Benedetto XVI riflette sui rapporti tra fede e cultura

Libertà religiosa

dal DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI DIRIGENTI, AI GIORNALISTI E AI TECNICI DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DELLA CEI


Aula della Benedizione – Venerdì, 2 giugno 2006


 


Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle nel Signore!


[…] Cari amici, voi svolgete una funzione davvero importante: anche mediante il vostro contributo, infatti, trova continuità l’impegno dei cattolici italiani per portare il Vangelo di Cristo nella vita della Nazione. […]


Per cogliere il significato complessivo del lavoro a cui vi dedicate ogni giorno, può essere utile una breve riflessione sui rapporti tra fede e cultura, come si sono sviluppati negli ultimi decenni. La cultura europea, come ben sapete, si è formata attraverso i secoli con il contributo del cristianesimo. A partire poi dall’illuminismo la cultura dell’occidente si è andata allontanando dai suoi fondamenti cristiani con velocità crescente.


Specialmente nel periodo più recente la dissoluzione della famiglia e del matrimonio, gli attentati alla vita umana ed alla sua dignità, la riduzione della fede ad esperienza soggettiva e la conseguente secolarizzazione della coscienza pubblica, ci mostrano con drammatica chiarezza le conseguenze di questo allontanamento. Esistono tuttavia in varie parti d’Europa esperienze e modalità di cultura cristiana che si affermano o che nuovamente emergono con slancio crescente. In particolare, la fede cattolica è ancora sostanzialmente presente nella vita del popolo italiano e i segni di una sua rinnovata vitalità sono visibili a tutti. Nel vostro lavoro di comunicatori che si ispirano al Vangelo è pertanto necessario un costante discernimento.


Come ben sapete, i Pastori della Chiesa in Italia sono solleciti nel conservare quelle forme cristiane che provengono dalla grande tradizione del popolo italiano e che plasmano la vita comunitaria, aggiornandole, purificandole laddove è necessario, ma soprattutto rafforzandole e incoraggiandole. E’ anche vostro compito sostenere e promuovere le nuove esperienze cristiane che stanno nascendo e aiutarle a maturare una sempre più chiara consapevolezza del proprio radicamento ecclesiale e del ruolo che possono svolgere nella società e nella cultura dell’Italia.


Tutto ciò, cari amici, fa parte della vostra fatica quotidiana, di un lavoro da compiere non in maniera astratta o puramente intellettuale, ma essendo attenti ai mille risvolti della vita concreta di un popolo, ai suoi problemi, ai suoi bisogni e alle sue speranze. Vi sostenga e vi doni coraggio in questa fatica la certezza che la fede cristiana è aperta a tutto ciò che di “vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato” vi è nella cultura dei popoli, come insegnava l’apostolo Paolo ai Filippesi (cfr 4,8).


Andate avanti dunque nella vostra opera con questo spirito e con questo atteggiamento, dando voi stessi una testimonianza luminosa di profonda vita cristiana e restando per questo sempre tenacemente uniti a Cristo per poter guardare il mondo con gli stessi suoi occhi. Siate felici di appartenere alla Chiesa e di immettere nel grande circuito della comunicazione la sua voce e le sue ragioni. Non stancatevi di costruire dei ponti di comprensione e comunicazione tra l’esperienza ecclesiale e l’opinione pubblica. Potrete così essere protagonisti di una comunicazione non evasiva ma amica al servizio dell’uomo di oggi.


A una tale comunicazione auspico di cuore che vadano l’attenzione e il sostegno dei cattolici e di tutti gli italiani solleciti dei valori autentici. Da parte mia, vi assicuro una costante vicinanza e, affinché il vostro lavoro porti sempre maggiori frutti, imparto con affetto a voi e alle vostre famiglie la Benedizione Apostolica, propiziatrice della luce e della forza che solo Dio può infondere nell’animo dei suoi figli.


© Copyright 2006 – Libreria Editrice Vaticana