Allarme a sinistra: infiltrazioni della Camorra nei comuni campani

Socialismo


In provincia di Napoli 83 comuni su 92 sotto inchiesta per camorra.
Quasi tutti del Centrosinistra
Dal ‘91 ad oggi su 138 comuni sciolti per infiltrazione o condizionamento della criminalità, ben 67 sono campani. E Napoli è in testa alla classifica.

“Appena nove comuni napoletani su 92 in questo momento non sono sotto la lente delle commissioni d’accesso o monitorati dalla prefettura e forze dell’ordine. Ottantatrè sono sotto monitoraggio o sciolti”. Per il 90 per cento invece, delle amministrazioni comunali della provincia di Napoli è scattata per tempo la “sorveglianza speciale”.
Per presunte infiltrazioni o condizionamenti della camorra o anche perché in molti casi, i sindaci non hanno firmato i protocolli per la legalità che prevedono la richiesta dei certificati antimafia. Numeri che scuotono la platea del coordinamento politico regionale che si è tenuto ieri presso la segreteria regionale della Quercia. Un incontro in cui all’ordine del giorno era prevista la discussione del “caso Salerno”, ma che improvvisamente (e inaspettatamente) sposta la mira anche sui comuni napoletani.
“Sui giornali sembra esistere solo l’inchiesta giudiziaria di Salerno – attacca il locale segretario provinciale della Quercia, Alfredo D’Attorre – ma badate bene che su 92 comuni napoletani appena nove non sono sotto controllo per presunte infiltrazioni”.
Numeri che scuotono la platea e che fanno pensare ad un’esagerazione di un fenomeno già noto e che brucia ancora visto che appena una settimana fa, per infiltrazioni camorristiche, il ministro Pisanu ha mandato a casa le amministrazioni (di centrosinistra) di Pozzuoli e di Melito.
In sala però, c’è qualcuno che quei numeri li conosce bene e che chiede la parola.
“Compagni – esordisce il deputato di terra di lavoro, Lorenzio Diana – purtroppo è vero: solo 9 comuni napoletani su un totale di 92, non sono sotto la lente per presunte infiltrazioni”. Numeri che l’onorevole Diana elenca con precisione anche alla fine della riunione.
“Altro che Salerno – continua – la situazione è allarmante in tutta la Campania e il centrosinistra dovrebbe fare mea culpa su alcune leggerezze che sono state commesse (leggerezze? ndr). E non si può continuare a far finta di nulla per evitare che le vicende siano strumentalizzate. In questo momento – elenca – dieci amministrazioni sono state sciolte, in cinque è al lavoro la commissione d’accesso. Per altri sessantasei comuni invece, è scattato il monitoraggio da parte della prefettura e delle forze dell’ordine con finalità anticamorra o per accertare se ci siano stati abusi o condizionamenti di qualsiasi tipo negli atti amministrativi. O ancora per capire perché non siano stati sottoscritti i protocolli per la legalità negli appalti pubblici. Con un quadro del genere non c’è da stare allegri ma anzi occorre fare una riflessione per andare avanti e per cercare altri metodi per selezionare la classe dirigente, per creare griglie che separino politici e amministratori da esponenti della criminalità organizzata”.
Un quadro eccessivamente allarmante?
“Dal ‘91 ad oggi, quando è entrata in vigore la normativa – continua il deputato diesse – su 138 comuni sciolti per infiltrazione o condizionamento della criminalità, ben 67 sono campani. E Napoli è in testa alla classifica.
E le colpe le ha anche il centrosinistra che non ha mai voluto ascoltare i vari campanelli d’allarme che più volte hanno suonato.
“E’ venuto meno – continua – il rapporto tra etica e politica e non si è dato peso alla gravità della situazione. In più, anche nel nostro partito sono saltate alcune regole base: selezionare con rigore la classe dirigente. Ora bisogna rinnovarla”.
Si riferisce al caso del consigliere diessino di Salerno arrestato per associazione camorristica prima di Natale?. Una città amministrata dai Ds, come la maggior parte dei comuni napoletani.
“No, qui il problema non riguarda solo singoli consiglieri e nemmeno il caso Salerno – conclude – perché la camorra ha trovato anche nel nostro partito l’indifferenza e soprattutto anche l’autoreferenzialità. Sentimenti che hanno spinto molti di noi a pensare, a torto, che la camorra condizionava le scelte delle amministrazioni solo nel passato, senza toccare noi che l’avevamo combattuta negli anni ‘80. E non è così perché ora il problema riguarda da vicino noi”.


Corriere del Mezzogiorno 6/1/2006