Darwin e l’ideologia evoluzionista

La cappa ideologica

EVOLUZIONISMO: bilancio critico e risposta a Darwin

Lunedì 23 febbraio, al CNR di Roma, si è tenuta un’interessante conferenza sull’evoluzionismo, aperta dall’intervento del prof. Roberto de Mattei. Contrariamente ai numerosi convegni che, un po’ ovunque, segnano l’anno darwiniano (nel 2009 infatti si commemora sia il bicentenario della nascita di Darwin che il 150° anniversario del suo libro L’origine delle Specie), in questo caso non si è trattato di un’ennesima celebrazione della gloria del celebre naturalista inglese, ma di un bilancio critico della sua teoria

Lunedì 23 febbraio, al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), a Roma, si è tenuta un’interessante conferenza sull’evoluzionismo. Contrariamente ai numerosi convegni che, un po’ ovunque, segnano l’anno darwiniano (nel 2009 infatti si commemora sia il bicentenario della nascita di Darwin che il 150° anniversario del suo libro L’origine delle Specie), in questo caso non si è trattato di un’ennesima celebrazione della gloria del celebre naturalista inglese, ma di un bilancio critico della sua teoria.
All’interno del gruppo scelto di scienziati e filosofi, giornalisti, universitari e rappresentanti della Chiesa (tra cui un inviato del Pontificio Consiglio della Cultura, don Tomasz Trafny), si sono susseguiti vari interventi che hanno consentito di inquadrare e approfondire la natura e le conseguenze dell’evoluzionismo.
In apertura il prof. Roberto de Mattei, Vice Presidente del CNR, ha ricordato che l’evoluzionismo era nato come un movimento di rifiuto della Creazione. Ha proseguito poi affermando che «quello che chiamiamo evoluzionismo è un insieme composto da una ipotesi scientifica, più propriamente definibile come “teoria dell’evoluzione” e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto, per distinguerlo dalla teoria dell’evoluzione». «Teoria scientifica e teoria filosofica – ha continuato de Mattei – formano due aspetti distinti di un unico complesso, che hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere, e si sorreggono a vicenda. L’ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. Tra gli evoluzionisti non manca chi ammette il fallimento della teoria scientifica».
E ancora: «D’altra parte, nel campo antievoluzionista, e più precisamente in campo cattolico, non manca chi rifiuta l’evoluzionismo filosofico, ma accetta sul piano scientifico la teoria dell’evoluzione. Si tratta di un giro mentale analogo a quello di alcuni cattolici che fino al crollo del comunismo rifiutavano l’ateismo marxista, ma ne accettavano l’analisi socio-economica, giudicandola scientifica. Tali posizioni, ieri ed oggi, nascono da un complesso di inferiorità nei confronti della cultura laica, caratteristico di chi non si sente sicuro delle proprie idee cattoliche».
Il primo intervento è stato quello di un sedimentologo francese, Guy Berthault, le cui ricerche sperimentali, realizzate in particolare presso l’Istituto di Idraulica di Marsiglia e all’Università del Colorado, sono state pubblicate dall’Accademia delle Scienze francese e da quella russa. Berthault ha mostrato che gli strati nelle rocce sedimentarie non sono il risultato di depositi successivi, come si è creduto per tre secoli, ma di una segregazione meccanica delle particelle che si verifica durante il loro trasporto per mezzo di correnti orizzontali e nel corso del loro deposito dovuto alle variazioni di velocità della corrente.
Ne deriva che la cronologia stratigrafica, fondamento delle cronologie geologiche (che a loro volta sono servite a verificare le datazioni con i radioelementi) è tutta da rivedere. Le lunghe durate sono servite a rendere credibile un’evoluzione che non si riusciva tuttavia a constatare nel corso della storia umana.
Un ricercatore della Commissione per l’Energia Atomica (Francia), Jean de Pontcharra, ha spiegato, mediante l’esempio del potassio-argo, metodo più utilizzato per datare i fossili, che molte ipotesi fatte per trasformare analisi chimiche in date del calendario non sono verificate, cosa che produce un considerevole invecchiamento delle età. La lava emessa durante l’eruzione del Monte St. Helens, nello stato di Washington, nel maggio 1980, risale così a 300.000 anni, 900.000 anni o due milioni di anni, a seconda se analizza la roccia nel suo insieme o le sue singole componenti.
Un chimico americano, Hugh Miller, ha presentato le misure del carbonio 14 che ha appena realizzato sul collagene di ossa di dinosauri. Le date vanno dai 20.000 ai 40.000 anni, quindi si è evidentemente molto lontani dai 60 milioni di anni che vengono dati abitualmente per la scomparsa di questi grandi animali!
Un fisico tedesco, Thomas Seiler, ha dimostrato come la legge meglio attestata in fisica, il principio di degradazione dell’energia (o di entropia crescente), si opponga alla comparsa spontanea di differenti esseri viventi, la quale richiede ogni volta un aumento di ordine e di informazione.
