Creeremo superuomini, come dice Amato, o supermalati?

Vita: politiche di bioetica

CONTROINDICAZIONI

La medicina promette, ma i bugiardini dei farmaci e dei centri di FIV mettono le mani avanti

di Francesco Agnoli Ho letto in questi giorni, a firma Giuliano Amato, che siamo “di fronte alla nuova e stupefacente possibilità di far nascere degli esseri umani al solo scopo di assegnarli a un compito specifico, per esempio badare a impianti nucleari, avendo manipolato il loro Dna in modo da renderli immuni alle radiazioni” (la Repubblica, 12/10/2004).
Davvero? Se Amato ha ragione sembra che l’uomo ce la stia facendo!

E’ dal Settecento che ci proviamo, da quando i filosofi illuminati indicano la strada della Ragione. Dicono che dopo le tenebre del Medioevo è venuta la luce; che questa luce è tutta in noi, nella nostra ragione, nelle nostre capacità, che ci attende un futuro meraviglioso, il dominio sulla vita e sul tempo. Condorcet, in un trattatello di 150 paginette, “Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano”, traccia una storia universale, delineando il passato come grottesco, mostruoso, fino all’epoca gloriosa dei lumi e della Rivoluzione, alba di una nuova umanità. Finisce suicida in carcere, per sfuggire alla ghigliottina giacobina, splendida invenzione di un medico, il dottor Guillottin, che l’ha creata per accelerare i lavori, e rendere la morte meno dolorosa (una prima forma di eutanasia di Stato?). Circa negli stessi anni Rousseau, mentre posteggia i 5 figli in orfanatrofio, spiega che l’uomo è naturalmente buono. L’Europa dei saggi applaude, lieta di sbarazzarsi, con un colpo di penna, del vecchio peccato originale. In Italia, forse perché paese un po’ arretrato, Monaldo Leopardi predica a suo modo contro i rischi politici di una simile mentalità. Sembra, al nobile di Recanati, che le ricette umane di salvezza siano un tantino presuntuose, e potenzialmente sanguinarie nella loro schematicità razionalista e ideologica. Suo figlio Giacomo, invece, ben diverso dal padre, proclama fieramente il suo materialismo, ma ride delle “magnifiche sorti e progressive” promesse dagli illuministi: gli sembra che gli uomini facciano come quei mendicanti pulciosi che vagano spacciandosi per persone ricche e potenti. Forse, essendo un poeta, non può capire.

Oggi pare arrivato il momento: dopo essere andati sulla Luna, benché qualche miscredente si ostini a negarlo, faremo bimbi sani e belli, immancabilmente; li sapremo fare, addirittura, “immuni dalle radiazioni nucleari”, quasi immortali; li faremo in laboratorio, e poi, con gli avanzi, gli embrioni soprannumerari, sconfiggeremo un sacco di malattie.
Dicono illustri personaggi che in Italia, forse (ma a questo avverbio non danno molto peso), guariranno 10-12 milioni di malati, su una popolazione di circa 56 milioni; Kerry assicurava pochi giorni fa che negli Usa si cureranno circa 100 milioni di persone, su 280 milioni di abitanti (la Repubblica, 8/10/2004)!
Sono prospettive straordinarie, come le promesse elettorali.

Superuomini o supermalati
Riesce difficile però, pur apprezzando i progressi della scienza, conciliare tutta questa felicità prossima ventura con notizie di attualità spicciola: vengono alla mente i magnifici effetti del Lipobay, che causò decine di morti nel recente 2001; oppure quelli della Cisapride, oppure il caso dell’antinfiammatorio Viox, uno dei medicinali più venduti al mondo, pubblicizzato con 100 milioni di dollari l’anno, appena ritirato dal commercio perché accusato di aver provocato, solo negli Usa, in cinque anni, 27 mila infarti (L’Espresso 28/10/2004).
La perplessità aumenta leggendo le controindicazioni descritte nei bugiardini dei medicinali, tra le quali compare talora l’enigmatica “possibilità di esito fatale”, oppure quelle indicate nei consensi informati proposti dai centri di fecondazione artificiale a coloro che vi accedono.
Il consenso informato del Sismer, ad esempio, pur essendo un capolavoro di equilibrismo, accenna a determinati rischi: sindrome da iperstimolazione ovarica, lesioni a organi interni durante il prelievo di ovociti, ascessi ovarici e peritoniti, sistema di coltura non affidabile, gravidanze tubariche e multiple, deficit fisici e/o mentali nei parti trigemini, implicazioni a lungo termine nella salute dei nati e aneuploidie dei cromosomi sessuali, nel caso di Icsi… Si dice anche che “non esistono attualmente tecniche che possano assicurare che l’embrione trasferito o da trasferire non sia affetto da patologie infettive, congenite o geniche” (sito internet).

Non è ben chiaro, cioè, se creeremo superuomini, come dice Amato, o supermalati; se sia più facile fare un antinfiammatorio senza gravi effetti collaterali o produrre in vitro un bambino. Ma quand’anche divenissimo immortali, corporalmente perfetti, che senso avrebbe? Basterebbe a saziare l’inquietudine e le esigenze del cuore? Il senso è una direzione, un approdo, e anche viaggiare nel vagone più lussuoso, nel migliore dei mondi possibili, appare assurdo, se la prospettiva è quella di non arrivare mai.

Il Foglio 11 nov. 04