Cellule staminali: facciamo chiarezza

Vita: politiche di bioetica

Il direttore di Avvenire risponde a un lettore che riferisce di una intervista (pubblicata su L’espresso n.34) ad Angelo Vescovi, uno degli studiosi di cellule staminali più importanti del mondo e agnostico, in cui si fa piazza pulita di tante polemiche artificiose.

Staminali: chiarezza confortante


Caro Direttore,
“clonare esseri umani per poi distruggerli è un delirio”. Neppure su Avvenire (che si è peraltro impegnato in vigorosa solitudine, con ottimi approfondimenti e interviste sui temi della clonazione e dell’uso di cellule staminali) ho trovato espressioni tanto perentorie. Ma quel che più conta è che non è la frase ad effetto urlata durante un comizio televisivo da qualcuno che cerchi di emulare, dal fronte opposto, i vari Pannella, Capezzone & C. Sono parole – come lei ben saprà – del professor Vescovi (che peraltro si professa agnostico), uno dei più apprezzati ricercatori italiani in materia, ospitate da L’Espresso, settimanale che certo non brilla per condiscendenza nei confronti dei punti di vista religiosi. Tutta l’intervista è costruita su una serie incalzante di affermazioni che sbriciolano con riferimenti puntuali (verrebbe da dire puntigliosi) il castello di carte – false – messe in piedi dai fautori della liberà della ricerca senza limiti e a tutti i costi. Nei giorni precedenti continuavo a chiedermi: ma può essere che le buone ragioni, ben raccolte da Avvenire, non abbiano alcuna eco nei media italiani? Che tutti assecondino, più o meno esplicitamente, il pregiudizio secondo cui i cattolici frenano ideologicamente ricerche che potrebbero approdare alla cura di malattie gravissime? Leggendo le parole di Vescovi mi sono sentito liberato: spero che quel pezzo capiti in mano a molti.
Angelo Fabrizi


Il Direttore di Avvenire risponde:

Anch’io collocherei idealmente l’intervista al professor Vescovi a fianco di quelle dei professori Dallapiccola e Bordignon, ai quali abbiamo dato ampio spazio nei giorni scorsi. Una batteria di pareri autorevoli che documenta le nostre buone ragioni nel denunciare le aberrazioni di una ricerca senza regole. L’illustre ricercatore sottolinea l’assenza di rigore logico ancor prima che scientifico di quanti si sono imbarcati con travolgente velleitarismo (e non pochi sospetti di tornaconto economico) nella direzione dell’uso degli embrioni umani. Merita davvero sottolineare alcune affermazioni: «La vita nasce all’atto della formazione dello zigote, ovvero con la fecondazione. Da quel momento in poi c’è un essere umano. Ora, qui diciamo che è del tutto lecito creare esseri umani per poi distruggerli al fine di ricavarne cellule staminali che, chissà se e quando, hanno utilità terapeutica. Non solo: pretendiamo di spacciare questa roba per la massima espressione della scienza e della tecnologia. No, è proprio la ragione che con questa storia è stata sconfitta». Parole che in bocca a «uno degli studiosi di cellule staminali più importanti del mondo» – così lo presenta l’intervistatrice Daniela Minerva – fanno davvero piazza pulita di tante polemiche artificiose. Ma Vescovi non si ferma ad enunciazioni di principio. Arriva a dire che la clonazione è «un’alternativa remota a pratiche terapeutiche esistenti che utilizzano cellule staminali non embrionali. Mi spiego: le terapie a base di cellule staminali tratte dal sangue sono nella pratica medica corrente, ovviamente di altissimo livello, che salva un paio di migliaio di pazienti l’anno. Poi, il trapianto di cornea: non si fa con le staminali embrionali, ma con le cellule staminali dell’epidermide con cui si costruiscono cornee artificiali da trapiantare. Ancora, sempre con le staminali dell’epidermide si fanno i trapianti di pelle salvavita per i grandi ustionati. Stiamo parlando di terapie in pratica clinica, non di fantascienza». E dopo aver descritto le strade promettenti di ricerca relativa alla cura delle malattie degenerative (Parkinson, Alzheimer…) senza ricorso alle staminali embrionali, conclude fornendo la sua interpretazione sui motivi dell’insistenza su queste cellule: «C’è una presa di posizione ideologica che non ha niente a che fare con la scienza e che ritiene che il progresso scientifico passi attraverso la clonazione per ottenere cellule staminali embrionali. E poi ci sono interessi economici mostruosi. Ci sono di mezzo i brevetti. Le tecniche di clonazione ed estrazione delle staminali embrionali sono tutte coperte da brevetti. Che diventerebbero carta straccia se le alternative diventassero realtà terapeutica». Più chiaro di così!

Avvenire, 25 Agosto 2004