Conversioni anomale…

Dal mondo

BLAIR, IL CONVERTITO… MA A CHI?


Blair convertito al cattolicesimo? Niente a che vedere con le grandi figure dei convertiti inglesi come il Cardinal John Henry Newman o Gilbert Keith Chesterton, ma forse non dipende tutto da lui… Vediamo chi è la guida spirituale che ne ha seguito il percorso e che da anni gli ha amministrato in più occasioni la Santa Comunione…

Intanto il Santo Padre l’ha ricevuto e durante il «franco confronto» nella biblioteca vaticana, Benedetto XVI gli ha rammentato alcuni provvedimenti presi dal suo governo: l’aborto per le minorenni, la ricerca sulle cellule embrionali, l’adozione per le coppie gay, la guerra in Irak…

Il giorno successivo durante l’Angelus parlando di S. Giovanni Battista il Santo Padre ha detto: «Da autentico profeta, Giovanni rese testimonianza alla verità senza compromessi. Denunciò le trasgressioni dei comandamenti di Dio, anche quando protagonisti ne erano i potenti. Così, quando accusò di adulterio Erode ed Erodiade, pagò con la vita, sigillando col martirio il suo servizio a Cristo, che è la Verità in persona. Invochiamo la sua intercessione, insieme con quella di Maria Santissima, perché anche ai nostri giorni la Chiesa sappia mantenersi sempre fedele a Cristo e testimoniare con coraggio la sua verità e il suo amore per tutti».
A buon intenditor poche parole…

1) Ma siamo sicuri che Blair è cattolico? di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro


2) A Londra lo chiamano il missionario dei vip.

1)


Ma siamo sicuri che Blair è cattolico?

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

Tony Blair di qui, Tony Blair di là, bravo bravissimo, di qualità! Come di fronte a un novello Figaro, è scoppiato l’amore di un certo mondo cattolico per l’ex primo ministro inglese. Motivo? Pare che Blair voglia convertirsi alla Chiesa di Roma. Però c’è una questione che non ci convince. Va bene plaudire all’aplomb britannico di Tony, il quale maneggia questa conversione quasi si trattasse di nitroglicerina: va avanti da anni, piano piano, senza dire ancora sì o no, per non irritare la Chiesa anglicana rischiando di sconvolgere le tradizioni della Corona d’Inghilterra.

Ma il punto cruciale è un altro: un uomo politico, e che ha governato una nazione importante, va giudicato in ragione della casacca che indossa, o piuttosto sulla base di ciò che fa? Detta brutalmente: Blair è bello e buono se diventa cattolico; e invece brutto e cattivo se rimane anglicano? Si tratta di capire che cosa vuol dire convertirsi per un uomo che ha esercitato il potere pubblico ai massimi livelli. Un uomo al quale la legge degli uomini e la legge di Dio affidano un compito appassionante e terribile: promuovere il bene comune. Perché governare, fare alleanze politiche, gestire una nazione, scrivere leggi significa in una sola parola questo: lavorare per il bene del tuo popolo. Ora, qui bisognerà intendersi una volta per tutte: Tony Blair o Angela Merkel, Romano Prodi o Luis Zapatero, non meritano dieci con lode o quattro in pagella in ragione della fede che professano, o che non professano.

Il voto dovranno guadagnarselo sul campo. Altrimenti certi battimani un po’ infantili per il Blair che si converte servono solo ad aumentare la confusione nello stesso accampamento cattolico. Alimentando quel mostro concettuale che è il «prodismo clericale»: cioè l’idea – che tanti danni ha fatto e continua fare al nostro povero Paese – in base alla quale Romano Prodi «è uno di noi, è cattolico, va a messa la domenica, ergo va votato». Un’assurdità che copre come un velo pietoso le contraddizioni e gli svarioni infilati dal nostro uomo in tutti gli snodi etico-giuridici più clamorosi, dalla fecondazione artificiale alle coppie gay, passando per l’aborto.

Ora, si dà il caso che la Gran Bretagna del «convertito» Tony Blair sia oggi uno dei Paesi più permissivi al mondo in materia di manipolazioni sulla vita umana. Apripista dell’aborto legale nel 1967 con l’Abortion Act, l’Inghilterra è la patria della fecondazione artificiale, che è stata disciplinata con generosa larghezza nel 1990. È nella terra di Albione che negli anni Ottanta fu inventato dal Comitato di Lady Mary Warnock il concetto di pre-embrione, funzionale a dare il via libera all’uso di esseri umani come cavie di laboratorio.

Ora, non risulta che Blair abbia mostrato segni di un pur pallido ripensamento su questa linea, che è lontana anni luce dalla dottrina sociale della Chiesa in campo bioetico. Nulla ha fatto o ha detto quando era un potente e popolarissimo primo ministro; nulla ha detto o fatto ora, che sembra avvicinarsi alla sua «conversione». Intendiamoci: non è che per riconoscere l’umanità del concepito ci voglia il battesimo o la fede cattolica. Però, mister Blair, un pochino di coerenza, please. Perché qui sta il nocciolo della questione: se Blair desidera abbracciare sinceramente il Credo cattolico, che qualcuno spieghi a lui e ai suoi fans che non si tratta di iscriversi al Circolo degli amici del Bridge, o al Club dei politici golfisti. E che sarebbe segno di una vera conversione ascoltare Tony Blair che sconfessa pubblicamente quegli atti e quelle leggi che, obiettivamente, fanno a pugni con la sua nuova fede.

