Escluse le ONG pro-vita e pro-famiglia dall’Assemblea dell’ONU

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Codice: ZI05062704


Data pubblicazione: 2005-06-27


Escluse le ONG pro-vita e pro-famiglia dall’Assemblea dell’ONU


“Non ci sono procedure trasparenti”, afferma Riccardo Cascioli, presidente del CESPAS


ROMA, lunedì, 27 giugno 2005 (ZENIT.org).- Nei giorni scorsi si è svolta a New York l’audizione delle Ong (Organizzazioni non governative) davanti all’Assemblea generale dell’ONU in occasione della revisione quinquennale degli Obiettivi del Millennio, ovvero le strategie raccolte nell’assemblea straordinaria del 2000 per sradicare la povertà.

E’ la prima volta che ciò accade ed è stata salutata come una grande vittoria della società civile. Ma non sono mancate le ombre, come ad esempio l’esclusione delle Ong pro-vita e pro-famiglia da questo appuntamento.

Per conoscere le ragioni dell’esclusione, ZENIT ha intervistato Riccardo Cascioli, Presidente del CESPAS ( Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo).

Come mai questa esclusione di Ong pro-life ?

Cascioli: C’è chiaramente un disegno che viene portato avanti da molti anni per escludere le Ong pro-life e pro-family dai processi decisionali in seno alle varie agenzie e commissioni dell’ONU. Il motivo è semplice: ci sono le potenti lobby anti-nataliste, abortiste, ecologiste e gay che stanno cercando di far passare i diritti riproduttivi (aborto e contraccezione) tra i diritti umani fondamentali e di distruggere la famiglia equiparando a questa le unioni gay e qualsiasi altro tipo di unione.

La strategia è quella di creare documenti internazionali che vadano in questa direzione così da diventare strumenti di pressione nei singoli Paesi che hanno legislazioni di segno diverso. In questa prospettiva le Ong pro-life e pro-family sono dei “nemici” da escludere alla fonte, per non avere intralci. E’ successo anche in questa occasione, non per niente nell’audizione all’ONU si è sentito ripetere molte volte la necessità di inserire esplicitamente i diritti riproduttivi tra le strategie anti-povertà. E diversi sono stati anche gli attacchi alle religioni (ovviamente si intende soprattutto quella cattolica) che discriminerebbero gli omosessuali.

Ma come può accadere una esclusione del genere senza che nessun governo o personalità internazionale sollevi il problema?

Cascioli: Diciamo che a livello di governi c’è una colpevole indifferenza su quanto accade nelle agenzie e nelle varie commissioni dell’ONU, a fronte di una strategia molto ben organizzata delle suddette lobby, che peraltro hanno ormai imposto la retorica della “società civile”, concetto alquanto fumoso che serve da copertura a operazioni politiche che con la società civile hanno poco a che fare.

Vuol dire che le Ong sono in realtà una copertura?

Cascioli: Non le Ong in sé, ma l’uso che se ne fa. Mi spiego: alle Nazioni Unite sono accreditate con diversi status oltre 13mila Ong. All’audizione della scorsa settimana ve ne erano rappresentate circa 200. Su che basi sono state selezionate? Ebbene, non ci sono procedure trasparenti: si è insediata una commissione decisa dal presidente dell’Assemblea generale, formata dai rappresentanti di una decina di gruppi di pressione, ovviamente i più potenti, tra cui movimenti femministi radicali e neo-malthusiani.

Questi hanno scelto le 200 organizzazioni – guarda caso sono state bocciate tutte le Ong pro-vita e pro-famiglia – che hanno parlato in nome della “società civile”. I delegati di tutti i governi del mondo hanno potuto così sentire che la “società civile” – nel quadro della lotta alla povertà – chiede anche i diritti riproduttivi e la legalizzazione delle unioni omosessuali. E chiede una limitazione della libertà religiosa, ovviamente in mezzo a tanti altri interventi più generali e condivisibili sulla lotta alla povertà.

Ma c’è un’ampia fetta di “società civile” che pure lavora per sradicare la povertà e che non si riconosce in questa piattaforma. E dov’era? Chi l’ha ascoltata? Bisogna avere il coraggio di dire che questo tipo di iniziative sono volgari mistificazioni. La verità è che chi paga comanda: certe iniziative hanno un costo e governi e agenzie che pagano decidono anche i partecipanti. Ad esempio l’audizione della scorsa settimana è stata finanziata da Canada, Norvegia e Finlandia: può essere un caso che non ci fossero Ong non in sintonia con le politiche per lo sviluppo di questi governi?