Bertinotti candida il trans Luxuria nella circoscrizione Lazio 1

Socialismo

Vladimir Luxuria, il trans che piace a tutti (anche a Gasparri)
Oggi modera i toni, ma appena entrato in Parlamento…

Vladimiro Guadagno “santo subito”. Un urlo che potrebbe benissimo alzarsi dalle sale riunioni di qualche sezione di Rifondazione Comunista o dell’Arci Gay (dove forse non userebbero il termine santo). Invece la richiesta di beatificazione arriva dal centrodestra ed appare molto strana. Perchè Vladimiro Guadagno altro non è che il vero nome all’anagrafe di Vladimir Luxuria, l’ultima carta giocata da Fausto Bertinotti per raccattare qualche voto, l’ennesimo colpo spettacolare di un partito che ha deciso di inserire nelle sue liste gente come Francesco Caruso, leader dei noglobal napoletani e sostenitore di Hamas, o Marco Ferrando, escluso per le sue deliranti affermazioni sulla “resistenza irachena” ma a capo del 41% del partito. Luxuria, icona del mondo omosessuale, idolo delle masse gay, ideatrice delle grandi manifestazioni per l’orgoglio omo, dopo il 9 aprile siederà a Montecitorio. Il leader Fausto l’ha “nominato” deputato del parlamento della Repubblica Italiana candidandolo testa di lista nella circoscrizione Lazio 1.
Guadagno è un transessuale, anzi un transgender perché, come spiega lui stesso (noi continuiamo a usare il maschile perché ci affidiamo alla natura) «i transessuali hanno cambiato sesso, io non mi sono mai operato. Transgender significa essere solo al di là dei due generi sessuali tradizionali». Nel campo sessuale, niente bianco e nero, ma, in sostanza, sfumature di grigio.
Un personaggio sicuramente affascinante se anche molti esponenti della Cdl se ne sono innamorati. Prima ci ha pensato Maurizio Gasparri, che ci ha tenuto a dire al mondo intero che Vladimir Luxuria «non è uno sciocco», «non insulta nè offende nessuno». Che la prima legittimazione arrivi da un noto esponente di Alleanza Nazionale lascia capire più di mille trattati come la destra di Gianfranco Fini sia a corto di identità, dopo le varie svolte sul voto agli immigrati e la fecondazione assistita. Ma Gasparri non è stato certo l’unico nella Cdl a regalare patenti di presentabilità. Anche un cattolico come Francesco D’Onofrio o un intellettuale come Ferdinando Adornato si sonio spellati le mani ad applaudirlo. Adolfo Urso, sempre di An ha affermato che «le scelte sessuali attengono alla sfera personale e non devono diventare oggetto di dibattito». Come dargli torto. L’unica obiezione che si potrebbe avanzare è che se le scelte sessuali diventano manifesto politico sono assolutamente criticabili. Ma Vladimir Luxuria, usando le parole di Gasparri, «non è uno sciocco». Infatti è riuscito a mettere nel sacco tutti, presentandosi come una «buona zia». A poche settimane dalle elezioni modera i termini, modera le proposte, ma scommettiamo che appena entrerà a Montecitorio sarà tutta un’altra musica? Potrebbero dire che siamo prevenuti. Potremmo rispondere che a parlare ci pensa il suo passato, le sue apparizioni in tv, la sua vita, le sue dichiarazioni. Nato a Foggia nel 1965, è l’organizzatore del primo gay pride in Italia, nel 1994, e del World gay pride nel 2000 a Roma. Una provocazione bella e buona, nell’anno del Giubileo. In fondo il gay pride è provocazione pura, una manifestazione offensiva nei confronti della maggioranza, che nulla c’entra con l’orgoglio omosessuale. Gli eterosessuali non sfilano in bikini, non si baciano in mezzo ad una piazza sotto l’obiettivo del fotografo, non vanno in giro con collane fatte di banane per le strade della città. Ma nel gay pride tutto questo succede (per tacere dei mille striscioni contro il Vaticano, la Chiesa, la normalità). E l’organizzatore di tutto ciò, non mostra nessun imbarazzo e addirittura critica gli omosessuali che contestano questo modo di manifestare la propria