Dopo lo tsunami arriva l’UNFPA…

La cappa ideologica

Gli amici dello tsunami


Si dice che le tragedie non arrivano mai sole. E infatti, per la popolazione del Sud Est asiatico, dopo lo tsunami arriva l’UNFPA, il Fondo ONU per la Popolazione…

Si dice che le tragedie non arrivano mai sole. E infatti, per la popolazione del Sud Est asiatico, dopo lo tsunami arriva l’UNFPA, il Fondo ONU per la Popolazione. Non erano passate 24 ore dal passaggio del maremoto del 26 dicembre scorso che già l’UNFPA annunciava lo stanziamento di 1 milione di dollari per interventi di “salute riproduttiva, concetto che nasconde l’intenzione di promuovere aborto e contraccezione a livello globale, come vedremo meglio più avanti. Passano ancora pochi giorni e l’UNFPA mette maggiormente a fuoco il suo obiettivo: in un comunicato si afferma che tra le popolazioni colpite ci sono 150mila donne in stato di gravidanza che vanno aiutate e lancia un appello per raccogliere 28 milioni di dollari. Sappiamo, purtroppo, che se queste donne cadono nelle mani del personale dell’UNFPA, di bambini ne nasceranno ben pochi, aggiungendo vittime a vittime. In ogni caso la risposta all’appello non tarda: i primi e più generosi (UN News Service, 14 gennaio) sono i governi del Giappone e dell’Olanda, rispettivamente con contributi straordinari di 5,5 milioni di dollari e di un milione. Nessuna sorpresa, sono tradizionalmente governi molto generosi nel sostenere i piani di controllo delle nascite. E non sorprende neanche che a rispondere all’appello dell’UNFPA siano fondazioni private, come la Fondazione Hewlett – storicamente legata ai programmi per sostenere la diffusione dell’aborto e della contraccezione – che già alla fine di dicembre aveva versato 1 milione e 200mila dollari per sostenere gli interventi di “salute riproduttiva” nei Paesi colpiti dallo tsunami: 900mila per l’UNFPA, 300mila per l’International Planned Parenthood Federation (IPPF), che è la più importante organizzazione non governativa a  promuovere l’aborto nel mondo e che del’UNFPA è il principale partner. Si ha quasi l’impressione che questi signori abbiano in realtà una certa simpatia per lo tsunami, visto che lavorano per lo stesso obiettivo.
Qualcuno penserà che stiamo esagerando, che abbiamo forse delle manie complottistiche; in realtà non facciamo altro che prendere atto di ciò che la stessa UNFPA ha sempre sostenuto. Il Fondo ONU per la Popolazione infatti come “il più grosso fornitore pubblico a livello mondiale di contraccettivi, preservativi e altri elementi essenziali per la salute riproduttiva” e afferma che tali forniture “sono fondamentali per proteggere la salute riproduttiva nelle situazioni di emergenza”. Allora nel comunicato del 6 gennaio, in cui si chiedono 28 milioni di dollari,  l’UNFPA spiega che serviranno per “ristabilire i servizi basilari di salute riproduttiva” in Indonesia, per “ristabilire i servizi di salute riproduttiva”, per l’acquisto di “prodotti di salute riproduttiva” e la promozione della “salute riproduttiva per gli adolescenti” alle Maldive, e per rispondere alle “urgenti necessità di salute riproduttiva” e sensibilizzare sui “servizi di salute riproduttiva di emergenza” in Sri Lanka.
Per saperne di più vediamo cosa troviamo nel manuale dell’UNFPA “Salute riproduttiva nelle situazioni d’emergenza”. Dunque le “necessità di salute riproduttiva” per i rifugiati includono “la garanzia di disponibilità di profilattici gratuiti”. Il manuale descrive anche i “kit di salute riproduttiva”, pensati dall’UNFPA proprio per “l’iniziale fase acuta dell’emergenza”. Ebbene, il kit include: “preservativi, contraccettivi orali e iniettabili” (inclusa la pillola del giorno dopo, che è un abortivo) e “la spirale”. Di questa fornitura fa parte anche il “kit per l’emergenza ostetrica” che ufficialmente dovrebbe garantire condizioni igienico-sanitarie sufficienti per il parto, ma in realtà contiene l’ “aspiratore manuale” che viene usato soprattutto per praticare aborti, ovviamente “sicuri” (secondo la terminologia ONU). I kit sono già pronti nei magazzini dell’UNFPA  in modo da “poterli distribuire immediatamente in caso di terremoti, alluvioni… o altre situazioni di crisi”. Ecco perché l’UNFPA è in grado di “provvedere una risposta rapida alle emergenze, specialmente nelle fasi iniziali può far arrivare forniture di preservativi e altri prodotti nel giro di pochissimi giorni”. Nel 2003 l’UNFPA ha distribuito ben 300 “kit di salute riproduttiva” in 34 “destinazioni d’emergenza”: ogni kit è in grado di coprire una popolazione di 10-15mila persone per un periodo di tre mesi. Sarebbe il caso che i governi occidentali che finanziano l’UNFPA – inclusa l’Italia – guardasse più attentamente a dove vengono spesi i soldi che con tanta generosità i cittadini offrono per soccorrere dei simili in difficoltà.

di Riccardo Cascioli – http://www.svipop.org  17 Gennaio 05