Cina: martiri ed eroi cristiani. Un libro per non dimenticare…

Libertà di educazione


Il Card. Giuseppe Zen Ze-kiun 
ci presenta il volto luminoso della storia


I confessori e i martiri della Chiesa di Cina appartengono all’intera cristianità ed è nostro dovere, oltre che diritto, presentare le loro testimonianze perché alimentino la fede dei cristiani di tutto il mondo”…


 

“Quanti innocenti condotti come pecore al macello…”


Cardinal Giuseppe Zen Ze-kiun
Vescovo di Hong Kong


Nel febbraio del 2006, mentre ero a Roma per essere fatto cardinale, ho celebrato una Messa per i cattolici della mia nazione, la Cina, durante la quale ho detto: “Il colore rosso che indosso esprime la disponibilità di un cardinale a versare il proprio sangue. Ma non è il mio sangue che è versato: sono il sangue e le lacrime dei numerosi eroi senza nome della Chiesa ufficiale e sotterranea che hanno sofferto per essere fedeli alla Chiesa“.
Tra i numerosi cattolici che sono stati imprigionati per trenta o più anni in Cina, non sono pochi coloro che ci hanno lasciato le loro memorie. Molte di esse sono state tenute nel cassetto per un lungo periodo. C’erano motivazioni valide per farlo: non si volevano urtare le autorità politiche e mettere ancor più in pericolo i nostri fratelli di fede. Però bisogna ammettere che c’era anche una specie di riluttanza, persino da parte di membri della Chiesa, nel denunciare chiaramente le persecuzioni subite sotto il regime di Mao. Per molti anni il maoismo è stato esaltato, oltre il limite della ragionevolezza. Anche coloro che non erano d’accordo non hanno avuto il coraggio, o la libertà interiore, di parlare fuori dal coro ideologico, forse per non essere annoverati fra i reazionari.
Ma oggi continuare sulla strada del silenzio sarebbe un errore incomprensibile e imperdonabile. Come spesso ci ha ricordato Giovanni Paolo II, abbiamo il dovere della memoria, e in particolare della memoria dei martiri del XX secolo, di tutti i martiri, sotto qualsiasi regime, senza più nessuna reticenza.
I confessori e i martiri della Chiesa di Cina appartengono all’intera cristianità ed è nostro dovere, oltre che diritto, presentare le loro testimonianze perché alimentino la fede dei cristiani di tutto il mondo.
Oltretutto le vittime – o forse meglio i protagonisti – di quella stagione di persecuzione stanno ormai scomparendo. Davvero non c’è più nessun motivo per continuare a tacere. Anzi, mi auguro che i giovani sacerdoti e i fedeli cinesi raccolgano dalla bocca degli anziani le storie di sofferenza e martirio che non sono state ancora registrate, di cui si rischia di perdere la memoria per sempre. Questa “raccolta della memoria” credo sia uno dei servizi che i giovani cattolici cinesi possono rendere alla nostra Chiesa, alla nostra nazione e alla Chiesa universale.
Mi rendo conto che questo libro, tra i primi nel suo genere, raccoglie solo una frazione delle testimonianze disponibili. In ogni caso, la raccolta qui contenuta è di grande valore umano e spirituale.
Come vescovo di Hong Kong, mi sento particolarmente in dovere di segnalare la relazione tra alcuni dei protagonisti di questo libro e la Chiesa di Hong Kong.
Padre Francesco Tan Tiande ha trascorso trent’anni di durissimi lavori forzati, segnati dal freddo (fino a 40 gradi sotto zero), dalla fame e dalla depressione. È molto conosciuto e stimato dai cattolici di Hong Kong, che numerosi lo vanno a trovare nella vicina Canton. I nostri fedeli rimangono costantemente edificati dalla sua fortezza e serenità, che emerge così chiaramente anche dal suo diario pubblicato in questo libro. […]
Padre Giovanni Huang è stato un sacerdote della diocesi di Hong Kong. […] Ha vissuto venticinque anni terribili in un campo di lavoro del nord della Cina, con temperature glaciali. Oltre a quella di essere prete, la sua grande colpa fu di essere figlio di un piccolo proprietario terriero. Durante la Rivoluzione Culturale la fabbrica in cui fu mandato ai lavori forzati divenne un inferno: più di mille detenuti si suicidarono disperati. […]