condizione sessuale. «Colorato, carnale e gioioso: così -ha spiegato nel 2001 su l’Unità – deve essere un gay pride che si rispetti. Gay vuol dire “gaio, allegro” ed è stato coniato contro la tristezza dei bacchettoni puritani e quella di molti omosessuali». Frasi del tempo che fu, ma che dicono tutto su quello che pensa Luxuria. Non una semplice rivendicazione di diritti, come sostiene in questi giorni e sosterrà fino al 9 aprile, bensì il desiderio di sovvertire le normali leggi che regolano il vivere civile. E’ sempre lui che il 5 marzo del 1993 diventa direttore artistico del Circolo di cultura Omosessuale “Mario Mieli” e organizza Muccassassina, la festa alternativa più famosa in Italia.
C’è da dire che la sua vita non è stata facile. Da Foggia, città chiusa, si trasferì a Roma. «All’inizio è stata molto dura, non avevo una lira. E’ così che ho iniziato a prostituirmi. Ma non è che lo facessi tutte le sere. Andavo sul marciapiede quando avevo bisogno di soldi, una o due volte la settimana». Una esperienza terribile, traumatica. Macchè, non per lei. «I primi tempi mi piaceva – ha ammesso -. Non tanto l’atto in sè, quanto l’idea che ci fosse gente disposta a pagare per fare sesso con me».
Iconoclasta fin dall’inizio, da ragazzo a Foggia: «Un giorno – ha raccontato – ero in sacrestia con un ragazzo un po’ più grande di me a sistemare i paramenti. Nell’armadietto abbiamo trovato una damigiana di vino per la Comunione, ce lo siamo bevuti e ci siamo sbronzati. E’ arrivata così la mia iniziazione sessuale. Parrocchia di Santa Lucia, a Foggia».
Non è favorevole al matrimonio gay solo perchè lo considera «un’istituzione logora». «Il matrimonio non ha radici nobili» spiega invocando i pacs. Ma quando in Spagna si legittimarono i matrimoni omosessuali lui esultò: «la Spagna insegna che cambiare si può, che un mondo migliore è possibile». In un articolo citò e fece sue le parole di Titti De Simone, ora sua compagna di partito: «Il Pacs è un primo passo. Sappiate però che noi vogliamo tutto: il diritto di essere genitori, di poter accedere alle adozioni, la fecondazione assistita. In un futuro governo la Sinistra dovrà assumere tali temi come portanti di una vera alternativa alle destre, una nuova idea di società fondata su un patto che escluda le diseguaglianze, l’individualismo, l’egoismo». Oggi lui propone lo «snellimento burocratico per chi transita da un sesso all’altro». Oggi uomo, domani donna, dopodomani ancora uomo. Che bella la società che ci prospetta lo schieramento di Romano Prodi. Dopotutto in quello stesso schieramento milita quel Nichi Vendola che un giorno ebbe l’ardire di sostenere «il diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro e con gli adulti». E’ l’apoteosi della confusione, della distruzione e, perchè no, della perversione. Termine, quest’ultimo fuori moda in una società che sembra permettere tutto. E che infatti sta morendo, costretta, secondo alcuni, ad aprire le porte all’immigrazione perchè non ci sono più bambini. Consoliamoci con le lezioni di sesso (solo 15 euro) che Luxuria, due anni fa, teneva al Teatro dei Cocci a Roma. «Terrò delle lezioni di sesso aperte a tutti coloro che vogliono saperne di più. Darò anche – scrisse – delle dritte sul cosiddetto “acchiappo”». Ma forse ha ragione Gasparri. Stupirsi è sbagliato. «Naturalmente anche la transessualità è presente tra gli animali. Un esempio significativo è quello riscontrato nei cervi americani». Prima pagina di Liberazione del 7 settembre 2005. Un articolo che si concludeva con le parole dei registi di Out in nature: «soltanto quando osserveremo il comportamento omosessuale nel regno animale con occhi aperti e menti sgombre potremo cominciare a chiederci: cosa significa per noi tutto questo?». La risposta è semplice: la distruzione della società.


di Igor Iezzi
La Padania [Data pubblicazione: 17/02/2006]