l’Europa. In una sua parte la tradizione cristiana è stata “ammazzata” (per usare la parola di Antonio Gramsci) dal comunismo. In Russia il Papa non c’è mai potuto andare, neanche dopo la caduta dell’Impero del Male. E quando sentiamo le commosse dichiarazioni di Vladimir Putin e Michail Gorbaciov, non possiamo dimenticare che entrambi erano capi del Kgb e che il secondo firmò, in data 13 novembre 1979, la circolare che chiedeva ai partiti comunisti del mondo di intensificare l’opposizione e di usare ogni mezzo per far tacere Papa Wojtyla. E ciò poco più di un anno prima dell’attentato, programmato e commissionato dai comunisti. Ma anche l’altra parte dell’Europa, quella che si chiamava “libera”, non ha troppo diritto di inchinarsi. Mezzo secolo fa furono tre governanti cattolici, Alcide De Gasperi, Robert Schumann e Konrad Adenauer, che dettero il via all’Europa. Un Continente che sarebbe una semplice appendice dell’Asia, se non avesse una sua “anima”, diversa da ogni altra, definita dall’eredità greco-romana, conservata e trasmessa dalla chiesa cattolica insieme con la rivoluzione cristiana. Più volte il Papa si è richiamato al valori del cristianesimo come fondativi dell’Europa. Una affermazione che anche laici e liberali, come Benedetto Croce e Federico Chabod, avevano più volte fatto. E che il Parlamento europeo non ha voluto inserire nella sua Costituzione, nonostante i ripetuti inviti del Papa. Quando, nel giugno 1980, il Papa s’era recato in Francia, proprio all’Unesco aveva pronunciato uno dei discorsi-chiave del suo pontificato: l’esaltazione del primato europeo della persona e della autodeterminazione dei popoli. Un discorso che fu così commentato dall’arcivescovo di Parigi, monsignor Jean-Marie Lustiger: «Il comunismo è spacciato». C’era ad accoglierlo l’allora Presidente della repubblica Valéry Giscard d’Estaing. Lo stesso che, come presidente della commissione che ha redatto la Costituzione europea, si rifiuterà vent’anni dopo di aprirla con il richiamo ai valori della tradizione cristiana. In molti governanti europei prevale ormai un laicismo intollerante, evidente nella legge voluta da Jacques Chirac, che vieta non solo il velo alle ragazze islamiche, ma anche l’ostensione dei simboli delle altre religioni; e obbliga i sacerdoti a non vestire l’abito nelle scuole dello stato. Eppure Chirac sarà certo presente e commosso alla sceneggiata. Ma né lui, né Gerhard Schröder, né José Luis Zapatero si troveranno nel posto giusto. La convinzione di Giovanni Paolo II, più volte ripetuta, è che ciò che unisce l’Europa non è tanto l’economia, quanto i principi dello spirito. Nel 1988 fece una visita sia al Consiglio Europeo di Bruxelles che al Parlamento di Strasburgo. E non mancò di sottolineare, proprio mentre l’Europa era divisa in due, che una sua qualunque unificazione, «dall’Atlantico agli Urali», non poteva avvenire se non nel senso dei valori cristiani, quelli che Bonifacio, Cirillo e Metodio avevano predicato fra i germani e gli slavi. La tv ci mostrò in tutti i presenti commozione e applausi. Ma erano solo di maniera, dato che poi di quella tradizione cristiana nessuno si è più ricordato. E la Costituzione Europea è nata figlia di N.N. Il Parlamento europeo, del resto, più volte si è espresso contro quei valori, che Giovanni Paolo II proponeva ogni giorno. Basterebbe pensare alla vita, insidiata dalla fecondazione artificiale e dal suo uso scientifico; o alla famiglia, degradata a convivenza casuale e temporanea di qualunque coppia, anche dello stesso sesso. E non è certo un caso che proprio il Parlamento di Strasburgo si sia reso colpevole di una squallida persecuzione verso le idee cristiane, proprio nella persona di un filosofo assai vicino al Papa: Rocco Buttiglione, impedito di assumere una carica solo perché cattolico. Ricordiamo ancora il commento di Romano Prodi a questa inammissibile discriminazione: «anch’io sono cattolico e nessuno mi ha perseguitato ». Chi lo conosce, lo crede senza difficoltà. Ci saranno certo anche i governanti della Svezia. Un paese che ha dato il premio Nobel a un terrorista come Yasser Arafat, ma s’è guardato bene dal concederlo a chi più di tutti lo avrebbe meritato. Ha ragione Joseph Ratzinger, uno dei porporati più in sintonia con Wojtyla: «c’è molta più religione in America che in Europa».


Gianfranco Morra – Libero, 4 Aprile 2005