I protagonisti della “marcia della morte”, una dolorosissima via crucis, sono monaci della trappa di Nostra Signora della Consolazione, situata a Yangjiaping nell’Hebei, un centinaio di chilometri a nord-ovest di Pechino. A Hong Kong, nell’isola di Lantau, abbiamo il dono della presenza di altri monaci che provengono dalla trappa di Nostra Signora di Liesse, sempre nella provincia dell’Hebei, a sua volta colpita dalla furia della persecuzione. La testimonianza dei trappisti di Yangjiaping tiene viva la memoria di uno degli atti di crudeltà più atroci compiuto dai comunisti contro la comunità cattolica.
Molto importanti sono anche le altre testimonianze incluse in questa raccolta: quella di padre Li Chang, che pure ha studiato nel seminario di Hong Kong, originario della vicina provincia di Guangdong, e di Geltrude Li, la cui autobiografia ci è pervenuta nascosta nelle scarpe di un missionario.
L’editore mi ha anche chiesto di aggiungere a questa introduzione una mia testimonianza personale, diretta. Io sono nato a Shanghai, ma ho lasciato la mia città natale nel 1948, prima dell’ascesa al potere del partito comunista, in quanto il noviziato dei salesiani, ai quali appartengo, era a Hong Kong. Personalmente dunque, grazie a Dio, non sono stato vittima diretta del regime. Ma conosco bene le sofferenze inflitte alla Chiesa della mia città natale.
L’episodio più rilevante accadde il tragico 8 settembre del 1955, quando con una gigantesca retata la polizia arrestò centinaia di cattolici, dal vescovo ai sacerdoti, dai catechisti ai fedeli membri delle associazioni, soprattutto la Legione di Maria. Furono condotti allo stadio delle corse dei cani, dove il vescovo, l’eroico Ignazio Gong Pinmei creato cardinale in pectore nel 1979 mentre era ancora in prigione –, invece che rinnegare la fede gridò, tra la commozione dei cattolici là ammassati e lo sdegno dei carcerieri: “Viva Cristo re, viva il papa“.
La chiesa di Shanghai annovera decine e decine di confessori della fede: sacerdoti, religiosi e laici morti in prigione, a causa dei maltrattamenti e della fame. Molti sacerdoti di Shanghai erano gesuiti, a causa dell’antichissima presenza della Compagnia di Gesù nella mia città. Sono gesuiti anche gli attuali due vescovi della diocesi, Luigi Jin e Giuseppe Fan.
C’era una famiglia, di cognome Zhu, che era particolarmente nota ai cattolici di Shanghai e la cui storia ha commosso persone in tutto il mondo. Mamma Martina, vedova, aveva otto figli, di cui quattro divennero sacerdoti gesuiti. Con l’eccezione di Michele, che si trovava a Roma presso la curia generalizia, furono tutti imprigionati l’8 settembre: anzi, il maggiore, Francesco Saverio, era ai lavori forzati già da due anni. Mamma Martina, chiamata “l’addolorata” dai cattolici di Shanghai, per quasi tre anni si recò a trovare ciascuno dei figli nelle diverse prigioni in cui erano rinchiusi. Andava a piedi, facendo chilometri per risparmiare quei pochi centesimi che le permettevano di portare loro qualche piccola cosa. Sebbene insultata dalle guardie, incoraggiava ciascuno dei figli ad andare avanti, ad accettare volentieri le sofferenze, a conservare la fiducia in Dio. Infine i figli furono trasferiti in campi di lavoro, in province lontane. Per oltre vent’anni mamma Martina non li ha più rivisti. Furono liberati solo all’inizio degli anni Ottanta, ma non Francesco Saverio, che morì in carcere nel 1983.
Una figura notevole fu anche il gesuita padre Beda Zhang, una personalità molto nota a Shanghai, tra i primi a essere arrestato. Il governo sperava di convincerlo a persuadere i cattolici a staccarsi dalla Chiesa e dal papa. Subì ogni sorta di pressione, e quando divenne chiaro che non si sarebbe lasciato convincere, passarono alla violenza e alla tortura. I detenuti vicino alla sua cella lo udivano spesso invocare i nomi di Gesù, Maria e Giuseppe, poi sentirono solo i suoi lamenti. Dopo 94 giorni di detenzione padre Beda morì: il primo martire della nostra Chiesa di Shanghai.
Quanti ricordi dei miei confratelli salesiani! Quelli stranieri furono espulsi, anche se non erano affatto “nemici del popolo”, anzi, erano umili, generosamente dedicati alla loro missione. E quanti innocenti confratelli cinesi condotti, come pecore al macello, verso lunghe e strazianti detenzioni!