Il prof. Pierre Rabischong, ex Preside della Facoltà di Medicina di Montpellier, servendosi di alcuni esempi tratti dal corpo umano, ha provato che è impossibile spiegare mediante una genesi spontanea la complessità e l’ammirevole inter-correlazione dei nostri organi e delle loro funzioni. Bisogna riconoscere un “programma” preesistente, che deriva da un’intelligenza la cui superiorità salta agli occhi fin dal momento in cui si confronta una protesi con l’organo che tenta di rimpiazzare. Esistono tuttavia equipe multidisciplinari che mobilitano una grande quantità di “materia grigia” per l’organo artificiale più piccolo!
A fine mattinata il prof. Maciej Giertych, genetista presso l’Accademia delle Scienze della Polonia, ha spiegato che con sorpresa ha scoperto che i manuali di scienze dei suoi figli presentano la genetica delle popolazioni e la sua disciplina come la prova dell’evoluzione. La formazione di razze o di varietà, fenomeno molto ben studiato sulle specie domestiche, consiste in una riduzione della diversità del genoma. È quindi l’esatto contrario di un progresso per la specie poiché non appare nessuna novità. Com’è possibile che una teoria considerata scientifica, duecento anni dopo la sua prima formulazione, presenti come “prova” solo l’interpretazione infedele di un fenomeno in realtà contrario a quanto afferma?
Il pomeriggio è stato dedicato agli aspetti filosofici dell’evoluzionismo. Il prof. Alma von Stockhausen, dell’Accademia Gustav Siewert, ha ripercorso l’idea dell’evoluzionismo risalendo, non a Spencer o al Deus sive Natura di Spinoza, come spesso avviene, ma a Lutero che, introducendo l’idea di una incompletezza primordiale, di un non-essere, in Dio, è il vero predecessore di Hegel e della sua idea di un’autorealizzazione consentita in particolare dal compimento della negatività.
L’evoluzione attraverso l’eliminazione del meno adatto secondo Darwin ne è stata così l’applicazione in biologia, allo stesso modo la lotta di classe (con le sue distruzioni) è stata presentata da Marx come un progresso politico.
Il prof. Joseph Seifert, Rettore dell’Università del Lichtenstein, ha fatto un commento critico sulle differenti versioni dell’evoluzionismo: la teoria darwiniana atea, materialista e che nega una Causa intelligente tuttavia evidente; l’evoluzionismo teista, alla maniera di Teilhard de Chardin, che si richiamava a un superuomo biologicamente superiore a noi e la cui coscienza collettiva avrebbe compiuto la divinizzazione del mondo; l’evoluzionismo limitato secondo il quale Dio interviene in certi momenti per assicurare il superamento di soglie quali la vita e la coscienza, o quella dei grandi sottotipi viventi. Si tratta di “racconti di fate”, ma che non è possibile rifiutare soltanto con la filosofia.
Hugh Owen, Direttore del Centro Kolbe (Stati Uniti), ha mostrato con vari esempi come la credenza nell’evoluzionismo abbia frenato la ricerca scientifica falsando lo sguardo dei ricercatori sugli esseri viventi: si è partiti da un presupposto di “non-funzione” di fronte agli organi di cui non si capiva ancora il ruolo, mentre l’ipotesi inversa, secondo la quale tutto ha un senso e un ruolo, è il vero stimolo per la ricerca. Così per vent’anni il 90% del genoma è stato definito DNA “spazzatura” (junk DNA), semplicemente perché ci si interessava solo delle sequenze che codificano le proteine, circa il 10%. Si riteneva che il resto del genoma fosse una sopravvivenza di sequenze un tempo utili durante le tappe precedenti all’evoluzione, ma ormai senza funzione. Alla fine si è quanto meno scoperto che questa parte del genoma svolgeva un ruolo essenziale di regolarizzazione, ma l’ipotesi evoluzionista aveva a lungo dissuaso i ricercatori dall’interessarsene.
Dominique Tassot, Presidente del Centro Studi e Futurologia sulla Scienza (Francia), ha presentato diverse anomalie logiche tipiche dei ragionamenti evoluzionistici: affermazione simultanea di tesi contraddittorie (come il gradualismo negli esseri viventi e l’esistenza di “salti” nell’evoluzione degli animali fossili); uso di un termine confuso come quello di evoluzione al fine di accreditare la tesi non verificata di una macroevoluzione trans-specifica con tutti i fatti legati alla variabilità e agli adattamenti intra-specifici (microevoluzione); estrapolazione sulle durate immense per concludere al contrario di quanto è stato osservato, ecc.
Dopo una discussione finale che ha dimostrato il vivo e profondo interesse dei partecipanti per questo tema fondamentale, il prof. Roberto de Mattei ha ripreso la parola ricordando l’importanza di un dibattito in cui si manifestano chiaramente i limiti della scienza e l’importanza di ristabilire una visione cristiana del mondo che ponga il concetto di Creazione al suo posto centrale portatore di ordine, di finalità e di intelligibilità. Dominique Tassot ha ricordato brevemente che non ci sarebbe stato bisogno di chiedere agli scienziati di rispondere a una domanda fuori dalla loro portata, come la questione delle origini, cosa che era ancora ben compresa dai fondatori della scienza europea fino al diciottesimo secolo. Un società in ordine richiede l’esistenza di un’autorità intellettuale superiore, la quale ci avrebbe risparmiato questa ideologia evoluzionista che oggi invade tutti gli ambiti dell’azione e del pensiero.
 
Corrispondenza Romana n. 1082 del 7/3/2009