Da skinhead a kattolico

Terrorismo

Così Chesterton mi ha riportato al cristianesimo
 
 
Skinhead e militante di gruppi paramilitari da giovane,
grazie all’esempio del grande scrittore inventore di Padre Brown,
abbracciò la storia della letteratura e la fede.
Parla il critico Joseph Pearce.

DI LORENZO FAZZINI
Avvenire, 10/7/08

«Nato in un quartiere povero di Londra, a 15 anni mi sono iscritto al National Front il cui obiettivo era portare la violenza nelle piazze»
«Grazie all’arguzia dal narratore delle storie del prete-detective, ho vinto i miei pregiudizi verso la Chiesa. E ho scoperto autori come Lewis e Newman»

Un passato da skinhead e da membro di organizzazioni paramilitari vicine a Terza Posizione; una traversata nel \’deserto\’ del carcere segnata da Gilbert Keith Chesterton, il grande scrittore inglese che, con i suoi libri, lo ha condotto alla sco­perta della verità del cattolicesimo; un pre­sente di studioso della letteratura anglosas­sone di ispirazione cristiana dell’Otto-No­vecento.

Joseph Pearce, 47 anni, inglese trapiantato in Florida, autore di diversi saggi sull’in­ventore di padre Brown, rievoca qui il suo i­ter esistenziale che l’ha trasformato da vio­lento estremista di destra a cantore della bellezza dei \’convertiti letterati\’.

Come è avvenuta la sua conversione al cattolicesimo?
«Sono cresciuto in un quartiere povero nel­la zona est di Londra nel periodo in cui un vasto movimento migratorio stava causan­do notevoli cambiamenti demografici. L’af­flusso di un gran numero di indiani e paki­stani ha cambiato volto al­l’Inghilterra. A 15 anni mi sono iscritto al National Front, una formazione po­litica che chiedeva il rimpa­trio coatto di tutti gli immi­grati non bianchi. La mia vita ruotava intorno alle manifestazioni di piazza, molte delle quali violente.
  Mi sono riempito la testa con un’ideologia razzista; a 16 anni sono diventato direttore di \’Bull­dog\’, il giornale del settore giovanile del National Front. La mia durezza si amman­tava inoltre di disprezzo verso il cattolicesi­mo sia perché i terroristi dell’Ira erano cat­tolici sia perché avevo assorbito il pregiudi­zio anticattolico di molti inglesi per i quali il cattolicesimo è una religione straniera.
  Nel contesto delle rivolte in Irlanda del Nord il mio anticattolicesimo si espresse in
tutto il suo disgu­sto ».
 

In che modo? 
«Negli anni Settan­ta la campagna di attentati dell’Ira era al colmo e il mio o­dio mi portò a coin­volgermi nella ri­schiosa situazione dell’Ulster. Aderii all’Orange Order, una so­cietà segreta pseudo-massonica il cui uni­co scopo era opporsi al \’papismo\’. Nel 1978 – avevo 17 anni – partecipai alle vio­lenze anticattoliche di Derry: lanciammo bombe incendiarie contro la polizia, ven­nero attaccate case di cattolici e furono saccheggiati negozi di proprietà di cattolici. Divenni sempre più coinvolto nella que­stione- Ulster, stringendo alleanza con i lea­der dei gruppi paramilitari protestanti, l’Ulster Volunteer Force (Uvf) e l’Ulster De­fense Association (Uda). Durante un incon­tro segreto con il settore armato dell’Uvf, mi venne chiesto di usare i miei contatti con gruppi estremisti di altri Paesi, incluso l’italiana \’Terza Posizione\’, in modo da a­prire canali di contrabbando d’armi. In un’altra occasione, un’ \’unità di servizio at­tivo\’ dell’Uvf, una cellula terroristica, mi offrì i suoi \’servizi\’ assicurandomi la sua volontà per assassinare qualsiasi \’obietti­vo\’ avessi voluto fosse \’colpito\’. Nel 1982 venni condannato in base al Race Relations Act per la pubblicazione di materiale che incitava all’odio razziale e fui condannato a 6 mesi di prigione. Non pentito, dopo il mio rilascio continuai a dirigere \’Bulldog\’ e venni nuovamente condannato: mi die­dero 20 mesi. Ho compiuto i 22 e i 23 anni dietro le sbarre. Durante la mia prima de­tenzione Auberon Waugh, figlio del grande scrittore cattolico Evelyn, mi definì \’un e­sempio di gioventù sventurata\’. Aveva ra­gione! Anni dopo, quando il prete che mi stava seguendo nel mio cammino di fede mi chiese di scrivere qualcosa sulla mia conversione, ho iniziato con le prime righe del famoso inno di John Newton che esalta quella \’grazia sorprendente che ha salvato
uno sventurato come me\’».