Qualche volta mi chedono: la Chiesa in Cina è ancora perseguitata oggi? Non è semplice rispondere a questa domanda con una breve frase perché, come si sa, la situazione è assai complessa. Il regime comunista, responsabile delle sofferenze descritte in questo libro, è ancora al potere; pur avendo rigettato la politica radicale del maoismo, non ha mai chiesto perdono per le violenze inflitte ai credenti e a tantissimi altri cinesi innocenti. Dal punto di vista politico, la causa ultima della persecuzione contro i cristiani è ancora ben in piedi: il sistema del partito unico, che governa ininterrottamente da quasi sessant’anni, senza mandato e verifica popolare, senza democrazia.
Se certamente non ci sono più le persecuzioni sistematiche e in larga scala del periodo maoista, tuttavia la sofferenza della Chiesa non è affatto terminata. Le comunità e i vescovi della Chiesa ufficiale o “aperta”, cioè riconosciuta dal governo, sono sottoposti a continui controlli, interferenze, abusi e molestie. Quindi le comunità della Chiesa ufficiale e i suoi leader non sono affatto liberi, come sembra a qualche osservatore superficiale. Quanto alle comunità chiamate “clandestine” o “sotterranee”, che rifiutano a buon diritto di sottomettersi alla politica religiosa del governo, sono sottoposte a continui soprusi e violenze, cosicché non sarebbe esagerato parlare, in questi casi, di persecuzione.
Devo denunciare che, purtroppo, ci sono ancora varie decine di vescovi, preti e laici detenuti, agli arresti domiciliari o confinati. Ci sono persino sei fratelli vescovi di cui, da vari anni ormai, non si hanno più notizie. Vorrei in particolare menzionare il vescovo Giacomo Su Zhimin, della diocesi di Baoding, nell’Hebei, scomparso da circa dieci anni. Anche del suo ausiliare, Francesco An Shuxin, per nove anni non si sono avute notizie. […]
Anch’io, come i protagonisti di questo libro, mi sono chiesto più volte il perché di tanta sofferenza e violenza. La nostra fede in Dio, anche se non sempre sembra darci risposte immediate, rimane l’unico modo per conservare la speranza e la forza. Mentre sto scrivendo queste pagine, ho letto la bellissima catechesi che Benedetto XVI ha offerto ai fedeli mercoledì 23 agosto 2006.
Commentando l’Apocalisse, il Santo Padre affronta con la sua impareggiabile profondità il dramma della persecuzione contro i discepoli di Cristo. Desidero concludere questa mia presentazione con le parole stesse del papa:
La storia rimane indecifrabile, incomprensibile. Nessuno può leggerla. Forse questo pianto di Giovanni davanti al mistero della storia così scuro esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. È uno sconcerto nel quale può riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà e incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio. Esse però rivelano sia la malvagità dell’uomo, quando si abbandona alle suggestioni del male, sia la superiore conduzione degli avvenimenti da parte di Dio. […] L’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze, tribolazioni e pianto – la faccia oscura della storia –, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia. […] Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità“.
Sì, è proprio così: le pagine che leggerete non sono innanzitutto pagine di sofferenza e dolore; sono anche, e soprattutto, pagine di gioia. Con tanti altri, posso confermare anch’io le parole del Santo Padre. I numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli incontrati nelle mie lunghe permanenze in Cina, nonostante i lunghi e terribili periodi di detenzione, erano persone felici e serene. Nessuno ci potrà togliere la gioia e la bellezza di essere discepoli di Gesù.


Hong Kong, 27 agosto 2006


Da “Il libro rosso dei martiri cinesi. Testimonianze e resoconti autobiografici“,
a cura di Gerolamo Fazzini, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2006, pp. 274, euro 16,00.
Prefazione del cardinale Giuseppe Zen, pp. 5-12


 


Per approfondier leggi : Storie sconosciute: Il libro rosso dei martiri cinesi