A Strasburgo si prepara la «dolce morte» della coscienza

Parlamento europeo

Eutanasia in Europa il piano è inclinato


Procurare la morte a un malato è contrario alla deontologia professionale di un medico?
«Non è da oggi – dice l’onorevole radicale svizzero Dick Marty – che i medici accettano di fare eccezione ai precetti deontologici: per esempio, nel praticare l’aborto. E l’aborto è legale da molti anni».  Dunque, una categoria che ha accettato l’aborto non può ora stracciarsi le vesti per l’eutanasia, pare suggerire il relatore ai rappresentanti dell’Europa….

A Strasburgo ragionamenti fin troppo “illuminanti”


di Marina Corradi


Nell’emiciclo del Consiglio d’Europa a Strasburgo si discute di eutanasia: s’affaccia in aula una «raccomandazione», senza alcun valore coercitivo per gli Stati membri, dove però si consiglia di prendere esempio da Olanda e Belgio, e legalizzare quella morte che chiamano dolce. La raccomandazione 9898 è al suo terzo tentativo.
Annunciata, ritirata, richiamata in Commissione, pare aspettare uno di quei momenti in cui la maggioranza è distratta, e ce la si può fare.


Quel che colpisce però, del documento presentato dal radicale svizzero Dick Marty, è una certa brutale franchezza cui in Italia non siamo ancora così abituati. Da noi, la battaglia per l’eutanasia passa attraverso il pietismo per i casi estremi, opportunamente strumentalizzati, e approfitta dell’ignoranza come della carenza anche drammatica circa le cure palliative per i malati terminali.
La strategia al Consiglio d’Europa, pure insistendo sui medesimi argomenti, è retta da una filosofia più pragmatica. Innanzitutto, si afferma, l’eutanasia di fatto già si pratica clandestinamente, e in maniera diffusissima, dunque, si tratta solo di regolamentarla, «per salvare il primato del diritto». E fin qui, è la logica che ha portato alla legge sull’aborto.

Ma nel momento delle conclusioni il rapporto 9898 si lascia andare a delle affermazioni meno scontate, e più duramente sincere.
Procurare la morte a un malato è contrario alla deontologia professionale di un medico? «Non è da oggi – dice l’onorevole svizzero – che i medici accettano di fare eccezione ai precetti deontologici: per esempio, nel praticare l’aborto. E l’aborto è legale da molti anni». Dunque, una categoria che ha accettato l’aborto non può ora stracciarsi le vesti per l’ eutanasia, pare suggerire il relatore ai rappresentanti dell’Europa.


E ancora, Marty ricorda ai colleghi come è cambiato il giudizio della società sul suicidio: «Un tempo, era considerato un delitto. Oggi rispettiamo la scelta di un individuo che mette fine alla sua vita, e ci guardiamo bene dal giudicarlo». Dunque la logica è chiara, tutto scorre, i “valori” fluttano come foglie al vento, niente è un punto fermo, e il prossimo “valore” da far fuori è la vita così apparentemente senza senso di chi soffre senza speranza di guarire. D’altronde, si legge ancora nella raccomandazione 9898, c’è l’evoluzione della mentalità comune, e la maggioranza ormai favorevole quasi ovunque alla eutanasia, e poi in Olanda e Belgio non potrebbe andar meglio, le “domande” si sono stabilizzate, e tutto è alla luce del sole, e tutti sono contenti.


Un vecchio laburista inglese, Kevin Mc Namara, estrema sinistra, cattolico, l’ultimo alla House of Commons a votar contro l’aborto, ribatte colpo su colpo al radicale svizzero. Sostiene, dati alla mano, che 900 dei 3800 eutanasizzati in un anno nei Paesi Bassi la morte non erano in condizioni cliniche di chiederla, e che la metà dei medici non dichiara ciò che fa, per evitare la burocrazia, e che non tutto splende, sotto il sole olandese, anzi, qualcosa di sinistro avanza.
L’assemblea, divisa, rimanda tutto in commissione. La raccomandazione non passa.
Per questa volta.
Il piano è inclinato, e Marty forse s’è lasciato scappare solo l’amara verità.


Avvenire, 28 aprile 2004