COMECE: I cristiani e le elezioni

Parlamento europeo

Il voto del 10-13 giugno è tra i temi dell’ultimo numero di “Europe Infos” (mensile della Comece – Commissione degli episcopati dell’Unione europea). La partecipazione alle elezioni europee tra il 10 e il 13 giugno” è “un atto vitale di civismo europeo”; “l’esercizio responsabile” del diritto di voto “esprimerà la nostra solidarietà verso il progetto europeo”.

NOËL TREANOR, segretario generale della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) e direttore di “Europe infos”, mensile della Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione e d’iniziativa per l’Europa (Ocipe), insieme al caporedattore JAN KERKHOFS , richiama nell’editoriale del numero di marzo l’importanza di un’elevata partecipazione alle elezioni del nuovo Parlamento di Strasburgo che, con l’allargamento, passerà dagli attuali 626 a 732 seggi. Di fronte alla graduale diminuzione del tasso di partecipazione al voto: dal 63% del 1979, quando i membri dell’Europarlamento furono eletti per la prima volta a suffragio diretto dai cittadini dei nove Paesi che allora costituivano la Comunità europea, al 49% del 1999, e tenuto conto del progressivo ampliamento dei poteri del Parlamento stesso, viene sottolineata l’importanza di un’assemblea “responsabile, composta da membri che si impegnano a lavorare al servizio di un ordine del giorno europeo in armonia con i trattati e la volontà del corpo politico”. Di qui l’invito alle Chiese e “alle loro organizzazioni a livello locale, regionale e nazionale” affinché incoraggino “i cristiani ad interessarsi a queste elezioni” poiché “la composizione politica dell’Europarlamento e la qualità di ciascuno dei suoi membri dipenderanno dai voti e dalle astensioni”.


Ecco alcuni degli altri temi trattati.


LA CANDIDATURA DELLA CROAZIA.
Mentre si sta avvicinando il 1°maggio, “i responsabili di Bruxelles guardano già alla prossima ondata di adesioni dall’Europa sudorientale” afferma JOHN COUGHLAN, dell’ufficio stampa Comece. Bulgaria e Romania, che hanno iniziato da qualche anno i negoziati, “sperano di divenire membri Ue nel 2007. E la Croazia, che ha posto la propria candidatura soltanto nel febbraio 2003, ha tutta l’intenzione di raggiungerli”. Un’accelerazione, spiega Coughlan, dovuta a diverse ragioni, la più pressante delle quali di natura finanziaria: “Acquisendo lo status di Paese candidato ufficiale, la Croazia potrebbe beneficiare di una parte della sovvenzione annua di più di tre miliardi di euro che verrà concessa a Bulgaria e Romania dal prossimo mese di maggio”. La Croazia, prosegue l’analisi di Coughlan, “pur differenziandosi dagli altri Paesi balcanici per stabilità politica e crescita economica, deve superare quattro grossi ostacoli se vuole ottenere da Bruxelles la risposta sperata”. Nell’ordine: “regolare il conflitto sulle frontiere marittime con la vicina Slovenia; tutelare i diritti delle minoranze, in particolare dell’etnia serba; migliorare la cooperazione con il Tribunale internazionale dell’Aia; accrescere l’indipendenza del sistema giudiziario”.


POLONIA, COESIONE E SOLIDARIETA’.
La Polonia, che farà ingresso nell’Ue dal 1° maggio, “vuole un’Unione forte e solidale” afferma l’ambasciatore JAN KULAKOWSKI che ha guidato i negoziati di adesione fino al 2000 (giunti poi a conclusione nel dicembre 2002, ndr). “Si parla molto della differenziazione nel ritmo dell’integrazione, ovvero della creazione di un’avanguardia europea. La Polonia non vi si è mai opposta – precisa -, ma la creazione di un nocciolo duro, riservato solo ad alcuni Stati, è contraria alla necessaria coesione dell’Europa e alla pratica della solidarietà che ne costituisce il fondamento. In altri termini: sì alle cooperazioni rinforzate aperte; no al nocciolo duro chiuso”. Per Kulakowski “il successo dell’Unione allargata dipenderà dalla volontà politica di tutti”; occorre infatti “aprirsi ad altri Paesi e rafforzare la cooperazione, non soltanto transatlantica, ma anche quella con le nazioni più povere” perché “la solidarietà deve permettere all’Unione di giocare un ruolo positivo nel governo della globalizzazione”.


IDENTITA’ E CULTURA.
“Cultura 2000” è il programma quadro che comprende le attività culturali della Commissione europea e per il quale sono stati stanziati 167 milioni di euro nel periodo 2000-2004. Attualmente il programma è stato prolungato di un biennio. Per MICHAEL KUHN, la politica culturale europea si trova di fronte ad una duplice sfida: “la necessità di confrontarsi con tradizioni diverse” e “quella di riuscire a conciliare le richieste, talvolta contraddittorie, indirizzate ai suoi responsabili “. In altre parole, “la Commissione deve promuovere progetti regionali” o piuttosto “concentrarsi sui grandi eventi culturali che mettano in risalto la dimensione europea della cultura valorizzandone il ‘denominatore comune?'”. Se “identità e cultura sono strettamente legate – conclude Kuhn -, e se il continente è in cerca della propria identità perché aspira ad essere più che una semplice comunità economica, e perché vuole preservare le proprie diversità pur auspicando la creazione di una cornice comune, è necessario, innanzitutto, che l’Europa si domandi seriamente come esprimere questa identità e quanto è disposta ad investire per farlo”.


Da: Agenzia SIR, n. 27 del 9 aprile 2004