Benedetto XVI e le sue nomine a sorpresa…

Dal mondo

Nomina a sorpresa


Accanto al pio Cardinale Francis Arinze arriva un nuovo numero due che, in realtà, teologicamente e culturalmente parlando è a tutti gli effetti un numero uno… si tratta di Monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, finora Nunzio Apostolico in Indonesia e in Timor Orientale

Accanto al pio cardinale Francis Arinze arriva un nuovo numero due che, in realtà, teologicamente e culturalmente parlando è a tutti gli effetti un numero uno. Si tratta della svolta data ieri da Ratzinger alla curia vaticana nominando segretario della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (di cui il capo è, appunto, l’africano cardinale Arinze) lo srilankese monsignor Malcom Ranjith, finora a capo della diplomazia vaticana in Indonesia e Timor Orientale. Una nomina intensa di significati per svariati motivi.
Primo. Benedetto XVI ha dimostrato di non ascoltare, o probabilmente di non leggere, le voci diverse che talvolta i giornali fanno circolare circa gli spostamenti e le nomine che devono avvenire nella curia vaticana. Nessuno, infatti, si sarebbe aspettato che Ratzinger andasse a pescare nel continente asiatico il segretario dell’ufficio vaticano che deve occuparsi della corretta promozione e regolamentazione della liturgia . E, invece, come è capitato per monsignor Levada «prelevato» dagli Stati Uniti per essere nominato a capo dell’ex sant’Uffizio (la carica ricoperta da Ratzinger prima che divenisse Papa), anche nella nomina di Ranjith Benedetto XVI ha dimostrato di essere perfettamente a conoscenza di cosa secondo lui sia giusto fare, quando agire e con quali criteri (e cioè i suoi).
Secondo. La liturgia ha una parte fondamentale nella vita della Chiesa perché la Chiesa si vede com’è da come prega. E per Benedetto XVI è fondamentale che la Chiesa preghi nel modo giusto. Dopo gli anni d’oro dei grandi teologi maestri di liturgia (Guardini, Moglia, Lercaro, Schuster, Papa Pio XII con i suoi scritti «Mediator Dei» e «Mysticis Corporis»), la Chiesa ha visto, dopo un breve periodo caratterizzato da uomini ancora di valore, l’avvento di superficiali sperimentatori che, magari in buona fede, hanno cercato di avvicinare la liturgia alla gente senza rendersi conto che, con i loro tentativi, altro non hanno fatto che allontanare, e di parecchio, la gente dalle Chiese. Oggi, anche grazie a queste sperimentazioni, esistono Chiese, anche in Italia, che se raggiungono il 4% di fedeli praticanti è ancora tanto. Dopo il Concilio Vaticano II si è dovuto assistere alla fine della musica sacra, sostituita da musiche da balera che forse neanche a San Remo avrebbero trovato spazio. Si è dovuto assistere a traduzioni di parti del messale del tutto infedeli al testo originario. E ancora, a Chiese con un’architettura da spavento. Si è dovuto assistere a tante abusi che con la millenaria tradizione liturgica della Chiesa hanno poco a che vedere. Certo, non basterà Ranjith a far cessare tanto sopruso, ma la sua nomina potrebbe aiutare la Chiesa a tornare gradualmente verso una liturgia più ordinata e fedele alla sua Tradizione, quella, per intenderci, con la «T» maiuscola. Infatti – e siamo al terzo punto – di Ranjith bisogna innanzitutto dire che ha sempre portato la liturgia a popoli diversi senza tradire la tradizione della Chiesa. Laureato in sacra scrittura, uomo di grande cultura, conoscitore di cinque lingue, Ranjith ha alle spalle un’esperienza pastorale in Sri Lanka, un lavoro in Vaticano come segretario aggiunto della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e il compito di nunzio apostolico in Indonesia. Incarichi in cui è riuscito – è questa la sua caratteristica – a coniugare le esigenze universali della Chiesa con quelle particolari, dimostrando cosa significhi insegnare la liturgia alle diverse culture diverse, anche le più lontane dal cattolicesimo.


di Paolo Luigi Rodari
Il Tempo domenica 11 dicembre 2005