Cina: le nuove chiese sono fumo negli occhi

Libertà religiosa

4 Febbraio 2004, CINA: Nuove chiese costruite per distruggere di più, di Bernardo Cervellera; [fonte: AsiaNews]


A differenza di quanto affermato da molti media, le due chiese che stanno per essere costruite nella capitale – le prime dopo oltre 50 anni – non sono chiese cattoliche, ma protestanti. Lo hanno affermato ad AsiaNews alcuni membri dell’Ufficio Affari Religiosi di Pechino. In compenso, per  molti cattolici e protestanti non ci sono prospettive di nuove chiese, ma demolizioni.

La notizia che ieri ha fatto il giro del mondo – pubblicata dal China Daily – è che “per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, due chiese cristiane verranno costruite nella capitale”. Una di esse sarà costruita nel quartiere di Chao Yang, l’altra nella zona di Fengtai nella periferia sud-occidentale della città. I cantieri sono stati aperti a dicembre e le due costruzioni saranno concluse per il prossimo Natale.

Il progetto è parte di una proposta presentata da Na Chang, membro della Conferenza Politica Consultiva del Popolo, e comprende il restauro e la riapertura del tempio buddista di Tianning e la riapertura del tempio taoista Huoshen.

La proposta, più che di libertà religiosa, è segno di preoccupazioni economiche e politiche.

Lo stesso Na ha affermato che vi sono troppi pellegrini buddisti concentrati nel Yonghegong, il tempio dei Lama nel centro della città. La riapertura di questi altri templi permetterà di distribuire alla periferia questa concentrazione di fedeli, “evitando folle e incidenti”.

Nel bene o nel male, il tentativo di restauro degli edifici antichi e di ridistribuire la popolazione religiosa, rientra nel progetto urbanistico di Pechino che si prepara alle Olimpiadi Da qualche anno il centro della città (dentro all’Erhuan, il secondo anello), è in preda a demolizioni forzate e a cantieri superveloci che innalzano alberghi, grattacieli, uffici per ospitare le compagnie che si preparano all’evento e quelle che arrivano nella capitale ingolositi dal mercato. Fra l’altro, nella frenesia, sono state distrutte antiche case del 1300 e un tempio taoista del 1400. Ad ogni modo alcune chiese e templi sono stati restaurati come mete turistiche, ma ad un prezzo: allontanando i fedeli nelle periferie.

Quanto rispetto della religione vi sia in tutto questo è indicato da un fatto: i cattolici che vivevano attorno alla Beitang (la Chiesa del Salvatore), a ridosso della Città Proibita, sono stati tutti sgomberati e mandati a vivere – con un indennizzo da fame – nella zona di Haidian (nord-ovest). Lì i cattolici aspettano da tempo una chiesa. Intanto usano una baracca di legno – illegale – nel freddo polare di Pechino o sono costretti ad alzarsi alle 4 di mattina per fare ore di autobus e partecipare alla messa nella loro ex-chiesa.

Anche la costruzione delle nuove chiese protestanti – quelle annunciate dal China Daily – non mostrano alcun cambiamento nella politica religiosa: l’Associazione delle Chiese Protestanti ufficiali, riconosciute dal governo, è fra le più patriottiche delle comunità religiose. La costruzione delle due nuove chiese risponde a criteri politici: mentre si costruiscono le chiese per le comunità ufficiali, si distruggono quelle delle chiese non ufficiali. Notizie ricevute da AsiaNews in questi mesi dicono che intorno a Pechino, Shanghai, nel Zhejiang si moltiplicano le demolizioni delle cosiddette “chiese domestiche”. A giugno dello scorso anno, le autorità del villaggio di Liugou (nell’Hebei), nel nord della Cina, hanno ordinato la demolizione della chiesa due settimane dopo che i lavori di costruzione erano terminati. I circa 150 cristiani del villaggio avevano messo insieme le loro forze e i loro risparmi per costruirla. Come terreno era stato usata la proprietà di un cristiano ricco della zona. La polizia ha voluto distruggere la chiesa perché l’area è stata progettata “per la riforestazione”. Secondo il Centro di Informazione per i Diritti Umani e la Democrazia di Hong Kong,  almeno 10 chiese domestiche sono state distrutte dalla polizia da luglio in poi. In tutto il 2003 si parla di 392 fra chiese e templi di altre religioni, distrutte o riutilizzate come “centri di intrattenimento”.

Il destino di molte comunità cristiane, che subiscono demolizioni delle loro chiese, è lo stesso di molti cittadini di Pechino e Shanghai. Per attuare il progetto urbanistico in vista delle Olimpiadi, il governo ha appaltato il lavoro a diverse ditte di costruzione che demoliscono quartieri interi, espellono e rapiscono famiglie dalle loro case, senza preavviso e senza alcun compenso. Il governo predica il rispetto per la proprietà privata, ma intanto famiglie intere, con vecchi e bambini vengono a trovarsi senza casa. Diversi di loro, impossibilitati a prendere le vie legali, hanno tentato il suicidio, dandosi fuoco sulla piazza Tiananmen. Lo scorso 13 gennaio una coppia di anziani si è data fuoco davanti a Zhongnanhai, la zona del Palazzo imperiale dove vivono i big del Partito. Uno di loro è morto, l’altro è ancora in gravissime condizioni.