Erode a Gaza

Dal mondo

Vaticano: a Gaza violati i diritti della popolazione

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“Quella appena trascorsa è stata, forse, la notte peggiore da quando è scoppiata la guerra. A causa delle bombe molte persone hanno dovuto lasciare le loro case e fuggire senza poter prendere nulla. Ci sono moltissime persone che ora vagano nelle strade. I soldati israeliani sarebbero un po’ dovunque”. A parlare è il parroco di Gaza, padre Manuel Musallam (SIR). Per descrivere quanto sta accadendo in questi giorni a Gaza \’\’non ci sono parole\’\’. Lo ha detto il Nunzio apostolico in Israele, mons. Antonio Franco (SIR). "C\’è un uso eccessivo della forza nell\’operazione israeliana, che deve essere fermata immediatamente". Così si è espresso il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ieri nel corso di una conferenza stampa al Cairo.
L’ospedale Al Quds di Gaza è in fiamme, dopo essere stato colpito dai tiri incrociati fra forze israeliane e miliziani di Hamas. Stamane il quartier generale dell’Unrwa, l’organizzazione Onu per i rifugiati palestinesi, è stato bombardato dall’aviazione di Israele. L’ospedale ospita 500 persone e non si ha ancora se vi sono uccisi  feriti. I due  gravi incidenti avvengono al 20° giorno dell’offensiva israeliana nella Striscia, che ha come scopo di bloccare i lanci di missili di Hamas contro le cittadine del sud di Israele. Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha condannato il bombardamento degli edifici Onu e ha espresso una forte protesta contro il governo di Tel Aviv. L’edificio ospita circa 700 persone che non possono essere evacuate perché la città è sotto bombardamenti. Finora si registrano 3 feriti. Ban si trova proprio a Gerusalemme dove ha incontrato il ministro degli esteri per verificare le possibilità di un cessate il fuoco che dia respiro agli aiuti umanitari. Ban Ki-moon si è anche espresso in merito al numero delle vittime dell\’offensiva israeliana, arrivato ormai a quasi 1.100 morti, affermando che «ha raggiunto un livello insostenibile».
Intanto l’Osservatore permanente della Santa Sede al Palazzo di Vetro, l\’arcivescovo mons. Celestino Migliore, è intervenuto ieri al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul tema della protezione dei civili nei conflitti armati…

 

L’appello di mons. Migliore: urgente garantire la sicurezza dei civili nelle zone di guerra
La drammatica situazione a Gaza, in Congo, Iraq e Darfur dimostra che non si sta facendo abbastanza per proteggere le popolazioni civili in aree di guerra: è la denuncia dell’arcivescovo Celestino Migliore, intervenuto eri al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul tema della protezione dei civili nei conflitti armati. L’Osservatore permanente della Santa Sede al Palazzo di Vetro ha sottolineato che spesso, per ragioni politiche o militari, vengono violati i più elementari diritti dei civili, in particolare donne e bambini. Il servizio Alessandro Gisotti:

In questo 2009, che segna il 60.mo anniversario della Convenzione di Ginevra, la comunità internazionale deve impegnarsi concretamente a proteggere i civili durante i conflitti armati: è l’appello dell’arcivescovo Celestino Migliore al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Quanto sta succedendo a Gaza, in Iraq, Darfur e nella Repubblica Democratica del Congo, ha rilevato mons. Migliore, dimostra che “la sicurezza dei civili in aree di guerra sta diventando sempre più critica”. L’osservatore vaticano all’Onu ha quindi indicato “tre pilastri” per garantire la sicurezza della popolazione civile: “Accesso degli aiuti umanitari, protezione speciale di donne e bambini e disarmo”.

D’altro canto, ha sottolineato il presule, le violazioni a danno della popolazione civile in molte parti del mondo non sono soltanto un effetto della guerra. Continuiamo, ha costatato con amarezza, a vedere civili utilizzati deliberatamente come strumenti per ottenere risultati politici o militari. In questi ultimi giorni, ha aggiunto, abbiamo visto un fallimento totale nel distinguere i civili dagli obiettivi militari. Quando le armi sono utilizzate senza adottare misure ragionevoli per evitare di colpire i civili, quando donne e bambini sono usati come scudi umani, quando, ha avvertito ancora, è negato l’accesso degli aiuti umanitari a Gaza, vengono distrutti i villaggi nel Darfur e la violenza sessuale devasta la vita di donne e bambini nel Congo, risulta tristemente chiaro che le ragioni politiche e militari passano sopra al rispetto basilare della dignità e dei diritti delle persone e delle comunità.

Mons. Migliore ha quindi ribadito che per assicurare la protezione di civili non basta un rinnovato impegno a rispettare le leggi umanitarie, ma è innanzitutto necessaria una buona volontà politica. Ogni parte belligerante, ha proseguito, deve essere responsabile della protezione degli individui e delle comunità. Il presule ha ribadito che l’aumento delle vittime civili nei conflitti è anche conseguenza della produzione massiccia di nuovi e sofisticati armamenti. Ha quindi ribadito l’urgenza di un Trattato per il controllo del commercio e delle armi ed ha incoraggiato tutti gli Stati a ratificare la Convenzione sulle bombe a grappolo, adottata recentemente.

