Aumento dell’ansia infantile, circa il 40% dei bambini colpiti

Famiglia: politiche familiari

E le famiglie destrutturate sono quelle ad avere maggiori problemi d’ansia e di depressione


VALENCIA, venerdì, 11 marzo 2005 (ZENIT.org).- L’ansia infantile è in aumento, ammette lo psicologo José Gil, docente – insieme ad altri psicologi – di un corso sull’argomento che si tiene presso l’Università Cattolica di Valencia “San Vicente Mártir”.

“Circa il 40% dei bambini e dei giovani tra uno e 16 anni soffrono di problemi di ansia, depressione o fobia”, avverte il professore.


Mentre recenti studi statistici dimostrano che il 10% dei bambini presenta disturbi derivanti dall’ansia, individuabili in sintomi come tachicardie o aritmie, problemi respiratori o dell’apparato digerente, come vomito, diarrea o dolori intestinali.


L’ansia infantile ha spiegato a ZENIT il professor José Gil è “quando il nostro organismo ritiene di essere in pericolo, si prepara per ‘la lotta o la fuga’, per questo si attiva per potersi difendere con maggiore efficacia”.


“Questa reazione – ha chiarito – è del tutto normale, ma in alcuni casi tale attivazione è esagerata, in quanto si basa sull’idea di un pericolo maggiore di quello reale”.


“I bambini, soprattutto quelli dotati di grande immaginazione, si trovano di fronte a molte situazioni che considerano pericolose, che non conoscono, che non dominano, che gli sono estranee, o nelle quali vedono la reazione ansiosa degli adulti. In queste occasioni, rispondono con l’ansia”, ha affermato lo psicologo.


Questi stati possono manifestarsi in svariati modi con tremori, sensazioni di vertigine, convulsioni, cefalee o svenimento, ma anche andando ad influenzare il linguaggio – mutismo o loquacità – o il comportamento: timidezza, iperattività, solitudine, insicurezza, senso di inferiorità, ipersensibilità o idee ossessive.


Tuttavia rispetto a quella degli adulti “l’ansia nei bambini può essere evolutiva”.


A questo proposito Gil ha però chiarito che se da una parte “è normale che un bambino di due anni provi ansia per l’idea della separazione o paura nei confronti degli estranei, come un meccanismo di difesa”, così come “è altrettanto normale che un bambino di quattro o cinque anni, quando inizia a svegliarsi la fantasia, abbia paura dei fantasmi o di altre figure della fantasia”, dall’altra però il perdurare di queste ansie denota delle “patologie”.


L’ansia infantile può essere dovuta “sia a fattori interni che esterni. Il bambino può avere una maggiore o minore propensione a reagire o attivare il suo organismo in modo esagerato; è un elemento biologico o organico”.


“Ma l’ambiente nel quale vive, può essere più o meno strutturato, con situazioni più o meno chiare, che gli possono o meno infondere sicurezza – ha aggiunto ancora a ZENIT –. Pertanto dipenderà da questi fattori esterni se subirà in maggiore o minor misura dei condizionamenti”.


Lo psicologo è quindi passato ad analizzare in che misura l’educazione influisce in questi processi, affermando che secondo quanto è dato sapere “gli ambienti nei quali vigono regole chiare e coerenti sono quelli che provocano meno stati d’ansia” e questo perché “il bambino deve sapere di avere sotto controllo il suo ambiente circostante e che con il suo comportamento può controllare le conseguenze ambientali”.


Quindi “se un bambino trasgredisce una regola e non succede nulla perché suo padre magari è di buon umore, ma se un altro giorno, senza aver violato alcunché, il padre lo castiga, quel bambino impara che il suo ambiente non è controllabile. Questa si chiama ‘impotenza appresa’ (‘learned helplessness’)”, ha spiegato.


José Gil ha quindi affermato che date queste premesse non è difficile osservare che “le famiglie destrutturate hanno maggiori problemi d’ansia e anche di depressione”.


Lo psicologo ha infine sottolineato il ruolo dell’alimentazione e dello sport nel limitare l’innescamento di meccanismi legati all’ansia: “Quando il nostro organismo si attiva perché si trova in pericolo, si tratta di un’attivazione fisiologica. Se non scarica questa eccessiva attivazione potrà sviluppare quelle che sono le malattie psicosomatiche. Per questo è bene fare esercizio fisico”, così come “una buona alimentazione aiuta sempre l’organismo a regolare i suoi stati emotivi negativi”.


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