Altrove, lei ha raccontato che la lettura di Chesterton durante la sua carcerazione ha giocato un grande ruolo durante la sua conversione: è stato convertito da padre Brown? «Durante le dimostrazioni di piazza contro i marxisti, ero irritato dalle loro accuse sul fatto che io, in quanto anticomunista, ero, ipso facto, un \’soldatino\’ del capitalismo.
  Rifiutavo di credere che l’alternativa a Mammona fosse Marx. Qualcuno mi sug­gerì di informarmi meglio sulle idee di Chesterton e Belloc, fautori del \’distribu­zionismo\’. Mi consigliarono di comprare il libro di Chesterton,
The Outline of sanity,

 ma in particolare il saggio intitolato \’Re­flections on a Rotten Apple\’, compreso nella collezione di saggi chestertoniani
The Well and the Sallows.
Mi misi a leggerli.
  Che sorpresa scoprire che si trattava, in lar­ga parte, di un’apologia della fede cattolica! Si può immaginare la mia confusione quando scoprii che non c’erano errori nella logica di Chesterton. La sua arguzia e sag­gezza hanno fatto emergere i miei compia­ciuti pregiudizi contro la Chiesa. Da allora ho iniziato a scoprire la Chiesa come è, e non come i suoi nemici affermano che sia.
  Iniziai a divorare tutto quello che mi capi­tava in mano di Chesterton. Attraverso i suoi libri ho conosciuto Hilaire Belloc, quindi C.S. Lewis e poi John Henri New­man. Durante il mio secondo periodo di detenzione lessi
Il Signore degli Anelli e mi resi conto della sua bontà, della sua ogget­tiva morale e della virtuosa bellezza di cui era intessuto. Sapevo che Tolkien, come Chesterton, Belloc e Newman, era cattoli­co ».

Lei ha dichiarato che «una buona lettera­tura può avere un ruolo chiave nella con­versione delle persone».
«Viviamo in un’era post-teologica e post-fi­losofica. I soggetti cruciali di queste due di­scipline non vengono più insegnati nelle nostre scuole laicizzate. Così ci troviamo a vivere un’epoca ignorante dal punto di vi­sta teologico e filosofico. In un contesto si­mile, per la maggior parte delle persone il cammino verso Cristo mediante la ragione è difficile perché, detto francamente, non è stato insegnato loro come pensare. Se il cammino della ragione è bloccato da un’i­gnoranza insormontabile, possiamo con­quistare le anime a Cristo mediante il pote­re della bellezza. La letteratura, la musica e le arti visive sono come le vetrate colorate nel Medioevo: aiutano coloro che non pos­sono leggere perché parlano con la verità delle immagini. Il Medioevo era un’età pre­letteraria che aveva bisogno delle immagi­ni dipinte sulle vetrate per mostrare la ve­rità alla gente; l’epoca moderna è un’era post-letteraria che ha bisogno delle \’im­magini\’ quali sono la fiction, l’arte e la mu­sica che offrono quegli insegna­menti teologici e filosofici neces­sari per la sal­vezza».

È ottimista o pessimista sul futuro del rap­porto tra Europa e cristianesimo?
«Il cristianesimo sopravvivrà di certo fino alla fine del mon­do, ma non sono sicuro se ciò avverrà an­che in Europa. Mi sembra che troppi euro­pei siano diventati narcisisticamente osses­sionati da se stessi. Pensano solo al proprio interesse e non sono aperti, ad esempio, al­la possibilità di avere bambini o dedicare la propria vita a Cristo. Una cultura simile non può sopravvivere fino a quando non faccia mea culpa e ritorni a Cristo e alla sua Chiesa. Una parte del problema riguarda poi l’Unione europea, uno smisurato mo­nolite di corruzione nepotistica che ha vol­tato le spalle al concetto cristiano d’Europa e ha abbracciato il laicismo fondamentali­sta come sua propria religione di Stato. La corruzione dell’Unione europea non è più sostenibile a lungo termine e nemmeno la cultura di morte che la nutre. L’Unione eu­ropea collasserà, imploderà in un ammas­so di nazionalismi bellicosi. Non so cosa ri­nascerà dalle ceneri dell’Ue, ma so che il cristianesimo sarà ancora parte del destino dell’Europa in quanto è da sempre una componente della sua eredità».