Cosa c’è dietro Zapatero e le sue leggi…

La cappa ideologica

Gratti lo zapaterismo e trovi l’anticattolicesimo della Spagna anni 30


C’è qualcosa di violento e di irrazionale, in quanto sta facendo il premier Zapatero, e cioè nel suo tentativo di abolire, per legge, la realtà, i termini e i concetti stessi di “padre” e di “madre”. Qualcosa che ha radici lontane, rintracciabili almeno a partire dall’epoca della guerra civile spagnola. In quegli anni terribili, in Spagna…


di Francesco Agnoli

C’è qualcosa di violento e di irrazionale, in quanto sta facendo il premier Zapatero, e cioè nel suo tentativo di abolire, per legge, la realtà, i termini e i concetti stessi di “padre” e di “madre”. Qualcosa che ha radici lontane, rintracciabili almeno a partire dall’epoca della guerra civile spagnola. In quegli anni terribili, in Spagna, il sangue scorre a fiumi, in un conflitto che sembra ripercorrere alcune tappe della rivoluzione comunista. Se in Russia i bolscevichi avevano sistematicamente eliminato gli zaristi, gli odiati borghesi, e i credenti, e in un secondo tempo anche i vecchi “amici”, e cioè i socialisti rivoluzionari, i menscevichi, gli anarchici, e i contadini delle armate verdi, analogamente in Spagna il composito mondo della sinistra regola al suo interno, con estrema ferocia, le proprie divergenze, mentre fa fronte unito nella lotta contro il nemico comune, il cattolicesimo. Le chiese vengono distrutte, incendiate a centinaia; tra il 1931 ed il 1939 vengono uccisi 13 vescovi e oltre 6.800 religiosi; le tombe vengono profanate, scoperchiate e i cadaveri delle suore vengono rovesciati nelle strade e deturpati. Si procede addirittura alla fucilazione di statue rappresentanti Gesù Cristo: azione simbolica, come lo era stata l’eliminazione delle statue di Notre Dame ai tempi della rivoluzione francese, per affermare una ribellione totale nei confronti del principio di autorità, così intimamente connesso al concetto di paternità, di ordine naturale, di legge, di limite. Non c’è Dio al di sopra dell’io, perché siamo “al di là del bene e del male”, urlano i rivoluzionari, esprimendo un concetto che non dispiace al dittatore tedesco Adolf Hitler, il quale non solo non si impegna molto volentieri al fianco dei franchisti, ma addirittura finirà per affermare, nei suoi discorsi a tavola, che “se non fosse stato per il pericolo che il bolscevismo prendesse il sopravvento in Europa non avrei fatto niente per oppormi alla rivoluzione in Spagna: i preti sarebbero stati sterminati.” Anche molti intellettuali europei si richiamano volentieri agli orrori spagnoli, come in questi stralci di un manifesto contemporaneo: “A partire dal 10 maggio 1931 (in Spagna) la folla ha incendiato le chiese, i conventi, le università religiose… Cinquecento edifici distrutti all’inizio non chiuderanno questo bilancio di fuoco… Distruggere con ogni mezzo la religione, cancellare fin le vestigia di quei monumenti di tenebre… Tutto ciò che non sia violenza quando si tratta di religione, di quello spaventapasseri che è Iddio, dei parassiti della preghiera, dei professori della rassegnazione, è paragonabile al patteggiamento con quel verminaio del cristianesimo che deve essere sterminato”. Tra gli autori vi sono André Breton, Paul Eluard, Aragon: personaggi che dietro una patina di comunismo materialista, nascondono una grande passione per il mondo dell’irrazionale e dell’occulto. E’ la stessa dei poeti maledetti francesi, degli scapigliati italiani, e più avanti, di parte del mondo sessantottino e della controcultura. I tre sono vicini alle idee del Dadaismo di Tzara, esaltatore della “follia aggressiva” e del disordine, nemico di ogni logica e di ogni morale. Per loro, come per i nichilisti di tutte le epoche, “c’è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere”: eliminare i punti fermi, ogni principio, ogni riferimento oggettivo, per affermare il proprio io, l’immediatezza e la spontaneità violenta, impersonale ed irrazionale di ogni istinto. Non respingono, come superficialmente si sostiene, i mali dell’autoritarismo, né le stanche “convenzioni” morali borghesi, ma l’autorità insita nelle cose, ciò che si impone per natura, come ad esempio la famiglia, o il ruolo del padre: “Ogni forma di disgusto suscettibile di diventare una negazione della famiglia è Dada; la protesta a pugno di tutto l’essere intento a un’azione distruttiva è Dada… fiducia indiscutibile in ogni dio prodotto immediato della spontaneità: Dada” (M. De Micheli, “Le avanguardie artistiche del Novecento”, Feltrinelli). Tutti e tre, Breton, Eluard e Aragon, avevano dato vita, nel 1924, al manifesto del Surrealismo: un movimento in cui il ribellismo si coniuga strettamente all’amore per la magia, i tarocchi, le droghe e le esperienze paranormali. I motti di questa avanguardia sono in fondo quelli che gli eredi del Surrealismo, i Situazionisti, avrebbero rilanciato, consegnandoli al ’68: “I vostri desideri sono la realtà” e “L’immaginazione al potere”. A questa storia e a questi slogans occorre rifarsi, per comprendere la “violenza” irrazionale di Zapatero e delle sue leggi.

Il Foglio, 21 luglio 2005