Aborto per posta, da importazione…

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Aborto toscano per posta


Un medico, con la complicita’ della regione, ha studiato una modalita’ rapida, efficace, “moderna” per procurarsi la pillola Ru486 direttamente a casa. Così che abortire sara’ semplice e sbrigativo come curare un mal di testa…

Abortire per posta. La ricetta è semplice: si richiede la spedizione della pillola Ru 486 a quei paesi dove è consentito il commercio. Si aspetta che il plico con il Mifegyne, questo il nome, arrivi ed il gioco è fatto. Basta ricordarsi di scrivere in modo chiaro il mittente, Azienda sanitaria locale numero vattelapesca. Pochi giorni di attesa e poi l’Asl che ne avrà fatto richiesta otterrà la pasticca e con essa la possibilità di distribuirla a quelle donne che richiederanno di abortire con una pillola ed un bicchier d’acqua. Come curare un mal di testa. Il capitolo sulla soluzione postale ai problemi di gravidanza l’ha aperto il ginecologo Massimo Srebot, primario dell’ospedale di Pontedera (Asl numero 5 di Pisa), che ha pensato di chiedere la pillola abortiva, non commercializzata in Italia, all’estero. La “legge di Srebot” è semplice ed è riassunta in questa sua dichiarazione: «Al di là delle questioni di carattere etico che rientrano nella sfera delle scelte personali, non ci sarebbe alcun impedimento legale in Italia all’uso della Ru486 nella interruzione volontaria di gravidanza, secondo i parametri posti dalla legge sull’aborto. L’unico ostacolo reale sono i tempi di approvvigionamento di un farmaco disponibile solo all’estero. La pillola abortiva è tanto più efficace quanto prima viene impiegata, quindi se si riuscisse ad averla, su richiesta, per singoli casi, entro una settimana, niente impedirebbe a noi ginecologi di proporla alle pazienti che intendono abortire come alternativa all’aborto chirurgico. L’attesa di una settimana per l’arrivo del farmaco coincide tra l’altro con il tempo previsto dalla legge sull’aborto per un eventuale ripensamento da parte della donna».
Anche per questo Srebot, all’inizio di ottobre di quest’anno, e dopo aver informato dell’iniziativa l’assessore toscano alla sanità Enrico Rossi, ha deciso, attraverso l’Asl 5 di Pisa, di prendere informazioni dai fornitori esteri su come reperire la Ru486. L’azienda sanitaria pisana si è mossa immediatamente: è stato sufficiente che il medico di Pontedera inoltrasse formale richiesta alla direzione sanitaria per sapere «se l’azienda fosse in grado di garantire un servizio di approvvigionamento della pillola abortiva in una settimana nel caso una paziente lo richiedesse». Una domanda, una risposta. Dopo l’input “postale” di Srebot, infatti, l’azienda sanitaria locale di Pisa ha cominciato ad agire. Ha contattato un fornitore francese, la casa farmaceutica Exelgyn, visto che Oltralpe la pillola è regolarmente in vendita. Nel caso dai francesi arrivasse un altro no (per adesso devono ancora rispondere) sembra sia già pronto un altro nominativo, stavolta statunitense. Per questo è stato dato mandato «ad un’agenzia di export del nord Italia – si legge in una nota dell’Asl – di ricercare negli Usa società farmaceutiche disposte a fornire medicinali contenenti Mifepristone (Ru486)». Nel frattempo, mentre l’azienda sanitaria di Pisa è in attesa di risposte, l’idea de “l’aborto postale”, da importazione, sembra aver oltrepassato anche i confini pisani. Il 10 ottobre scorso, Vairo Contini, direttore generale dell’Asl numero 3 di Pistoia, si dichiarava disponibile a valutare l’uso della pillola abortiva «ma solo quando questa dovesse essere oggetto di una richiesta». Insomma, la “legge di Srebot” sembra aver fatto tendenza.
Del resto questo ginecologo di Pontedera non ha mai nascosto le proprie posizioni in tema di aborto, di bioetica, di manipolazione genetica. Presente alle manifestazioni toscane contro la legge 40 ai tempi del referendum, ad ogni piè sospinto il medico si è trovato a dichiarare: «è una legge ingiusta e disumana. Dobbiamo non voltare le spalle a chi ha problemi di fertilità o a chi potrebbe essere curato grazie alla ricerca. L’embrione, finché è staccato dalla donna, non è vita, è solo potenzialità. è la donna che lo accoglie e lo rende vita».
NOTA SPESE REGIONALE
E la Regione Toscana cosa ne pensa del Srebot-pensiero? La domanda è inutile e retorica. Enrico Rossi, assessore alla Sanità della Toscana, la posizione l’ha spiegata in due battute, pochi giorni fa ai quotidiani regionali: «La strada imboccata dalla Azienda sanitaria di Pisa non è né quella della sperimentazione né esce dalla vigenti normative sull’aborto visto che la legge non indica la metodologia con la quale operare l’interruzione di gravidanza. In Toscana, poi, esiste già un parere favorevole all’uso della Ru486 espresso nel 2003 dal Comitato di bioetica e dal Consiglio sanitario regionale. La pillola abortiva è già inserita dalla Regione tra i farmaci esteri di cui si accolla le spese». La conclusione di Rossi, a compimento della filosofia toscana sulla Ru486, è emblematica: «Non ci sono ostacoli, tocca alle aziende sanitarie acquistare la pillola all’estero».


di Lenzi Massimiliano
Tempi nº43 – 20 ottobre 2005