Alcune precisazioni dal presidente del comitato Verità e vita

Vita: politiche di bioetica

Catena di montaggio degli embrioni


Molti pensano che grazie alla legge 40 quello degli embrioni congelati sia un «problema a termine», perché grazie a questa normativa non avremo più embrioni soprannumerari. Purtroppo questo non è vero…


di Mario Palmaro,
presidente del comitato Verità e vita


 

Dunque, la maggioranza guidata dal cattolico Romano Prodi ha deciso di rendere più lasche le maglie della legge 40 sulla fecondazione artificiale, rivedendone il già permissivo Regolamento attuativo. La prima mossa è stata fatta affidando a Maura Cossutta il compito di guidare questa operazione di smantellamento della legge. Un’iniziativa che si inserisce nel dibattito di questi mesi sul destino degli embrioni congelati.
L’altro giorno Lucetta Scaraffia ha spiegato – in un interessante articolo apparso sulle pagine del Corriere della Sera – che, fermo restando il rifiuto dell’uso a scopo di sperimentazione, perfino tra i bioeticisti cattolici vi sarebbero posizioni divergenti sulla possibilità di adottare gli embrioni «abbandonati». Che esista – e da alcuni anni – questa discussione è certamente vero. Ma l’analisi della Scaraffia richiede alcune precisazioni, per evitare di commettere un errore logico che rischia di capovolgere i termini della questione. E di mettere – come si diceva nelle civiltà rurali – il carro davanti ai buoi.
Innanzitutto: se esistono embrioni conservati sotto azoto liquido è perché da anni, in Italia e nel mondo, si applicano tecniche di fecondazione artificiale extracorporea agli esseri umani. Gli embrioni congelati costituiscono un problema in termini morali e giuridici. Ma è un problema che non è stato «creato» dai «bioeticisti cattolici»: se non ci fosse la Fivet, non ci sarebbe nemmeno questo rovello etico. La fecondazione artificiale – sia esse omologa o eterologa – è inaccettabile per molte ragioni fra le quali, non ultima, il fatto che si producono esseri umani allo stato embrionale fuori dal corpo della donna. Ogni volta che un bioeticista tace questa verità, priva il dibattito in corso di un fondamentale giudizio di valore, e alimenta la credenza, erronea, che vi sia un «modo buono» di fare fecondazione artificiale.
È una verità «spigolosa», ma che serve a fare chiarezza nelle rispettive posizioni, in vista degli eventuali compromessi che poi la politica tende a raggiungere nel dibattito parlamentare. Molti pensano – e anche Lucetta Scaraffia lo scrive – che grazie alla legge 40 quello degli embrioni congelati sia un «problema a termine», perché grazie a questa normativa non avremo più embrioni soprannumerari. Purtroppo questo non è vero. Certamente, la legge 40 vieta la crioconservazione come pratica abituale e quindi ha un effetto di «riduzione del danno» rispetto alla prassi deteriore di congelare grandi quantità di esseri umani-embrioni. Ma la legge stessa consente di ricorrere al congelamento in tutte quelle occasioni in cui l’impianto degli embrioni già prodotti non sia possibile per svariate ragioni. Quindi, finché ci sarà Fivet, anche attuata a norma della legge 40, vi saranno embrioni congelati. Sarà ancora peggio quando il centrosinistra avrà reso più permissivo l’impianto della legge in vigore. Quindi – mettendo per un momento fra parentesi il giudizio sulla sua accettabilità morale, sulla sua opportunità giuridica, e sulla sua fattibilità tecnica (leggi: reali probabilità di successo) – rimane il fatto che ogni ipotesi di adottabilità deve prima fare i conti con una pregiudiziale imprescindibile: la totale e assoluta moratoria nella produzione di embrioni in soprannumero, prima di procedere anche a una sola adozione. In caso contrario, l’adozione di embrioni si trasformerebbe in una forma di incoraggiamento al congelamento, e i fautori dell’adozione stessa entrerebbero loro malgrado nella catena di montaggio della produzione di esseri umani-embrioni. Come si vede, il dibattito sulla adottabilità degli embrioni crioconservati deve essere preceduto dal riconoscimento di un fatto: anche la pratica della sola fecondazione artificiale omologa, pur all’interno del modello procedurale definito dalla legge 40, non elude affatto la produzione di uomini destinati all’azoto liquido. Non si può che concludere che dell’adozione si potrà discutere solo il giorno in cui gli uomini avranno deciso di abbandonare completamente il prometeico disegno di produrre la persona umana in laboratorio. E, purtroppo, non mi pare che quel giorno sia a noi molto vicino.


Il Giornale 2 settembre 2006