Arti liberali e schiavitù: Welby e gli altri 4999

Mass media

Perché l’informazione è caduta in ginocchio davanti all’icona Welby


Su cinquemila italiani malati di Sla ce n’è uno solo che fa scalpore, perché è stato eletto testimonial della causa pro legalizzazione dell’eutanasia. Ma le leggi devono seguire la giustizia o chi grida più forte, cioè chi ha più potere?

GLI UOMINI NON SOPPORTANO TROPPA REALTA’. FIGURATEVI I GIORNALI. Che per glissare sui fatti ultimamente si sono dati ai tormentoni. Ma perché incatenare il cronista a scrivere e riscrivere sempre la stessa storia surreale? Il nostro Capo Sindacalista Paolo Serventi Longhi dovrebbe indagare. E riferire alla magistratura. Non stiamo ovviamente parlando dei casi Abu Omar, Sismi, Farina, Giuliani, Guzzanti e via bufalando, che sono il terreno di contesa delle forze del Bene contro quelle del Male. Stiamo parlando di quella moral suasion caramellosa che insiste da mesi sul caso Piergiorgio Welby.
Ogni storia postmoderna ha la sua icona. Certe immagini hanno fatto il giro del mondo e continuano a funzionare. Dal padre al capezzale del figlio malato di AIDS alla madre algerina simbolo delle vittime dell’islamismo. Dal cadavere del Che ritratto come un Cristo del Mantegna ai corpi rinsecchiti dei bimbi africani. Ce ne sono però alcune che, come certi pesci, puzzano dalla testa. Sono quelle mendaci, ideologiche, pretesche. Sono le immagini che, massaggiate dalla prosa sentimentale, si trasformano in santini. Come quella del povero Welby. L’avete vista – no? – l’immagine di un uomo dal corpo pietrificato e dal volto impassibile. E le avete lette  – no? – le prose dolciastre a sostegno di «un gesto d’amore che ponga fine al suo calvario». Cosa rispondere a questa iconografia zuccherina? Che se credete che questo sia amore, fatelo, staccategli la spina e non se ne parli più. Cristo, per amore, è andato in croce. Pannella, per amore, non può andare in galera (che poi scatta il sathiagra radicale e, subito dopo, la grazia presidenziale)?
La realtà è che su 5 mila italiani malati di Sla ce n’è uno solo che fa scalpore. E fa scalpore, lo sappiamo, perché rosapugnoni e mediapugnanti hanno eletto Welby a testimonial della causa dell’eutanasia. E che si dice degli altri 4.999, che desiderano ardentemente vivere, che lottano come leoni (il caso di Carlo Marongiu è da manuale) e che hanno manifestato davanti al Parlamento di Roma per chiedere un’assistenza sanitaria migliore? Niente. Non se li fila nessuno. Il che significa che siamo davvero alla frutta. Com’e il ritornello in questi casi? «Tu non lo faresti, ma perché vuoi impedire agli altri di farlo?». Rispondiamo: scusate, ma la vostra è un’idea di libertà che prima ancora della democrazia (dove ognuno deve poter esprimere e difendere le proprie convinzioni) uccide l’appartenenza a un mondo comune. Perché, si capisce, se io non ho torto ma gli altri hanno sempre ragione anche quando potrebbero avere torto, non c’è più dialogo possibile, non c’è più mondo comune, non c’è più altra legge che l’anarchia. Infine, non occorre essere cattolici per ricordare, come molto opportunamente ha ricordato monsignor Rino Fisichella, che è inconcepibile la pretesa di prendere spunto da un caso per fare una legge. Altrimenti si dovrebbe dire che le leggi devono seguire non la giustizia, ma chi grida più forte. Cioè chi ha più potere.


(Editoriale di TEMPI n°47 – 7 dicembre 2006)