Bugie e segreti inconfessabili dei padri dell’ambientalismo

Politiche ambientali

Le bugie degli ambientalisti 2


Un libro di Cascioli e Gaspari smaschera l’allarmismo dei fondamentalisti verdi. E rivela il loro legame con le peggiori ideologie del Novecento…


Per gentile concessione degli autori e dell’editore, pubblichiamo ampi stralci del libro “Le bugie degli ambientalisti 2” di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, e in particolare l’appendice “Album di famiglia“, raccolta di mini-biografie di alcuni padri nobili dell’ecologismo. I loro legami con le peggiori ideologie del secolo e le tragicomiche gaffes che hanno collezionato sono forse lo specchio migliore della deriva dell’ecologismo. Nel libro, gli autori forniscono dati, numeri, notizie che smentiscono gli «allarmi» diffusi dal movimento dei “fondamentalisti verdi“: la temperatura globale, l’estrazione di petrolio, la diminuzione dell’inquinamento. Inoltre sottolineano come l’ideologia ambientalista sia viziata da una concezione antropologica pericolosa, che vede l’uomo come un ostacolo contrario alla natura e al suo corso. Ha scritto l’ambientalista William Aiken: «Una mortalità di massa sarebbe buona cosa. È nostro dovere provocarla. È un dovere della nostra specie, nel rispetto dell’ambiente, eliminare il 90% dei suoi componenti». Il legame tra l’ideologia ambientalista e la selezione delle nascite è esplicito nel pensiero, negli scritti e nell’opera di Ernst Haeckel , il biologo tedesco che viene indicato da tutte le enciclopedie del mondo come primo ideatore dell’ecologia. (…) Secondo Haeckel nell’ambito dei “popoli del centro” la razza indogermanica era superiore ai popoli “amosemitici”. Grazie ai loro «cervelli più sviluppati erano destinati a trionfare sulle altre razze e nella lotta per la sopravvivenza» e a «stendere le reti del loro dominio su tutto il mondo». Tuttavia, per raggiungere tale egemonia occorrevano misure di selezione artificiale. Il modello era soprattutto quello dell’antica Sparta dove i neonati venivano sottoposti a rigorosi esami fisici e a un processo selettivo (…) E non si trattava di metafore: Haeckel era profondamente convinto della necessità e della fattibilità della selezione artificiale. In un libro intitolato L’enigma della vita, pubblicato nel 1904, auspica esplicitamente la soppressione di ammalati e invalidi: «Che vantaggio trae l’umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti. Dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l’età adulta? […] Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina». (…) Konrad Lorenz e il “passo dell’oca”
Il viennese Konrad Lorenz (1903-1989) è stato uno degli scienziati simbolo del movimento animalista, etologo di fama mondiale, premio Nobel per la medicina nel 1973, (…) è stato un militante e sostenitore del regime nazista e, cosa ancora più grave, ha sviluppato teorie scientifiche sugli animali che hanno giustificato le pratiche eugenetiche e di selezione applicate dai nazisti sugli esseri umani. (…) Nel 1938 Lorenz si iscrisse al partito nazionalsocialista. Nella domanda di iscrizione alla voce motivazioni personali, egli rilasciò la seguente dichiarazione: «In tutti i miei viaggi di ricerca e divulgazione scientifica mi sono opposto, sempre e con ogni mezzo, alle menzogne diffuse dalla stampa ebreo-internazionale… Posso infine affermare che l’intero lavoro scientifico della mia vita, in cui sono centrali le questioni legate all’origine della specie, sulle suddivisioni razziali e alla psicologia sociale, è al servizio del pensiero nazionalsocialista». (…) Nel corso di una conferenza tenuta nel 1938, Lorenz disse: «Se non effettuassi costantemente una certa selezione tra le mie oche, eliminando i frutti in eccesso degli incroci con le oche domestiche, entro poco tempo gli esemplari di sangue puro di oca selvatica verrebbero sopraffatti dalla concorrenza numerica dell’oca domestica. Lo stesso vale per l’uomo della grande città. È statisticamente assodato che gli individui che presentano degenerazioni morali raggiungono in media un tasso di riproduzione enormemente più alto degli individui di pieno valore ». A questo proposito in un’intervista televisiva rilasciata nel 1988 Lorenz affermò: «Ho sperato che il nazionalsocialismo potesse portare qualcosa di buono, in particolare in rapporto alla preservazione dell’integrità biologica dell’uomo, alla lotta contro la domesticazione ecc. Che dicendo “eliminazione della degenerazione” o “selezione” la gente intendesse “omicidio” questo allora io non l’ho mai creduto. Così ingenuo, così stupido – usi il termine che vuole – ero in quel periodo». In una intervista rilasciata a due noti ecologisti e ripresa da “Nuova Ecologia”, Lorenz disse chiaramente che: «Contro la sovrappopolazione l’umanità non ha mai intrapreso nulla di sensato. Si potrebbe perciò avere una certa simpatia per l’Aids. È una minaccia che potrebbe decimare l’umanità e impedirle altre imprese minacciose». Le manipolazioni di Cousteau Interessante anche la storia di un altro