Buttiglione-bis. Bologna e chiappe al vento…

La cappa ideologica

OMOSESSUALITÀ SENZA PUDORE:
ecco l’equivoco di un Festival


di Rocco Buttiglione*
*Presidente Udc

Alla Curia di Bologna il Festival omosessuale Gender Bender non piace e non ha paura di farlo sapere in giro. Si sprecano naturalmente i commenti sulle pruderie fuori luogo dei preti bolognesi. Chi può scandalizzarsi ancora oggi di un po’ di organi sessuali francamente esibiti o di tette al vento? E che motivo hanno i preti di protestare e di cercare di imporre la loro visione alla laicissima città di Bologna? E non è ancora il solito pregiudizio omosessuale che cerca di farsi valere contro tutta la cultura della non discriminazione e del rispetto dei diritti?
Proviamo un poco a ragionare. Per cominciare il Festival è sostenuto dal Comune di Bologna con un significativo contributo economico. È lecito dunque presumere che il Comune ne condivide lo spirito e le finalità.
Ai cittadini di Bologna, dunque, non si chiede di tollerare l’esibizione di stili di vita che essi possono anche moralmente condannare, ma non hanno il diritto di proibire.
Ai cittadini di Bologna si chiede di dare una valutazione positiva del Festival finanziandolo con i loro denari. Con il finanziamento pubblico il Festival esce dalla categoria della tolleranza ed entra in quella della promozione da parte dell’ente pubblico. È giusto allora che su questa scelta di promozione si apra un pubblico dibattito e che ad esso partecipi la Chiesa bolognese.
Qual è la finalità del Festival? Se esso esprimesse semplicemente una condanna delle aggressioni contro gli omosessuali e chiedesse solidarietà contro la violazione dei loro diritti, il sostegno del Comune sarebbe giusto e non vi sarebbe nulla da ridire.
In realtà però non è così. Il Festival contiene un’esaltazione della sessualità liberata da ogni vincolo di carattere morale, sull’onda della vecchia e superatissima cultura della sconsacrazione. Ha dominato a lungo in Italia il mito della cultura della trasgressione e della sconsacrazione. Sembrava che tutti i mali del Paese derivassero dalla repressione sessuale. Oggi la repressione sessuale non c’è più e non è che per questo siamo tutti diventati più felici. Il primo problema che dobbiamo affrontare non ha a che fare con l’omosessualità, ma con l’idea del pudore in generale.
È bene che il Comune sussidi una manifestazione che diffonde una ideologia della sessualità senza morale? Io credo di no e direi di no anche se si trattasse di una ideologia della sessualità eterosessuale invece di una ideologia della sessualità omosessuale. Mi sembra invece che oggi il problema sia piuttosto quello di collegare di nuovo sessualità e morale, anzi perfino sessualità ed amore. La pensano così anche molti omosessuali. Perché non dovrebbe esistere anche un pudore omosessuale? Fin qui la discriminazione degli omosessuali non c’entra proprio niente, c’entra piuttosto una idea di moralità. È stato Herbert Marcuse a dire che la liberazione della sessualità nel nostro tempo serve a rendere più difficile la formazione di personalità coscienti e libere e produce piuttosto masse più facilmente manipolabili dal potere sociale. Marcuse parlava, a questo proposito, di desublimazione repressiva.
In secondo luogo Gender Bender non solo non si limita a chiedere rispetto per la condizione omosessuale, ma intende piuttosto promuovere l’omosessualità come stile di vita. Benché molti polemisti sostengono che l’omosessualità sia una condizione biologica, semplicemente «naturale», gli attivisti di Gender Bender sembrano essere convinti (e probabilmente hanno ragione loro) che essa sia uno stile di vita culturale e che questo stile di vita possa essere propagandato in modo da favorirne la diffusione nella società. In realtà ciascuno di noi definisce progressivamente la sua identità sessuale e la esposizione a differenti influenze culturali negli anni della formazione può portare i giovani a definire una identità omosessuale piuttosto che eterosessuale.
Siamo convinti che sia giusto e opportuno che il Comune di Bologna non solo rispetti (e in questo siamo tutti d’accordo) i diritti degli omosessuali, ma anche promuova l’omosessualità come stile di vita?
Gli interrogativi posti dalla Curia bolognese sono molto seri e non è possibile liberarsene gridando contro l’oscurantismo dei preti o le inframmettenze della Chiesa.


Il Giornale n. 258 del 01-11-06 pagina 14