RADIO VATICANA 15/01/2009 11.23.11
 
A Gaza sempre più arduo far giungere gli aiuti
Gaza, 14. Diventa di ora in ora sempre più difficile la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Soprattutto dopo il bombardamento di uno dei sei Centri sanitari gestiti da Caritas Gerusalemme nel distretto Al Maghazi a Gaza. Sono quasi finite le scorte di medicinali, cibo e coperte, mentre la possibilità di portare aiuti umanitari resta estremamente complessa. La denuncia arriva dalla rete Caritas, che sta cercando di portare avanti i suoi interventi approfittando ogni giorno delle tre ore di tregua concesse ai combattimenti tra israeliani e miliziani di Hamas. Caritas Gerusalemme, aiutata da gruppi di volontari, lavora senza riposo, per dare sostegno a circa 25.000 persone, alloggiate in locali di fortuna nel quartiere di Shati Camp, nella periferia di Gaza. "Le loro case sono distrutte – informa la Caritas italiana – manca il pane perché i forni non funzionano, di notte fa freddo, il sistema fognario è gravemente danneggiato, le immondizie si accumulano, l\’aria è irrespirabile per la polvere e i bombardamenti. I servizi sanitari sono al collasso".
Tramite la rete internazionale la Caritas nei giorni scorsi ha lanciato un appello per raccogliere oltre un milione e mezzo di euro da destinare agli aiuti per superare questi mesi di emergenza. Oltre ad aiuti alimentari per 4.000 famiglie, si prevedono interventi sanitari con cliniche mobili e ambulanze a sostegno di quattro ospedali a Gaza, prodotti per l\’igiene e aiuti economici per 2.000 famiglie, coperte per 1.000 famiglie e assistenza sanitaria d\’urgenza a 1.600 persone.
Sulla situazione nella Striscia di Gaza sono intervenuti anche i vescovi francesi che con una dichiarazione diffusa oggi dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale hanno dato voce alla preoccupazione che i rappresentanti delle religioni in Francia avevano espresso lunedì scorso al presidente Sarkozy incontrandolo all\’Eliseo, riguardo a una serie di atti di antisemitismo, tra i quali anche il tentativo di incendiare la sinagoga di Tolosa. "Come tutti gli uomini di giustizia e di pace", anche i cattolici in Francia – assicurano i vescovi – sono impegnati a promuovere "iniziative di preghiera e di azione" nelle diocesi. "Con i loro fratelli di confessione cristiana, ebraica e musulmana, i vescovi di Francia faranno ogni sforzo per promuovere il dialogo e il rispetto reciproco" e "si uniscono agli appelli del Papa e della comunità internazionale per il cessate il fuoco". La dichiarazione si conclude esprimendo la solidarietà della Chiesa di Francia al Patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Twal che più volte ha auspicato che "l\’Europa sia un ponte al servizio della pace".
La drammaticità della situazione nella città di Gaza e a Jabalia è confermata anche da fonti vicine a una congregazione religiosa che per motivi di sicurezza preferiscono l\’anonimato. Secondo tali fonti – rilanciate dall\’agenzia Sir – "la popolazione è ormai allo stremo: mancano, infatti, cibo, acqua potabile, elettricità". Molte persone "trovano rifugio nelle scuole o in casa di amici e parenti in zone di Gaza dove la situazione sembrerebbe migliore". I più, comunque, "sono attestati nel centro di Gaza". Le persone maggiormente sofferenti per questa situazione sono "anziani e bambini che hanno più bisogno di cure e di assistenza, cose che la situazione al momento non consente". Indubbiamente "la paura è il sentimento più diffuso perché quello che si percepisce è che gli israeliani possano entrare anche nel centro della città da un momento all\’altro e che possano usare armi al fosforo". Analoga, drammatica, testimonianza giunge anche da padre Manuel Musallam, il parroco della piccola comunità della Striscia di Gaza, che conta poco più di tremila fedeli. "Non abbiamo cibo – racconta – l\’acqua potabile scarseggia e i bambini sono terrorizzati".
L\’Osservatore Romano – 15 gennaio 2009
 
