Bush pro-vita colpisce ancora !

Vita: altri temi

Il Congresso degli Stati Uniti riconosce l’obiezione di coscienza sull’aborto


Il commento di Maureen Bailey, del Segretariato per le Attività Pro-Vita dell’episcopato del Paese

WASHINGTON, martedì, 21 dicembre 2004 (ZENIT.org).- Grazie ad una norma appena approvata dal Congresso degli Stati Uniti, gli agenti sanitari che non desiderano partecipare agli aborti sono ora protetti dalla legge federale.
Maureen Bailey, analista politica del Segretariato per le Attività Pro-Vita dell’episcopato statunitense, avverte però che i diritti degli obiettori di coscienza potrebbero essere revocati. La Bailey ha spiegato infatti a ZENIT che i gruppi a favore dell’aborto e i legislatori stanno opponendo resistenza a questa misura, tanto che alcune associazioni abortiste hanno annunciato la presentazione di un ricorso contro la nuova legislazione. Il Congresso, ha spiegato, ha appena approvato l’Emendamento di Obiezione di Coscienza Hyde-Weldon (dal nome dei suoi patrocinatori, i congressisti Henry Hyde e Dave Weldon) alla legge in vigore. “Ci si aspetta che il Presidente la firmi da un momento all’altro”, ha aggiunto. “L’emendamento, molto semplicemente, proibisce al Governo federale e ai Governi statali e locali di imporre alle entità di cure sanitarie che non vogliano realizzare aborti il dovere di pagarli o di fornire loro una copertura”, ha proseguito.
L’entità di cure sanitarie è definita dall’emendamento come “un medico o un altro professionista sanitario, un ospedale, un’organizzazione sanitaria patrocinata, un’organizzazione di mantenimento della salute, un piano di sicurezza sanitario o qualsiasi altro tipo di servizio, organizzazione o piano in favore della salute”. “Esiste uno sforzo nazionale concertato per cambiare o approfittare delle lacune legali relative all’attuale obiezione di coscienza”, ha affermato la Bailey.
I gruppi abortisti, però, stanno lavorando per “abolire o aggirare” le attuali protezioni all’obiezione di coscienza “ed imporre nuove direttive laddove questa protezione non esiste”.
Negli Stati Uniti, infatti, si stanno verificando numerosi attacchi alla libertà di coscienza a questo proposito: alcuni ospedali cattolici si sono visti ostacolati nel compimento della propria attività o hanno dovuto rinunciare a fondersi con altri, e quindi a risparmiare denaro, per non essersi voluti sottomettere alla diffusa mentalità abortista.
Vittime di questa situazione sono in generale tutte le strutture sanitarie: “Di fatto la maggior parte degli ospedali, privati e pubblici, religiosi o no, non pratica gli aborti. Anche questi ospedali sono stati attaccati dai gruppi abortisti”, ha sottolineato la Bailey.
In Alaska, ad esempio, alcune associazioni a favore dell’interruzione di gravidanza hanno dato il via ad un processo per costringere un ospedale a permettere aborti tardivi. Durante il procedimento giudiziario il tribunale non ha tenuto conto della legge sulla libertà di coscienza dello Stato.
Nel New Mexico, invece, “la giunta finanziaria statale si è rifiutata di approvare il contratto d’affitto di un ospedale della città e della contea perché l’accordo prevedeva l’annullamento degli aborti volontari nell’ospedale”, ha poi continuato.
Secondo quanto ha affermato un commissario della contea, la politica favorevole alla vita era inclusa nell’affitto, perché “si desidera che il punto centrale del nostro ospedale sia la cura della salute e della vita e cerchiamo di far sì che il luogo non venga visto dalla comunità come una fabbrica di aborti nel futuro”. L’ospedale, ha continuato la Bailey, ha tuttavia “dovuto cedere alle pressioni della giunta ed ha accettato di eliminare dall’accordo relativo all’affitto la politica favorevole alla vita”. In molti casi, ha proseguito l’analista politica statunitense, i gruppi abortisti “hanno affermato che per ricevere fondi federali è necessario che l’ospedale pratichi gli aborti, o che il non farli costituisce una violazione della legge che ha liberalizzato l’aborto o del primo emendamento della Costituzione”. Per questo motivo, ha aggiunto, “è necessario chiarire la legge federale. Il Governo federale – e i Governi statali e locali che ricevono fondi federali – non possono essere discriminati perché offrono cure favorevoli alla vita”.
Nella prossima sessione del Congresso, ha ricordato, i senatori abortisti “introdurranno una norma per rifiutare l’emendamento Hyde-Weldon di Obiezione di Coscienza”. A maggio essa verrà sottoposta a discussione, “con quattro ore di dibattito e senza emendamenti”. E’ questa la ragione per cui “è ancora necessario proteggere l’emendamento, contattando i senatori ed educando la gente”. “Allo stesso tempo – ha aggiunto la Bailey -, è necessario educare soprattutto chi fornisce cure sanitarie sui propri diritti secondo le leggi statali e proteggerli dalle minacce e dalle altre pressioni. Le campagne per imporre la contraccezione e la contraccezione d’emergenza sono nuovi passi nello sforzo per erodere i diritti di coscienza di chi offre cure sanitarie”. A questo proposito, ha affermato poi, la Chiesa “sta lavorando attivamente” nel dibattito legislativo. “La protezione del diritto di obiezione di coscienza e soprattutto l’adozione dell’Emendamento sull’Obiezione di Coscienza Hyde-Weldon costituiscono una delle priorità legislative del Segretariato Pro-Vita della Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti”, ha quindi concluso.


Zenit