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FATIMA: la morte di suor Lucia, definitivo suggello del messaggio?


Secondo la convinzione di suor Lucia, la visione di Fatima “riguarda soprattutto la lotta del comunismo ateo contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza delle vittime della fede nel XX secolo”…

Il pomeriggio di domenica 13 febbraio, nel monastero delle carmelitane di Santa Teresa di Coimbra, in Portogallo, è morta, all’età di 97 anni, Suor Lucia de Jesus dos Santos, l’ultima dei tre pastorelli ai quali a Fatima, nell’ormai lontano 1917, era apparsa la Madonna.


Nata nel 1907 nel villaggio di Aljustrel, vicino Fàtima, dopo le apparizioni mariane suor Lucia era entrata, nel 1921, all’età di 14 anni, nel monastero di Vilar di Oporto. Nell’ottobre del 1928 aveva emesso i voti temporanei e il 3 ottobre 1934 quelli perpetui. Nel 1948 era entrata nel Carmelo di Santa Teresa d’Avila di Coimbra, assumendo il nome di Suor Maria Lucia de Jesus e do Coração Imaculado. La sua vita, da allora, è stata caratterizzata dal nascondimento e dalla preghiera e favorita da altre apparizioni della Madonna.


Con la morte dell’ultima veggente di Fatima e dopo la pubblicazione, nel maggio del 2000, della terza parte del segreto, questo avvenimento, da alcuni, non a torto, definito il più importante del secolo appena trascorso, sembra aver avuto il suo definitivo suggello; un fatto oramai definito e consegnato alla storia.
Ma è proprio così? O, piuttosto, esso è ancora avvolto nell’alone del mistero, come scrive Vittorio Messori dalle colonne del più importante quotidiano italiano: “Se Lourdes è la chiarezza solare, la semplicità del sorriso della piccola Bernardette Soubirous, il richiamo ai valori eterni della fede (preghiera, penitenza, perdono), Fatima è un grumo inquietante di mistero” (“Corriere della Sera”, 15 febbraio 2005).


Secondo la convinzione di suor Lucia, la visione di Fatima “riguarda soprattutto la lotta del comunismo ateo contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza delle vittime della fede nel XX secolo” (cfr. “L’Osservatore Romano“, 14-15 febbraio 2005). Se il comunismo, nella sua forma primordiale della dittatura del proletariato, realizzatasi nella costruzione dell’URSS e dei suoi Stati satelliti, sembra tramontato con il crollo del muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, non si può dimenticare che la sua essenza, il relativismo filosofico e morale, si è diffusa ancor più nell’Occidente, paradossalmente proprio dopo questi ultimi avvenimenti e forse a causa di essi.


In altre parole, se il cancro comunista era prima confinato e circoscritto entro le mura del Cremlino, e l’Occidente faceva buona guardia ai confini, con il crollo di queste mura esso ha sparso le sue metastasi nel mondo libero, che nel frattempo, confidando nella apparente sconfitta del nemico, ha abbassato le sue difese psicologiche. Cosa pensare, ad esempio, delle riforme radicalmente anticristiane che sta ponendo in atto in Spagna il socialista Zapatero, noncurante delle vigorose proteste della Chiesa e della popolazione cristiana? Oppure della nuova intransigenza laicista che si esprime nella legislazione ecclesiastica francese o in quelle sentenze, come quella del Tribunale di Stoccolma contro il pastore Ake Green (CR 892/02), fortunatamente riformata in appello, che condannano i religiosi perché osano stigmatizzare il vizio contro natura e predicare la loro fede?


E se il messaggio di Fatima riguarda, come sosteneva suor Lucia, l'”immane sofferenza delle vittime della fede”, come non pensare a quanti, dalla Cina comunista al subcontinente indiano e fino ai Paesi islamici, sono tuttora ferocemente perseguitati a causa della loro fede in Cristo?


Forse che l’invito dell’Angelo, fatto nell’ultima visione dei tre pastorelli, quella rivelata ufficialmente dalla Santa Sede nel maggio del 2000, come condizione della remissione del castigo: “Penitenza, Penitenza, Penitenza“, è stato pienamente ed universalmente osservato?


La terza parte del segreto, con i suoi toni apocalittici che descrivono un Vescovo vestito di Bianco ed altri Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e semplici laici che giunti alla sommità di un monte vengono uccisi da un gruppo di soldati, riguarda, quindi, avvenimenti conclusi, come alcuni sostengono, o è ancora attuale?
Le profezie, si sa, sono sempre misteriose e in esse gli elementi temporali non sono mai chiari e spesso si intrecciano l’un l’altro. Quello che è certo è che il messaggio di Fàtima si conclude con una solenne promessa: “infine il mio Cuore Immacolato trionferà“. Questa promessa, è evidente, non si è ancora avverata. Essa è, se non cronologicamente, certamente logicamente imminente. Dinanzi a questo mistero, il cuore del cattolico si deve porre nella stessa prospettiva del salmista:”Expectans expectavi”


Corrispondenza romana  889/01 del 26/02/05