Cesana: opinioni su referendum L.40

Vita: politiche di bioetica


di Cesana – Liberal (da Tempi)

Mi è stato chiesto di intervenire, a proposito dei quesiti referendari sulla legge 40, sulla mancanza di unità fra laici e cattolici, mancanza di unità che viene immancabilmente considerata come battaglia fra credenti e non credenti.
Io non è che sono laico, però credente: io sono laico e credente. E, come me, molti altri. Perché mai allora la mentalità corrente esclude che un credente possa essere laico? Ritengo che la spiegazione stia in una concezione confusa della parola libertà: per tutti, non solo per i laici, essere liberi significa fare ciò che si vuole; per gli uomini religiosi tuttavia, fare ciò che si vuole non implica sentirsi onnipotenti, non implica cioè dimenticare di avere dei limiti, in primis quello di essere mortali e corruttibili, insomma di non essere come dio.


Su un recente numero del settimanale Tempi, è riportata una storia che, per il verso del nostro discorso, è veramente emblematica. Ottavio Piccinni – uno dei precursori della fecondazione in vitro – racconta che dopo aver impiantato nell’utero di una paziente un embrione considerato ‘brutto’, tutt’altro che perfetto, era certo di avere sbagliato. Invece, quell’embrione oggi è un bambino di 13 anni ed è sano. Cito da Tempi: «Mi resi conto che quell’embrione che tutta la mia scienza avrebbe scartato e destinato alla distruzione, poteva invece arrivare ad essere un bambino. E pensai: quanti Marco ho buttato via fino ad oggi?». Da questo pensiero, Piccinni ha cominciato un altro tipo di scienza, arrivando ad affermare che «già nelle prime ore dopo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovocita, si definisce dove spunterà la testa, i piedi e da quale parte si formerà la schiena e la pancia». E arrivando a denunciare che su 100 embrioni prodotti in laboratorio, ne nascono massimo 15: dunque, minimo 85 vengono cestinati. L’esempio di questo scienziato – che a partire dall’osservazione al microscopio, arriva ad affermare esattamente lo stesso principio di misteriosità, di non controllabilità della vita che afferma un uomo credente – tale esempio è la dimostrazione che l’esperienza consente di riconoscere la straordinarietà di una vita umana, fin dalla sua prima forma embrionale. La ragione è fatta per riconoscere i fatti dell’esperienza, come ha dichiarato su La Stampa (8-03-05) Barbara Spinelli, anch’essa voce indubitabilmente laica: «Paradossalmente, la parte del cardinale Bellarmino che si rifiutava di guardare dentro il cannocchiale di Galileo caratterizza più spesso i laici, oggi, che i cattolici».

Laico dunque è colui che si rapporta con la realtà in base alla sua esperienza elementare, ovvero in base a un giudizio di valore (buono/cattivo) espresso su ciò che vive. L’esperienza è fatta di ragione e di fede in ciò che la ragione riconosce come presenza positiva, cioè buona per sé, anche se non riducibile alla propria capacità di comprensione.

Così il problema non è la sfida tra credenti e non credenti, ma è il paragone a riguardo della verità di ciò in cui si crede. Come diceva G.K. Chesterton: «Gli atei non sono quelli che non credono in niente, ma quelli che credono in tutto». Infatti, io credo che la vita dell’uomo sia un mistero il cui valore è stabilito semmai dal suo autore (Dio), non certo dall’uomo stesso. Chi non è d’accordo con la posizione in cui mi ritrovo, crede che l’embrione diventi persona dopo un tot di tempo; che la fecondazione eterologa sia un contributo alla felicità; che con gli embrioni la scienza farà progressi inimmaginabili. Eccetera: che tutto sia, in fondo, arbitrario e lecito.

Chi ha ragione, cioè chi affronta meglio la realtà?

Giancarlo Cesana

Liberal (aprile-maggio 2005)

Da Tempi del 12/05/2005

http://www.tempi.it/notizia_dett.aspx?idnews=24