Thomas Stearns Eliot, inglese e cattolico, aveva ben compreso che la cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo: «Un uomo di Stato – scrive Eliot nel ’39 – scettico o indifferente che operi in un quadro di riferimento cristiano potrebbe essere molto più efficace di un uomo di Stato praticante costretto a conformarsi a un quadro di riferimento secolarizzato». Ogni riferimento a fatti e personaggi reali è puramente voluto.


Il Giornale n. 153 del 2007-06-30



2)


A Londra lo chiamano il missionario dei vip.

Father Seed, il francescano che (forse) ha convertito Blair


Oggi Tony Blair viene ricevuto in udienza da Benedetto XVI. Ieri il Daily Telegraph titolava su un imminente annuncio della sua adesione alla chiesa cattolica. A Londra vive uno strano personaggio che sembra alla base di questa come di altre “conversioni” di parlamentari e vip. Conversione è parola non grata tra i cristiani ecumenici, tanto più in Gran Bretagna dove con difficoltà sono stati intessuti sottili equilibri specie tra anglicani e cattolici. I quali, pur fedeli alla Corona, hanno patito di riflesso del sospetto e diffidenza che, a partire dai complotti contro Elisabetta I, passando per la Congiura delle Polveri e gli assalti di Luigi XIV fino a quelli dell’Ira, la loro chiesa e soprattutto certi suoi adepti, hanno nel tempo suscitato. Il meno entusiasta di un certo tipo di proselitismo è il primate cattolico Cormac Murphy-O’Connor che continua per la strada tracciata dal suo predecessore, cardinale Basil Hume, verso una reciproca fiducia e integrazione e che potrebbe presto portare all’abolizione del divieto per un presente o futuro monarca di sposare un cattolico o una cattolica. Father Michael Seed, il francescano sui generis che ha già reclutato la duchessa di Kent e punta ad altri reali, che da anni celebra messa a Downing Street e che si è lasciato sfuggire che Tony vuole divenire diacono ma senza attendere i tre anni richiesti, è quindi più fonte di apprensione che di trionfalismo. Specie ora che ha pubblicato un libro di memorie a dir poco conturbanti. Per anni uno dei suoi amici vip ha insistito e alla fine il frate ha ceduto, anche se ora – a libro uscito e con ben tre prefazioni di cui una di Ann Widdecombe, conservatrice di ferro diventata cattolica e l’altra di Jeffrey Archer, ex politico, scrittore di successo e pur sempre vip anche se ex galeotto – dice che forse non avrebbe dovuto scriverlo. La Widdecombe che ha corretto la grammatica ne è rimasta scandalizzata. Father Seed, che ha appena compiuto 50 anni, nato a Manchester da una ragazza madre irlandese fu adottato da un secondino che, da ubriaco, usava su di lui e sulla moglie tossicodipendente la verga per i detenuti e che lo violentò dall’età di 5 anni. Quando ne aveva 8 la madre, che pur dimenticandosi di dargli da mangiare, un po’ di affetto glielo aveva dato, dopo aver tentato più volte il suicidio, si gettò sotto un treno. Poco tempo dopo anche il padre morì. Passato da una scuola per ragazzi disadattati all’altra a 16 anni apprese di non esser figlio di quelli che considerava i suoi genitori (da qui il titolo “Nobody’s child”, figlio di nessuno) e si avventurò in un’esistenza di lavoretti e lavoracci precari, di ostelli equivoci, di umanità malandata e disadattata. Nonostante uno sprazzo di serenità alla scuola superiore dove arrivò per il rotto della cuffia (è affetto da grave dislessia) e dove trovò ispirazione in un professore di arte che gli rivelò che nel mondo “ci sono pure persone normali che non vogliono farti a pezzi”, finì in un ricovero per sottobosco umano. Sempre buono e affabile, come impermeabile a tutto ciò che aveva visto e passato, sempre cercando di aiutare gli altri e sempre in ricerca di un approdo spirituale. Father Seed racconta di aver tentato varie chiese, da quella anglicana all’Esercito della Salvezza ai battisti fondamentalisti. La madre adottiva, cattolica come quella naturale, lo aveva però battezzato cattolico e fu qui che alla fine trovò pace e famiglia. All’inizio fu tentato dai frati certosini per chiudersi nel silenzio ma, socievole chiacchierone e pettegolo com’è, ha trovato il posto suo tra i francescani della Redenzione, ordine in cui è entrato nel 1979. Ordinato sacerdote nel 1986, dal 1988 è cappellano della cattedrale cattolica di Westminster e responsabile ecumenico dell’arcidiocesi stessa. L’hanno chiamato, orecchiando Dostoevskij, il Gran Convertitore, il missionario dei vip e il cappellano delle celebrità. La sua attività missionaria raggiunse l’apice quando un certo numero di anglicani tradizionalisti e conservatori, dopo il sacerdozio anglicano alle donne, si ricongiunse al gregge romano. Quanto a Blair si sa che Hume lo richiamò per l’abitudine di far la comunione; Seed ha rivelato di amministrargliela da anni, il che ai suoi occhi lo rende cattolico. Una cosa è certa: né lui né altri lo ribattezzeranno, il battesimo è un sacramento irripetibile.


Il Foglio 23 giugno 2007