A chi piace la povertà

Cooperazione allo sviluppo

di Ettore Gotti Tedeschi

Tratto da Sviluppo & Popolazione
http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=227

Da molto tempo i maggiori economisti  pragmatici, incluso Galbraith, Myrdal, Cipolla, de Toqueville, Von Mises, Von Hayeck, Einaudi,  hanno riconosciuto che povertà o ricchezza di una popolazione non dipende dalle risorse disponibili o dalle circostanze, ma dalla qualità degli uomini che le gestiscono. In Israele gli ebrei hanno trasformato il deserto in coltivazioni e giardini, oltre il confine è ancora deserto… Dall’America Latina(Colombia, Venezuela, Bolivia..) all’Oriente (India, Indonesia..) i paesi cosiddetti  poveri sono invece ricchi di risorse naturali, così come vi sono paesi cosiddetti ricchi che sono poveri di risorse (Giappone, Danimarca, Olanda.. l’Italia stessa).

Paradossalmente, benessere e ricchezza si trovano in paesi meno ricchi di risorse naturali (dove l’uomo si è ingegnato di più?)  e la povertà si trova invece nei paesi più ricchi di risorse (si pensi al petrolio). Il clima influenza solo l’immaginazione degli osservatori  miopi, basta pensare a paesi con lo stesso clima e diversa prosperità (Texas- Messico o Israele-Paesi Arabi).

Perché allora le convinzioni diffuse sono così  differenti da questa realtà? Si direbbe che i sostenitori dell’eguaglianza  necessaria ed imposta, che escludono possano esistere differenti capacità fra gli uomini, siano riusciti a convincere la maggioranza che benessere e ricchezza si trovano nei paesi “sfruttatori” e povertà in quelli “sfruttati”, così in mano loro  il problema povertà diventa  strumento di propaganda e potere. Sono costoro a impedire che tutti possano diventare ricchi.

Persino errate interpretazioni del Concilio Vaticano II hanno tratto in inganno su questa teoria producendo  la Teologia della Liberazione. Ma quali cause hanno proposto per spiegare ciò?  Varie cause: il colonialismo, l’imperialismo economico, la globalizzazione. Hanno ignorato solo il comunismo.  Ma cerchiamo di verificarle queste cause interpretando l’esposizione fattane da un santo e dotto sacerdote, da poco deceduto: mons. Desiderio Pirovano (Poveri perché? – Sperling & Kupfer editori. Milano 1995).

Il colonialismo  non  lo spiega affatto, anzi.  Vi sono paesi ricchi che non hanno mai avuto colonie (USA, Canada), vi sono paesi che ebbero molte colonie ed oggi non sono nè ricchi nè potenti (Spagna, Portogallo), vi sono paesi che non sfruttarono le colonie (Italia, Inghilterra) ma le beneficiarono economicamente. Vi sono paesi poveri che mai furono colonie (Thailandia, Afghanistan) ,  vi sono paesi ricchi che furono colonie (USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda), vi sono paesi meno poveri grazie alla colonizzazione europea (parte della Cina e India, Nigeria, Malaysia) e molti altri che  sono diventati più ricchi grazie ai rapporti tenuti, e non interrotti, con i paesi occidentali (Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Kenya), mentre altri che li hanno interrotti sono peggiorati (Angola, Mozambico, Cambogia, Vietnam).

L’imperialismo economico delle multinazionali non lo spiega neppure lui, semmai spiega altri fatti, quali la corruzione politica e persino colpi di stato, ma non la povertà  di un paese. Ciò perché le multinazionali operano in paesi già industrializzati oppure perché creano unità produttive che impiegano mano d’opera locale per aver costi bassi: questa scelta comporta investimenti privati che sono spiegati da vantaggi necessari, da investimenti in formazione per avere un minimo di produttività e da rischi che vanno compensati. Se poi  la mano d’opera locale vivesse meglio o peggio prima (o dopo l’uscita) delle multinazionali andrebbe investigato con obiettività. Molti paesi si sono sviluppati grazie a questo ciclo economico ( Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan);

La globalizzazione, anch’essa accusata di sfruttamento, vede nella Cina l’esempio chiave: senza il commercio internazionale, ma con il libretto rosso, 1.3 miliardi di individui avrebbero fame e ideologie da soddisfare. E gli stessi principi morali della globalizzazione  hanno portato i paesi ricchi a rimettere il debito a quelli poveri per facilitare investimenti e crescita del potere di acquisto… anche magari ai paesi dove i governanti avevano investito i prestiti per lo sviluppo in spese militari e conti svizzeri.. E paradossalmente è anche il consumismo dei paesi ricchi che facilita la crescita dei paesi poveri.

Ma perché troppo pochi pensano che sia proprio così? Perché la propaganda dell’ideologia marxista ha seminato per decenni  questi valori camuffando la realtà che vedeva proprio nei paesi da lei governati la vera povertà, in più  privata della libertà e della responsabilità personale. Perché un certo moralismo e senso di colpa ignorante cattolico lo ha lasciato credere. Perché  la povertà è strumento di potere, quanto la ricchezza

Conclusione: i paesi ricchi hanno “conquistato “ economicamente il mondo perchè erano ricchi  prima, non lo sono diventati dopo. Dopo lo sono diventati gli altri. La verità è che a provocare la povertà è il non utilizzo, coltivazione ed esaltazione della qualità del fattore umano, di quel fattore umano che sa generare progetti, raccogliere consensi e capitali e creare perciò il benessere. Quella qualità di  fattore umano che spinge l’uomo a voler capire, fare, progredire, impegnandosi, sacrificandosi, sviluppando responsabilità e virtù personali, certo che il merito personale e non collettivo è il risultato vincente, che quel che conta non sono solo le cose fatte ma il senso (anche morale) che si dà alle stesse.