Cristiani in Iraq: gli appelli di Benedetto e l’indifferenza generale…

Libertà religiosa

Lo sterminio ignorato dei cristiani d’Iraq

I musulmani li ammazzano, il governo e gli Usa non li proteggono. E, peggio, l’Italia tace…

di RENATO FARINA

Propongo di mettersi insieme, genitori e figli, se si può. Vi invito a compiere insieme un’operazione domenicale molto semplice. Qualcuno in casa che sappia maneggiare Internet ci sarà. Apra questa pagina: http://www.st-adday.com. Non ci sarà bisogno di essere cattolici praticanti o poco praticanti. Basta avere qualche memoria di noi stessi per restare stupiti. Appariranno scritte arabe.
Ed ecco al centro la figura ingenua di Gesù col cuore trafitto dalle spine. I colori sono quelli della nostra infanzia. Si continui, e si clicchi sulla destra dove c’è un piccolo stemma. Si ingrandirà, e si vedrà apparire la sacra famiglia, la Madonna in trono, con il Bambino in braccio e il suo sposo, ed i re magi e la stella cometa, circondati da una scritta latina: Patriarchatum Babilonensys Chaldeorum. Sono i cattolici caldei di Bagdad. Erano cristiani prima che noi lo fossimo, catechizzati dai magi e poi da Tommaso. La storia biblica, la nostra, è nata lì, ad Ur dei Caldei, dove abitava Abramo prima del grande viaggio che non è ancora finito.

PERSEGUITATI UN PO’ DA TUTTI

Ora a Bagdad i cristiani sono pochissimi. Sono stati cacciati in massa, alcuni uccisi. Sciiti e sunniti obbligano le donne a vestire islamicamente. Le potenze alleate li hanno trattati e li considerano tuttora come oggetto folkloristico. Il governo legittimo non sa che farsene. C’erano cinquanta parrocchie a Bagdad. Sono stato in due occasioni nelle loro chiese, nel 1991 e nel 1999, ero loro ospite, erano un bel gruppo, alcuni suonavano il violino, una ragazza, dal bel profilo semita, mi donò il suo rosario. Dovevano pagare prezzi a Saddam Hussein, non c’era libertà, non si potevano imporre nomi cristiani ai figli all’anagrafe (ma sul fonte battesimale sì). Tuttavia potevano esistere in piena luce, le suore circolavano coi loro abiti, e preti caldei e latini si aggiravano per le strade rispettati, con grandi cappelli e grandi crocefissi. In Iraq questi cristiani erano quasi un milione, con molti vescovi e tanti riti. Non ne restano che poche decine di migliaia. La loro permanenza non rientra nei piani di nessuno, nemmeno di Bush purtroppo, troppo protestante per capire cosa sia una comunità radicata intorno ad un tabernacolo. Peccato. Le religioni sembrano essere ormai solo due: l’islam e la democrazia. Ma la democrazia non può diventare una religione che prescinda dalla fede concreta, dalla vita dei popoli. Non si vive di democrazia, ma è lo strumento perché si possa vivere liberamente. Invece la si è ridotta a una astrazione, a una formalità. Così un prete e tre diaconi sono stati assassinati da miliziani di Al Qaeda nel Kurdistan i primi di giugno nell’indifferenza di tutti. Un pullman di professori e studenti in viaggio è stato sequestrato da dieci automezzi di banditi islamici. Li hanno rilasciati venerdì a caro prezzo, con oro e dollari, come capitava agli ebrei con le Ss e la Gestapo. Nessuno si occupa di questi cristiani. Invano Benedetto XVI è un mese che insiste sul loro destino, li piange e compiange, cerca di richiamare l’attenzione su di loro. Ha smesso persino per un istante di insistere sui temi della famiglia per non distrarre da questo allarme. C’è una diaspora in corso, un’infamia lì, in Medio Oriente, e nessuno fa nulla. Neanche noi. Neanch’io. Possibile che il nostro governo non trovi la forza di un atto pubblico e forte. Dài Prodi. O almeno tu, Veltroni, ti occupi di Africa, gira il collo verso la Mesopotamia. D’Alema, tratta i cristiani come hai fatto con gli Hezbollah del Libano, fa’ due passi con il Patriarca Delly per le vie di Kirkuk, o Mosul, o Ninive. Ma va’. Mi piacerebbe accompagnarti. Sarebbe qualcosa di grandioso e bellissimo.
QUEL CONVEGNO INFAME

Non ce l’ho coi musulmani. E neanche con le potenze occidentali che in Iraq se ne infischiano nel modo più assoluto della fede che li ha generati alla civiltà. (Sul serio? Sì. Gli americani a Bagdad hanno usato le chiese cattoliche e i collegi come depositi e caserme). Io ce l’ho con noi. Noi italiani. Venerdì il Parlamento invece di ospitare una mossa corale contro le persecuzioni di cristiani e di fedeli di qualsiasi confessione, ha trovato il modo di dare casa a un convegno in cui si dicevano infamie sulla Chiesa cattolica accusata di pedofilia. Sarebbe questa la passione per l’umanità che anima questo Paese così sensibile? Il 4 luglio è indetta una manifestazione a piazza dei Santi Apostoli a Roma. L’idea è stata di Magdi Allam, un musulmano, al quale va la nostra riconoscenza. Ha aderito il Vicario del Papa, cardinal Camillo Ruini. Libero ha già sottoscritto. Non è una piazzata contro nessuno. Ma è perché non sia disperso il sacrificio di questi nostri fratelli. Perché possano restare. Dove ci sono cristiani intorno a un sacerdote, si sta meglio, c’è un tepore di misericordia. Sarebbe bello se vi aderissero ministri e sottosegretari, vescovi e rabbini, imam e anticlericali, deputati di destra e di sinistra. Non è qualcosa di politico, ma un evento che può riscattare la politica. Intanto questa domenica, per capire il destino di chi c’è in ballo, digitate http://www.stadday.com/.


LIBERO 24 giugno 2007