Alleanza rosso-verde tra sinistra e islam?

Parlamento europeo

L’Eurabia che verrà

Una studiosa ebrea anglo-egiziana lancia un grido d’allarme: l’Europa sta scivolando verso la “dhimmitudine”, la sottomissione di ebrei e cristiani al potere politico dei musulmani
Intervistiamo Bat Ye’or, studiosa inglese di origine egiziana, massima autorità negli studi sulla condizione dei “dhimmi” nel mondo islamico e autrice di molti libri sull’islam, l’antisemitismo e il cristianesimo, tra cui Islam and Dhimmitude. Where civilizations collide; The dhimmi. Jews and Christians under Islam e The decline of eastern christianity under Islam. Il suo nuovo libro, Eurabia, uscirà nel gennaio del 2005. Bat Ye’or collabora con Frontpage Magazine e National Review.
Quale significato ha la parola “dhimmi”?
Il “dhimmi” nella storia e nella legislazione islamica è colui che si “sottomette alla legge islamica per salvarsi la vita”. I paesi non musulmani sono chiamati “dar al-harb”, paesi di guerra. Una possibilità di tregua può esistere solo a certe condizioni: il pagamento di un tributo e lo sviluppo dell’islamismo nel paese che sancisce la tregua. In questa situazione la “dhimmitudine” è una condizione simile a quella dell’ostaggio.
Dopo il settembre del 2000, con l’inizio della cosiddetta seconda Intifada, si è sviluppato in Europa, soprattutto in Francia, una forma nuova di antisemitismo. Quali sono le sue caratteristiche salienti?
Questo antisemitismo in verità non è poi tanto nuovo. Molti intellettuali, ebrei e cristiani, ne hanno riconosciuto lo spirito degli anni 1930-40. C’è il cinismo della diffamazione che si impone nel grande stile totalitario, impermeabile alla ragione e ai fatti. C’è il pensiero unico che domina tutta la politica e i media dell’Unione Europea. C’è la connivenza antisemita che circola in modo non ufficiale fra partiti, politici, università e giornalisti. è lo stesso meccanismo che ha funzionato negli anni Quaranta. Non si cambia un sistema che ha dimostrato il suo successo: il genocidio degli ebrei europei. Questo antisemitismo però non si trova a livello popolare. La gente, nella grande maggioranza dei casi, non è antisemita. è un antisemitismo imposto dall’alto e che costituisce il fondamento della politica internazionale dell’Ue.
Esiste un’alleanza rosso-verde fra sinistra radicale ed islamismo militante?
L’ultimo caso all’Università di Pisa, con l’aggressione squadrista contro il consigliere dell’ambasciata israeliana, Shai Cohen, da parte di un gruppo di estrema sinistra lo confermerebbe. Esiste e d è cominciata con l’alleanza dell’Unione Sovietica con i palestinesi contro l’America e Israele. Oggi sinistra e ambientalismo radicale sono antisemiti, anticristiani e trovano un alleato naturale nell’islamismo contro i suoi nemici. I rosso-verdi cercano l’alleanza musulmana per costringere l’Europa contro l’America. Si prefigura un’Eurabia, un continente euro-arabo, una fusione demografica, culturale, geografica, spirituale, sentimentale, una solidarietà euro-musulmana e araba elevata sulla distruzione della storia giudaico-cristiana in Europa.
A proposito, cosa ne pensa della new wave di anticristianesimo in Europa e del caso Buttiglione?
L’anticristianesimo ha radici europee, ma questa ondata è legata all’odio contro Israele e alla politica dell’Unione Europea di alleanza e simbiosi culturale, politica, economica col mondo arabo-musulmano. I musulmani non credono che il cristianesimo venga dal giudaismo. Piuttosto credono che sia una deformazione dell’islamismo che precedeva il giudaismo. Credono che i personaggi della Bibbia, a cominciare da Gesù, siano stati dei profeti musulmani. Dire che il cristianesimo è nato dal giudaismo per loro è una professione d’ignoranza. La politica dell’Unione Europea di creare una sola entità fra Europa e mondo arabo richiede la necessità di accomodare gli immigrati musulmani. Rocco Buttiglione sembra una vittima della politica musulmana dell’Unione Europea.
Qual è il suo giudizio sull’islam moderato? E se c’è, come andrebbe impostato un dialogo con esso?
Ci sono dei musulmani progressisti, moderni, perfettamente adatti alla nostra cultura. Ma io non conosco un partito musulmano che abbia adottato un programma e una visione secolare, la separazione dei poteri, l’indipendenza giudiziaria e l’eguaglianza di generi e religioni, che abbia iniziato un serio ripensamento del jihad e dell’imperialismo musulmano. Il dialogo non può cominciare senza questo aggiornamento religioso. La Chiesa si è scusata per le crociate, l’Inquisizione e altre crudeltà storiche. Ma non abbiamo sentito niente sul jihad che ha devastato e coperto di rovine i paesi cristiani, sui massacri, la spoliazione, la deportazione, la schiavitù dei non musulmani, specialmente dei cristiani nei Balcani. C’è tutta una storia che bisogna rivedere con un nuovo spirito, come ha fatto la Chiesa. Questo deve essere la prima pietra per il dialogo, non soltanto le scuse e il mea culpa dell’Europa cristiana.
Che ne pensa della politica francese di appeasement verso il terrorismo islamico?
Questa politica rientra in una filosofia politica che ambisce a costruire un grande complesso euro-arabo con la liberta di viaggiare, la solidarietà politica, la fusione culturale e demografica fra le due rive del Mediterraneo. La cultura europea è rimpiazzata da un culto mediterraneo. è spiegato molto bene nel “Dialogo fra popoli e culture” del progetto di Romano Prodi, accettato da tutti i capi di Stato europei il 5-6 maggio 2004 a Dublino, con la creazione della “Anna Lindh Foundation for the Dialogue of Cultures”, il cui quartier generale sarà guarda caso ad Alessandria d’Egitto. Questa fondazione chiede continuamente moltissimi soldi e nessun controllo, e sta già lavorando per la realizzazione di questo progetto che si presenta come l’alba di una “nuova umanità di pace e amore”. Il documento di Dublino può essere letto all’indirizzo
http://europa.eu.int/comm/commissioners/prodi/pdf/spirit_report_en.pdf.
Chi sono i nuovi “dhimmi”?
I nuovi “dhimmi” sono gli europei di questo progetto che utilizza i nomi “Sud” per i paesi arabi-musulmani e “Nord” per i paesi europei, e si scusa di parlare sempre del Sud e del Nord. Tutte le referenze storiche, religiose, culturali, nazionali del Nord sono abolite. Non ci sono più che individui atomizzati in uno spazio geografico senza nome, senza storia, in cui si chiamano tutti “Noi” e si amano, e che con la vecchiaia e la non-riproduzione saranno presto sommersi dalla demografia del Sud. E guai, non si può dire “arabo” perché nello spirito di Edward Said, il grande ispiratore di questo progetto, è considerata una parola razzista. Ecco qual è l’avvenire dell’Eurabia, una “dhimmitudine” cercata, voluta, desiderata, fondata sulla paura e l’odio di Israele e del cristianesimo.

di Giulio Meotti – TEMPI – Numero: 44 – 28 Ottobre 2004