noto animalista: Jac ques Cousteau . (…) In un servizio della BBC si mostra come durante una spedizione al largo del Capo di Buona Speranza, Cousteau girò sul dragamine Calypso, regalatogli dagli inglesi, la famosa scena dei due leoni marini che vennero portati a bordo, addestrati a camminare come cani e poi rilasciati nell’oceano “senza problemi” si disse. In realtà i leoni marini non erano due, bensì quattro: solo che i primi due morirono durante la lavorazione. (…). Una volta filmò suo figlio Philippe (che poi sarebbe morto nel 1979 in un incidente aereo) all’interno di una gabbia sommersa, assediata dagli squali. Racconta Eugenie Clark, una scienziata che faceva parte del gruppo di “sub oceanici” a bordo della Calypso che la scena non era abbastanza drammatica: «Abbiamo dovuto girarla diverse volte, perché io non apparivo preoccupata a sufficienza per la vita di Philippe. Dovevo sembrare più impaurita». Inoltre si è scoperto che il comandante JacquesYves Cousteau era un razzista antisemita. È quanto ha scoperto Bernard Violet, biografo di Cousteau. Come pubblicato anche da “France Soir” in prima pagina, è stata trovata una lettera in cui Cousteau manifesta tutto il suo odio per gli ebrei. Trasferito a Marsiglia come ufficiale di Marina addetto all’Intelligence, in una lettera inviata a un amico il 1° maggio 1941 Cousteau scrisse: «Con mia moglie siamo accampati in una casupola alla Corniche. La povera Simone è triste, ma non c’è speranza di avere un appartamento decente finché non saranno sbattuti fuori tutti gli ignobili ebreacci che lo occupano». (…) La scoperta del razzismo di Cousteau non dovrebbe sorprendere: più volte il noto comandante paladino della natura e degli animali aveva espresso il suo disprezzo per l’umanità. Quando nel maggio del 1991 un tifone colpì il Bangladesh provocando morti e distruzioni, Jacques Cousteau commentò: «Non date la colpa al mare. La vera tragedia del Bangladesh sono gli uomini, una popolazione incontenibile… Dovremmo essere in 700 milioni in tutto. Allora sì che la vita sulla terra diventerebbe paradisiaca».
Singer contro i “deformi”
Australiano, professore di filosofia, Peter Singer è autore di diversi volumi su temi di bioetica e diritti degli animali, anche se, e ci tiene a precisarlo, «non ama gli animali» e non ha mai tenuto in casa cani o gatti. Singer è il principale teorico dell’animalismo. Il suo libro Liberazione animale è stato tradotto in sei lingue e viene considerato il manifesto del movimento animalista mondiale. (…) Partendo dal presupposto che ci sono esseri umani che ancora non soffrono, non possono soffrire o non sono più in grado di soffrire il filosofo animalista ha preso chiaramente posizione a favore dell’utilizzo di embrioni umani come cavie al posto di animali per l’eventuale verifica della tossicità dei farmaci. Per giustificarsi Singer ha sostenuto che l’embrione nelle prime settimane di vita non prova dolore. Il filosofo australiano non si limita soltanto a sostenere la sperimentazione sugli embrioni o sui comatosi (per il fatto che essi comunque non soffrono), ma giustifica moralmente la soppressione di quei neonati con malformazioni tanto gravi da far ritenere che la loro vita sia priva di ogni valore. Ha scritto il filosofo australiano: «Quando la vita di un bambino sarà così penosa da non valere la pena di essere vissuta […] se non ci sono ragioni “estrinseche” per tenere il bambino in vita – come i sentimenti dei genitori – è meglio ucciderlo». E ancora: «Quando la morte di un neonato malformato conduce alla nascita di un altro bambino con migliori prospettive di una vita felice, la quantità totale di felicità sarà maggiore se il bambino malformato viene ucciso. La perdita di vita felice per il primo bambino è superata dal guadagno di una vita felice per il secondo, pertanto se uccidere un bambino emofiliaco non ha effetti spiacevoli su terzi, sarebbe giusto ucciderlo secondo il punto di vista dell’utilitarismo totale (…) Uccidere un neonato con malformazioni non è equivalente a uccidere una persona. E molto spesso non è per niente sbagliato». In Etica pratica Singer scrive: «Il fatto che un essere sia un essere umano… non è rilevante all’immoralità dell’ucciderlo; sono piuttosto caratteristiche quali la razionalità, l’autonomia e l’autocoscienza che fanno la differenza. Neonati con malformazioni mancano di tali caratteristiche. Pertanto ucciderli non può essere posto sullo stesso piano dell’uccidere esseri umani normali, o qualsiasi altro essere autocosciente»


IL LIBRO ECO-ALLARMISMO “Le bugie degli ambientalisti 2. I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti” (Piemme, pp. 206, euro 12,9) di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, in libreria in questi giorni


IL SITO Da oggi è on line il sito www.lebugiedegliambien talisti.it. Nel sito si possono trovare l’indice del libro, l’introduzione, le recensioni, e soprattutto la possibilità di inviare agli autori commenti o anche contributi sul tema


di Riccardo Cascioli, Antonio Gaspari
Libero 4 nov. 2006