Aborti tardivi e l’orrore che avanza

La cappa ideologica

Una firma per uccidere il bimbo che sopravvive


Basta un foglietto firmato e l’infanticidio stabilito con il consenso dei genitori passa…

Il piccolo bambino senza nome parla. L’hanno ammazzato però parla. Mi scrive il neonatologo dell’ospedale di Careggi, dove hanno provato ad abortirlo senza successo. «Caso Careggi, alcune precisazioni rapide (scrivo da un palmare): il nato di 22 settimane + giorni 5. Non è stato rianimato: una ostetrica ha chiamato il neonatologo in sala parto perché dopo 20 minuti dalla nascita il bambino continuava a respirare e il cuore a battere. Il neonatologo lo ha assistito come è doveroso. Non essendovi posti disponibili in Terapia Intesiva Neonatale a Careggi ho personalmente telefonato al Primario della TIN del Meyer e ho attivato il trasporto neonatale. Firmato: Prof. Firmino Rubaltelli Direttore Neonatologia Careggi». Si ricava una cronaca terribile da questo sms. Proprio non voleva morire quel «nato di 22 settimane e 5 giorni». Dopo l’aborto gli batteva il cuore. Chi ha strappato quel piccolo dal ventre della mamma, ha aspettato che crepasse come sarebbe stato per lui doveroso. Lo ha lasciato lì. Ma quel pupo non si decideva, si dibatteva, respirava, gli batteva il cuore. Un’ostetrica non ha sopportato lo scempio, lo ha visto sul tavolo, ha avuto un soprassalto di coscienza. E il professore neonatologo -informato, consapevole di mettersi in un mare di guai – ha provato a salvargli la vita. Ha addirittura chiamato un altro ospedale. Se non si perdevano quei venti minuti, chissà. Ora invece – come hanno scritto i giornali – «è bufera sulla sanità». I siti internet sono pieni di considerazione e pietà per la mamma. Condividiamo. Era meglio che schiattasse subito, così non sarebbe stata turbata la coscienza di genitori e personale medico e paramedico, oltre che di politici e cittadini? Così pare. Così dicono gli esperti. All’ospedale San Camillo di Roma si è tratta una morale veramente molto deontologica dalla vicenda: occorre che le madri non soffrano più perché il piccolo non si riesce a spacciarlo subito, non è bene che i medici abbiano problemi di coscienza che nuocciono alla loro produttività. Una volta che si è deciso di abortire, se poi il bambino sopravvive, sano o malato, deve togliersi dai piedi. Magari anche con una spintarella. Così si vuole fissare una specie di testamento biologico per conto terzi. Hanno o no i genitori la patria potestà? Giusto. Dunque essi hanno il diritto di impedire che, se il bambino ha bisogno di ossigeno, gli venga dato. Deve essere vietato rianimarlo come hanno cercato di fare a Careggi. Perché caricarci la vita di turbamenti? La menano tanto sul dramma della scelta, sulla responsabilità degli individui, ed invece i progressisti vogliono preservarci dalla pena di decidere. Un comitato di sinistra e molto umanitario ora stabilisce le procedure inappellabili per annientare chi ha – messogli da Dio, dalla Natura, dal caso, fate voi – l’istinto di non morire. Ha scritto il Corriere della Sera che al san Camillo di Roma, tre mesi fa, accadde un fatto simile a quello di Careggi. Il piccolo abortito non moriva. «E per questo, da allora, a chi chiede un aborto terapeutico tardivo si chiede di firmare il consenso informato per rinunciare alle cure intensive nel caso il piccolo sopravviva al parto. In questo modo riceve solo le cure cosiddette compassionevoli. Niente tubi, né macchinari, né accanimento farmacologico». Insomma: ci si deve limitare a guardarlo morire. L’accanimento farmacologico sarebbe il dargli qualche pillola per salvarlo. Secondo me non è accanimento dargli le medicine, ma roba da cani feroci specchiarsi su quel corpicino e dargli un sedativo perché almeno non urli. Basta un foglietto firmato e questo infanticidio stabilito con il consenso dei genitori passa. Che bravi genitori. Prima leggete bene e poi sentenziate la morte con la firmetta. I cani non sanno leggere, leccherebbero il cucciolo, morderebbero il veterinario se impedisse alla bassottina di accudire il piccino. L’umanità ha sprecato il suo ingegno per imparare a scrivere leggi per questo scopo infame: poter dormire. Che cosa l’uomo desidera di più? Accada quel che deve accadere, ma ronfare. Scrive ancora il Corriere della Sera per dare eco all’iniziativa assassina: «”Quel giorno non ero in ospedale, quando ho saputo sono rimasta sconvolta, non ho dormito quattro notti”, racconta Giovanna Scassellati, responsabile del centro per le interruzioni volontarie di gravidanza della grande azienda romana, una che alla legge 194 ha sempre creduto e l’ha applicata con convinzione. Il risultato della sua insonnia è stato appunto il modulo per rinunciare alle cure intensive». Le cure intensive non sono – sia detto per comprendere – una specie di furia contronatura. Sono il modo con cui i medici vanno incontro alle esigenze gravi e urgenti. Noi proporremmo a questo punto: perché invece di guardarli crepare non ordinate di spiaccicare i sopravvissuti? Sarebbe più umano. Non si dovrebbe far sapere a nessuno. Quando uno viene abortito basterebbe passare la creatura eventualmente superstite dentro una macchina, evitando di controllare se sia ancora viva, e lasciare fare il suo lavoro alla pressa. Anzi, l’ideale sarebbe usare dell’acido. Buttare direttamente i bambinetti nel liquido per scrostare i metalli, come consulenti andrebbero bene i fratelli Brusca che hanno già imparato le dosi per il piccolo Giuseppe Di Matteo. Si chiama acido nitrico. Tra l’altro risolverebbe l’odioso problema dei frigoriferi pieni di cadaverini che non si sa come «smaltire» (Repubblica). In un colpo solo sarebbero risolti due problemi: quello di coscienza e quello degli spazi rubati nei cimiteri da questi esserini abortiti. Interessante la posizione dei Verdi. Loro sono o dovrebbero essere i primi a rispettare la natura e i suoi desideri, persino quelli dei feti nella pancia delle donne. A suo tempo i verdi tedeschi si posero il problema, e contestarono sia l’aborto sia la procreazione artificiale. Invece l’onorevole verde Luana Zanelli invita a «non strumentalizzare il caso». Sull’effetto serra fanno il diavolo a quattro, qui non bisogna esagerare: in fondo cos’è mai ammazzare un bambino. Basta chiamarlo “aborto terapeutico”. Che terapia assoluta la morte. I verdi pensano – e sottoscriviamo – che bisogna proteggere le foche appena nate dai cacciatori di pelli tra i ghiacci polari, perché poveracce vengono strappate dall’utero materno, ma per la specie umana è un altro discorso. Ora essi si preoccupano per il caldo record: «Allarme per gli animali, nati troppo presto cuccioli e pulcini». Siamo anche noi molto tesi, sinceramente, specie per gli anatroccoli, con tutto questo tepore primaverile, come se la caveranno. Invece per gli uomini siamo tranquilli: se nascono troppo presto, basta ammazzarli, e guai a chi strumentalizza.


di DREYFUS
LIBERO 10 marzo 06