Coraggioso (ma confuso) Sirchia: Sì al ticket sull’aborto

Famiglia: politiche familiari

Aborto, parla il ministro della Salute Sirchia
“Nel 1981 votai per l’abrogazione. La 194 va capita”
“Per me è sempre un omicidio la legge deve servire a evitarlo”
“Mi hanno dato del talebano, ma serve una riflessione”

ROMA – “Nel 1981 ho votato a favore del referendum che chiedeva l’abrogazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Perché ritengo che l’aborto sia un atto grave, lesivo dei diritti del concepito e della società. Prima di ricorrere ad un atto violento e cruento, che sopprime una vita, in sostanza un omicidio, contrario alla mia morale, si può intervenire con altri sistemi. Lo accetto solo se è in grave pericolo la salute della donna”.


Prima di rispondere alla raffica di polemiche dopo le sue dichiarazioni sulle correzioni possibili alla legge 194, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, non rinuncia a ribadire il suo pensiero.



Non si sente isolato? Anche l’onorevole Cicchitto, portavoce del presidente del Consiglio, è stato molto duro.
“Cicchitto può dire quello che vuole. Ma chiedo di essere libero di esprimere una proposta come gli altri, pretendo di essere rispettato per le mie idee. Sono stato subissato d’insulti, d’improperi, intimidazioni, tutti atti che non fanno onore a chi li pratica. Credo che a questo punto la libertà di espressione non esista più. Mi hanno dato del talebano, ma io sono convinto che ora serva una riflessione che anche molti altri fanno davanti ai dati sulle interruzioni di gravidanza, che sono diminuite negli anni, ma che ora presentano un fenomeno nuovo, cioè l’aumento massiccio delle donne immigrate che fanno ricorso all’aborto”.



Ma lei vuole cambiare la legge 194?
“Non ho mai parlato di revisione della legge. Si discute di cose che non si conoscono, di parole riportate male dai mezzi d’informazione”.
 


Vuol chiarire la sua posizione?
“Ho detto che in una fascia di popolazione di donne immigrate l’aborto viene usato come metodo anticoncezionale. Allora è giunto il momento di riflettere su come la 194 è stata applicata. È una legge non finalizzata a favorire l’interruzione della gravidanza, ma a sostenere la maternità. Prevede l’aborto quando la donna vive una situazione di profondo disagio sociale ed economico, senza soluzioni concrete. È il caso di una donna incinta, povera, abbandonata dal marito, che ha già due figli, e che chiede di abortire. Una situazione che oggi riguarda in massima parte le donne immigrate”.



Cosa si dovrebbe fare?
“Quando ero assessore al Comune di Milano, passò una delibera molto contestata, che dava un sostegno economico alle donne che rinunciavano all’aborto. Una decisione ripresa poi dal governo bavarese”.



La 194 lo permette?
“Mi sono chiesto e chiedo: la società è cambiata, gli immigrati sono in continuo aumento, non parlano la nostra lingua, hanno difficoltà ad inserirsi, non capiscono le nostre leggi. Serve una mediazione culturale. Questo ci porta alla revisione delle funzioni dei consultori che devono sostenere la maternità consapevole delle donne”.



Quindi la legge resta come è?
“Non ho mai parlato di rifare la 194, ma di ripensare come la legge viene applicata. Inviterei tutti quelli che gridano allo scandalo a ragionare, sempre nel rispetto delle donne e della gravidanza. Il fenomeno dell’aborto è in calo, ma non tra le donne immigrate che lo usano come sistema anticoncezionale, mentre esistono sistemi di pianificazione familiare più semplici. Allora devono essere i consultori a informare, convincere ad usare altri metodi, ma spesso non lo fanno, si limitano a verificare che il caso rientra nei limiti di tempo previsti dalla 194. Vorrei ricordare che il sostegno alla maternità non è un principio talebano, ma nasce sotto Caligola, e non mi risulta che fosse un imperatore cattolico. È un diritto della società tutelare i concepiti e fare di tutto per evitare che vengano distrutti a causa di una questione economica o di disagio sociale”.



La legge 194 permette un ripensamento della sua applicazione?
“Basta applicare l’articolo 5 che afferma con chiarezza che il disagio delle madri va sostenuto dallo Stato con interventi opportuni. Eviterei di fare inutili drammi, non c’è bisogno di mettere in campo grandi cose: occorre tutelare la maternità delle donne immigrate e delle giovanissime, attraverso una mediazione culturale ed economica che impedisca l’uso dell’aborto come strumento anticoncezionale”.



Come?
“Attraverso l’inserimento sociale della donna, la mediazione con i datori di lavoro, sostituendo economicamente il padre che non è in grado di mantenere il figlio. La scorciatoia dell’aborto invece è un trauma per la donna e lede i diritti sacrosanti del concepito”.



Quindi ribadisce il diritto del feto alla vita?
“La 194 non è una legge nata per autorizzare l’aborto comunque. Nel pensare comune invece la 194 è diventata sinonimo dell’interruzione di gravidanza. Ma non è solo quello, perché invece detta le linee per evitare l’intervento”.



Passiamo ad un’altra legge che ha provocato molte polemiche: quella sulla procreazione assistita. Le linee guida non sono ancora state pubblicate.
“Saranno sulla Gazzetta Ufficiale la prossima settimana”.



Gli embrioni conservati nei centri, che fine faranno?
“Gli embrioni abbandonati verranno trasferiti nel centro di conservazione di Milano, gli altri rimarranno a disposizione della coppia”.



Altro punto dolente l’obbligo dell’impianto di tre ovuli.
“Le cose bisogna leggerle prima di commentarle e magari criticarle. Non è una norma coercitiva, se la donna e il ginecologo vogliono differire l’impianto è possibile. Si valuterà caso per caso, in base alle condizioni di salute della donna. Non esiste quindi l’obbligo di inserire tutti gli embrioni. Poi, tra tre anni, le linee guida potranno essere riviste e modificate perché nulla è perfetto”.



Sarà istituito il super commissario per la lotta alle droghe?
“Certo. È previsto dal disegno di legge presentato dal vicepresidente Gianfranco Fini. È un provvedimento ottimo, rende più forte, più rapida l’azione di contrasto al consumo delle sostanze stupefacenti. Presto il ddl andrà in Parlamento”.



Sottrae competenze e fondi anche al suo ministero?
“Ogni dicastero interessato conferirà il personale e le risorse necessarie alla centralizzazione dell’attività”.
Quali sono gli obiettivi del nuovo ministero?
“Vanno dalla distruzione delle coltivazioni nei Paesi produttori al contrasto dello spaccio. Il recupero del soggetto drogato attraverso le comunità terapeutiche che verranno incrementate e l’inasprimento delle pene come deterrente”.


MARIO REGGIO
(C) Repubblica, 10 agosto 2004