Anche The Wall Street Journal lo ammette…
Israele sta commettendo crimini di guerra
Le violazioni di Hamas non sono una giustificazione per le azioni di Israele
L\’assalto che Israele sta dando alla Striscia di Gaza non può essere giustificato come autodifesa. Esso, piuttosto, comporta serie violazioni del diritto internazionale, e include crimini di guerra. I principali leader politici e militari israeliani potrebbero dover rispondere per le loro offese, e venir perseguiti da un tribunale internazionale, o dalle nazioni che praticano una giurisdizione universale per gravi crimini internazionali. Anche i combattenti di Hamas hanno violato le leggi del combattimento, ma i loro misfatti non giustificano le azioni di Israele.
La Carta delle Nazioni Unite ha mantenuto il tradizionale diritto di uno stato di reagire contro un "attacco armato" da parte di un altro stato. Questo diritto si è evoluto fino a comprendere attori che non siano stati, che operino al di là dei confini dello stato che rivendica la propria autodifesa, e presumibilmente questo si applica a Hamas. Tuttavia, un attacco armato comporta serie violazioni della pace. Piccole schermaglie sui confini sono comuni nei punti di conflitto, e se venissero tutte considerate attacchi armati, anche considerando che i fatti in questione sono spesso opachi e non verificabili, gli stati potrebbero facilmente sfruttarle per lanciare guerre di aggressione. Il che è esattamente quanto Israele sembra stia cercando di fare oggi.
Israele non aveva subito un "attacco armato" immediatamente prima del suo bombardamento della Striscia di Gaza. Fin dal primo lancio di razzi Kassam su Israele nel 2002, Hamas e altri gruppi Palestinesi hanno rovesciato migliaia di razzi e granate su Israele, causando due dozzine di vittime e una paura diffusa. Questi, essendo attacchi indiscriminati sui civili, erano crimini di guerra. Più o meno nello stesso periodo, le forze israeliane hanno ucciso più o meno 2700 Palestinesi a Gaza attraverso assassini mirati, bombardamenti aerei, raid di penetrazione, eccetera, secondo il gruppo israeliano per i diritti umani B\’Tselem.
Ma il 19 Giugno 2008 Hamas e Israele hanno iniziato una tregua di sei mesi. Nessuna delle due parti ha perfettamente aderito. Israele ha sostanzialmente rifiutato di allentare il soffocante assedio su Gaza, imposto fin dal Giugno 2007. Hamas ha tollerato il lancio di qualche sporadico razzo – di solito dopo che Israele uccideva o imprigionava membri di Hamas in Cisgiordania, dove la tregua non era applicata. A seconda del rapporto che si legge, o nessuno o 1 israeliano è rimasto ucciso dai razzi, nei sei mesi precedenti questo attacco.
Poi Israele ha rotto la tregua il 4 Novembre, compiendo un raid sulla Striscia di Gaza e uccidendo un Palestinese. Hamas ha reagito con il lancio di razzi; Israele ha ucciso altri 5 Palestinesi. Nei giorni seguenti, Hamas ha continuato con il lancio dei razzi – tuttavia ancora nessun israeliano è morto. Israele non può sostenere di agire per autodifesa contro questa escalation, perchè è stata provocata dalla stessa violazione di Israele.
Un attacco armato non giustificato per autodifesa costituisce una guerra di aggressione. Secondo i Principi di Normiberga, affermati dalla risoluzione 95 delle Nazioni Unite, l\’aggressione è un crimine contro la pace.
Israele ha anche fallito nel discriminare adeguatamente tra obiettivi civili e non civili. Gli F16 e gli elicotteri Apache israeliani, di fabbricazione americana, hanno distrutto moschee, le sedi dei ministeri dell\’educazione e della giustizia, una università, prigioni, tribunali e stazioni di polizia. Queste istituzioni erano parte della infrastruttura civile di Gaza. E quando vengono colpite istituzioni non militari, i civili muoiono. Molti di quelli che sono stati uccisi la settimana scorsa erano giovani reclute della polizia senza alcun ruolo militare. I dipendenti civili del governo guidato da Hamas meritano la protezione della legge internazionale come tutti gli altri. L\’ideologia di Hamas – i cui dipendenti possono condividere o non condividere – è detestabile, ma le nazioni civili non uccidono la gente solo per quel che pensa.
Gli attacchi deliberati su civili che non corrispondono a una stretta necessità militare sono crimini di guerra. Le attuali violazioni di Israele della legge internazionale non fanno che estendere una lunga sequenza di abusi sui diritti dei Palestinesi di Gaza. L\’80% del milione e mezzo di residenti di Gaza sono rifugiati Palestinesi che sono stati obbligati a abbandonare le loro case o che le abbandonarono terrorizzati dagli attacchi terroristici di Israele nel 1948. Per 60 anni, Israele ha negato il diritto internazionalmente riconosciuto dei rifugiati Palestinesi di tornare nelle loro case – perchè non sono ebrei.
Anche se Israele ha ritirato i suoi coloni e soldati da Gaza nel 2005, essa continua a controllare rigidamente la costa di Gaza, il suo spazio aereo e le sue frontiere. Pertanto, Israele rimane una potenza occupante con il dovere legale di proteggere la popolazione civile. Ma l\’assedio sulla Striscia di Gaza che ha preceduto l\’attuale crisi, e che è durato 18 mesi, ha abbondantemente violato questi obblighi. Ha condotto l\’attività economica in una situazione di stallo, ha lasciato i bambini affamati e malnutriti, e ha negato agli studenti Palestinesi la possibilità di studiare all\’estero.
Israele deve rendere conto dei suoi crimini, e gli Stati Uniti dovrebbero smettere di esserne complici con il loro incondizionato appoggio militare e diplomatico.
GEORGE E. BISHARAT
Mr. Bisharat è professore allo Hastings College of the Law di San Francisco
Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Brizzi
The Wall Street Journal 13 gennaio 2009